Per Nordio le correnti dei magistrati sono un sistema para-mafioso, è polemica: “Oltraggio a Falcone e Borsellino”

La campagna per il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia entra nella sua fase più tesa dopo l'intervista rilasciata dal ministro della Giustizia, Carlo Nordio, al Mattino di Padova. Parole che hanno innescato una reazione a catena politica e istituzionale, riaprendo lo scontro tra governo, magistratura e opposizioni. Nel mirino del Guardasigilli c'è il funzionamento del Consiglio superiore della magistratura e, in particolare, il peso delle correnti interne. All'interno del Csm, ha detto, esisterebbe "una consorteria autoreferenziale che solo il sorteggio può eliminare". Secondo il ministro, "i magistrati nella loro maggioranza non sono ideologizzati: sono le correnti ad essere strumenti di potere e carriera".
Le accuse sull'Anm e il tema del sorteggio
Nordio ha poi ciriticato il ruolo dell'Associazione nazionale magistrati, sostenendo che "i magistrati scritti all'Anm sono il 97%: una percentuale bulgara. Perché? Perché se non ti iscrivi non fai carriera, se vuoi avanzare devi aderire. E quando si elegge il Csm, iniziano le telefonate. E quando un magistrato va davanti alla sezione disciplinare, può trovare chi gli ha chiesto il voto viceversa. Se non ha un ‘padrino' è finito, morto".
Ma il passaggio che ha davvero incendiato il dibattito è quello sul sorteggio dei componenti del Csm, misura prevista nella riforma sottoposta a referendum il 22 e 23 marzo: "Il sorteggio rompe questo meccanismo ‘para-mafioso', questo verminaio correntizio, come l'ha definito l'ex procuratore antimafia Roberti, poi eletto con il Pd al parlamento europeo", "un mercato delle vacche". Il ministro ha anche escluso conseguenze politiche in caso di bocciatura della riforma: "Non faremo l'errore di Renzi. Se vincesse il no non cadrebbe in nessun caso il governo", perché "in Parlamento abbiamo una maggioranza schiacciante. L'unico risultato sarebbe quello di fermare la riforma. E sarebbe una vittoria di quei pochi magistrati che sguazzano nel verminaio ai danni dei cittadini, di destra e di sinistra".
La replica dell'Anm: "Parole che offendono"
La replica dell'Associazione nazionale dei magistrati è arrivata in poche ore. In una nota della Giunta esecutiva centrale, l'Anm ha accusato il ministro di aver scelto di "avvelenare i pozzi accusando i magistrati di usare metodi paramafiosi, paragonando l'elezione dei componenti del Consiglio superiore della magistratura ai comportamenti della criminalità organizzata. Le sue parole offendono la memoria di chi ha perso la vita per lottare contro la mafia nel corso della storia d'Italia e mortificano il lavoro di chi, sul territorio, ogni giorno, mette a rischio la propria incolumità personale per contrastare la criminalità organizzata, a difesa della collettività".
Gratteri su Nordio: "Parole inaccettabili, ma io continuo a dire No"
In questo contesto, in un'intervista a Repubblica, anche il procuratore di Napoli Nicola Gratteri ha commentato le dichiarazioni del ministro della Giustizia: "Per me queste parole non si commentano, si commentano da sole. In ogni modo, sono inaccettabili", ribadendo il suo No al referendum sulla riforma della giustizia, e sottolineando l'importanza di tutelare l'autonomia della magistratura e la separazione dei poteri.
Il Pd: "Assimilare i magistrati ai mafiosi è gravissimo"
Durissima anche la reazione del Partito Democratico, Elly Schlein ha infatti dichiarato: "Svegliarsi con un'intervista del ministro Nordio che assimila i magistrati ai mafiosi è una cosa gravissima, soprattutto se a farlo è il ministro della Giustizia. Ci aspettiamo che Giorgia Meloni prenda immediatamente le distanze da queste parole e ci aspettiamo le scuse da parte del ministro". Per la segretaria dem "c'è una campagna elettorale ma non si possono fare affermazioni che paragonino i magistrati ai mafiosi, è una cosa che insulta anche la storia di tanta magistratura che si è battuta per anni contro le mafie, che ha pagato con il prezzo della vita. Parliamo di persone come Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, Rosario Livatino, Rocco Chinnici. È inaccettabile che un ministro parli in questo modo dei magistrati". E ancora: "noi siamo qui per ribadire le nostre ragioni nel merito di questa riforma che riteniamo sbagliata, ma pensiamo che Nordio abbia oltrepassato il limite. Giorgia Meloni intervenga immediatamente su quello che è accaduto".
Conte e Fratoianni: "Attacco alle istituzioni"
Durissime anche le parole del leader del Movimento cinque stelle, Giuseppe Conte: "Il ministro Nordio dopo aver annunciato tagli alle intercettazioni per modestissime mazzette ora addirittura accosta il funzionamento della giustizia con tutti i giudici che ci lavorano a dinamiche para-mafiose. Succede dopo che per giorni la maggioranza ha gettato fango su Gratteri, un magistrato che rischia la vita per la lotta contro le mafie, nonostante avesse ben chiarito il suo pensiero. Dovrebbero solo chiedere scusa ai tanti che lavorano nel nostro sistema di giustizia, alla memoria dei tanti giudici che hanno perso la vita per combattere la mafia, quella vera. È davvero incredibile vedere un governo che getta fango e ombre sulle Istituzioni e su servitori dello Stato solo per portare a casa una riforma che mira a salvare i politici e i governi dalle inchieste. Fermiamoli, votiamo no".
Sempre a sinistra Nicola Fratoianni aggiunge "inevitabile che un appuntamento come il referendum sulla controriforma sulla giustizia del governo della destra abbia una forte valenza politica" e accusa la premier di voler "colpire la divisione dei poteri che è un architrave della Costituzione".
La difesa della maggioranza
Dal centrodestra arriva la difesa del ministro. Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, parla di polemiche "rasentano il ridicolo" e invita a concentrarsi sulla necessità di superare il sistema delle correnti, evocando anche il caso Palamara come prova di un meccanismo di potere da scardinare.
Il ministro della Difesa Guido Crosetto prova a riportare poi il confronto sul merito della riforma: "Non è una scelta politica partitica quella che riguarda questo Referendum ma la scelta sull'imparzialità, la terzietà e la responsabilità del potere giudiziario. Quali dei due ordinamenti, quello attuale e quello che nascerebbe con la nuova riforma, tutela di più la libertà del magistrato da ogni tipo di pressione e potere, sia esterno che interno e la certezza dei cittadini di non subire soprusi e di avere giustizia? Questa la domanda da porsi ed alla quale dare risposta con il voto. Per questo la cosa più importante è invitare tutti a partecipare, spiegando l'importanza, la rilevanza per il futuro".