Pensioni di reversibilità, da quest’anno cambiano gli importi: chi rischia tagli all’assegno

Nel 2026 cambiano gli importi delle pensioni di reversibilità, il sostegno economico erogato dall'Inps ai familiari superstiti (coniuge, figli e genitori) di un pensionato o lavoratore deceduto. L'assegno è riconosciuto al coniuge superstite anche se lavora o percepisce altri redditi ma in tal caso si applicano delle riduzioni che variano a seconda delle soglie reddituali. I tagli vengono calcolati prendendo come riferimento la pensione minima, aggiornata sulla base della rivalutazione ordinaria ma al netto di quella straordinaria (ovvero un valore di circa 611 euro). L'aumento della minima previsto per quest'anno dunque, comporta una revisione degli importi della pensione di reversibilità e delle relative riduzioni, con tagli che possono andare dal 25% per i redditi superiore ai 23.862,15 euro fino al 50% per chi supera i 39.769,25 euro annui. Vediamo tutte le novità nel dettaglio.
Cos'è la pensione di reversibilità e come si calcola
La pensione di reversibilità è riconosciuta ai familiari che perdono il proprio caro (sia pensionati che lavoratori). Possono riceverla i coniugi superstiti ma anche i figli, i nipoti, i fratelli o i genitori parente deceduto purché risultino a suo carico e senza altre pensioni. L'assegno si calcola sulla base della pensione del defunto ma l'assegno varia a seconda del numero e della tipologia dei familiari superstiti. Una volta richiesta all'Inps, viene erogata a partire dal primo giorno del mese successivo al decesso.
A chi si applicano i tagli sugli assegni: i nuovi importi
La pensione di reversibilità può essere cumulabile con altri redditi ma fino a una determinata soglia, che può essere calcolata prendendo come riferimento la pensione minima annua aggiornata con la rivalutazione ordinaria (al netto quella straordinaria) e moltiplicando quel valore per tre. Al di sopra di questo limite scattano dei tagli che variano a seconda del reddito del familiare.
Come dicevamo all'inizio, la rivalutazione ordinaria all'1,4% prevista per il 2026 ha portato l'importo della pensione minima (escludendo la maggiorazione straordinaria) a 611 euro (circa 7.953 euro l'anno). Sulla base di questo valore sono state aggiornate le decurtazioni da applicare alle pensioni di reversibilità. In particolare, con il nuovo trattamento minimo i tagli risultano i seguenti:
- taglio del 25% per i redditi oltre i 23.862,15 euro annui (tre volte il trattamento minimo annuo);
- taglio del 40% sopra i 31.816,20 euro annui;
- taglio del 50% oltre i 39.769,25 euro annui.
Quando non scattano le riduzioni
Le decurtazioni non riguardano tutti. Ci sono dei casi in cui la pensione di reversibilità è integralmente cumulabile con altri redditi. È l'Inps a precisarlo: "i limiti di cumulabilità non si applicano nel caso in cui il beneficiario faccia parte di un nucleo familiare con figli minori, studenti o inabili", si legge sul sito dell'istituto. Inoltre, per tutelare le famiglie da eccessive penalizzazioni, nel 2022 la Corte Costituzionale ha stabilito, con la sentenza n° 162, che la decurtazione effettiva della pensione "non può essere operata in misura superiore alla concorrenza dei redditi stessi".
Come viene suddivisa la pensione di reversibilità tra genitori e figli
Come precisato sopra, le aliquote di reversibilità variano a seconda dei componenti del nucleo familiare. Ad esempio: al coniuge solo spetta il 60%, al coniuge e un figlio l'80%, al coniuge e due o più figli il 100%.
Se i beneficiari sono soltanto i figli, o i genitori o i fratelli o sorelle, le percentuali cambiano:
- un figlio: 70%;
- due figli: 80%;
- tre o più figli: 100%;
- un genitore: 15%;
- due genitori: 30%;
- un fratello o sorella: 15%;
- due fratelli o sorelle: 30%;
- tre fratelli o sorelle: 45%;
- quattro fratelli o sorelle: 60%;
- cinque fratelli o sorelle: 75%;
- sei fratelli o sorelle: 90%;
- sette o più fratelli o sorelle: 100%.