Ultime notizie sulla riforma delle pensioni
29 Novembre 2022
10:10

Opzione donna, i requisiti per andare in pensione e i paletti inseriti in manovra

Nell’ultima bozza della manovra viene confermata la proroga di Opzione donna per il 2023, ma ci sono una serie di paletti, non solo legati al numero dei figli. La finestra sarà infatti dedicata solo alle donne che presentano alcune fragilità, vediamo quali.
A cura di Annalisa Girardi
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La manovra è arrivata in Paramento. Nell'ultima bozza del governo viene confermata la proroga di Opzione donna per il 2023, ma ci sono una serie di paletti, non solo legati al numero dei figli. Questa finestra viene infatti riconosciuta solo in presenza di alcune fragilità, da parte delle lavoratrici o comunque presenti nel nucleo familiare. Vediamo quindi come funziona e cosa dice l'ultimo testo della legge di Bilancio.

Nella versione arrivata in Parlamento, il governo ha confermato il requisito di 60 anni anagrafici (sono aumentati, in precedenza erano 59) e 35 di contributi per l'uscita dal mondo del lavoro delle donne con figli, ma solo per alcune categorie. Ne potranno infatti beneficiare solo caregiver, coloro che presentano un'invalidità e le lavoratrici licenziate o dipendenti di imprese in crisi. Per queste sono sì è prevista un'uscita anticipata di uno o due anni a seconda del numero dei figli.

Ecco il testo dell'articolo riguardante Opzione donna, apparso sull'ultima bozza della manovra:

ART. 56.
(Opzione donna)

1. All'articolo 16, comma 1, del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 marzo 2019, n. 26, le parole: «31 dicembre 2021» sono sostituite dalle seguenti: «31 dicembre 2022» e, al comma 3, le parole: «entro il 28 febbraio 2022» sono sostituite dalle seguenti: «entro il 28 febbraio 2023». Le disposizioni di cui al primo periodo del presente comma si applicano limitatamente ai soggetti che hanno maturato entro il 31 dicembre 2022, congiuntamente all’anzianità contributiva pari o superiore a trentacinque anni, un’età anagrafica di sessanta anni, ridotta di un anno per ogni figlio nel limite massimo di due anni, e che si trovano in una delle condizioni di cui alle lettere da a) a c):
– a) assistono, al momento della richiesta e da almeno sei mesi, il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità ai sensi dell'articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ovvero un parente o un affine di secondo grado convivente qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i settanta anni di età oppure siano anch'essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti; Disegno di legge di bilancio 2023 27 novembre 2022 108
– b) hanno una riduzione della capacità lavorativa, accertata dalle competenti commissioni per il riconoscimento dell'invalidità civile, superiore o uguale al 74 per cento;
– c) sono lavoratrici licenziate o dipendenti da imprese per le quali è attivo un tavolo di confronto per la gestione della crisi aziendale presso la struttura per la crisi d’impresa di cui all’articolo 1, comma 852, della legge 27 dicembre 2006, n. 296

2. La riduzione di due anni del requisito anagrafico di sessanta anni di cui al comma 1 trova applicazione nei confronti delle lavoratrici di cui alla lettera c) a prescindere dal numero di figli.

Può quindi accedere alla misura chi presenta alcune fragilità. In primis le caregiver, cioè le donne che assistono da almeno sei mesi un coniuge o un parente stretto che presenta un handicap; poi le donne che hanno in prima persona una riduzione della capacità lavorativa accertata di almeno il 74%; e infine le lavoratrici che sono state licenziate o le dipendenti di quelle imprese dove è attivo un tavolo di crisi.

È poi prevista la riduzione dell'età anagrafica a seconda del numero dei figli. Con un figlio si potrà andare in pensione a 59 anni, mentre con due figli o più a 58. Lo "sconto" massimo è quindi di due anni per le donne con più di un figlio. Potranno andare in pensione due anni prima senza tenere conto del numero dei figli tutte le lavoratrici licenziate o dipendenti di aziende in crisi.

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