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Decreto Sicurezza 2026

Noury (Amnesty): “Dl sicurezza punisce anche manifestanti pacifici, governo Meloni sempre più autoritario”

Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia commenta a Fanpage.it il nuovo dl Sicurezza: “Norme bandiera, di dubbia costituzionalità e destinate a restringere ulteriormente la libertà di manifestazione”.
A cura di Giulia Casula
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Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia
Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia
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Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia commenta a Fanpage.it le nuove norme sulla sicurezza con cui il governo Meloni rischia di compromettere gravemente le libertà di chi manifesta, criminalizzando il dissenso e ampliando i poteri in mano alle forze dell'ordine.

Cosa pensa del pacchetto sicurezza varato dal governo?

Lo schema di decreto legge approvato dal consiglio del ministri il 5 febbraio, ancora suscettibile di variazioni, mette insieme norme per il contrasto alla criminalità comune e "norme bandiera" che paiono di difficile attuazione ed efficacia, dubbia costituzionalità, inclini a essere usate in modo arbitrario e comunque destinate, nelle intenzioni dei proponenti, a restringere ulteriormente la libertà di manifestazione.

Fermo preventivo, scudo penale, daspo dai cortei per chi ha precedenti. Cosa rischierà chi scende in piazza?

Rischia di non poterci scendere o di rimanerci per poco tempo, fondamentalmente. Il divieto di prendere parte a una manifestazione nel luogo e nel tempo di convocazione, derivante da precedenti condanne, anche non definitive, così come pure da semplici denunce, pare essere basato su una presunzione di reiterazione del reato, in assenza di tale circostanza nel luogo e nel tempo dati. Il fermo preventivo, seppur temperato da supervisione giudiziaria, derivante da comportamenti, atteggiamenti, oggetti portati con sé o vestiario, pare a sua volta fondarsi su una percezione di pericolosità, in assenza di una concreta e immediata minaccia o esercizio di un'azione violenta che giustificherebbe l'esecuzione di tale provvedimento.  Il cosiddetto "scudo penale", la cui estensione a chiunque non si capisce quale maggiore sicurezza dovrebbe fornire a cittadine e cittadini, prevedendo un registro alternativo all'iscrizione a quello degli indagati, rischia di favorire l'impunità degli operatori delle forze di polizia.

È stato annunciato, inoltre, un altro provvedimento con all’interno norme in materia di migranti, tra cui una sorta di blocco navale. Qual è il suo giudizio?

Già gli ultimi articoli dello schema di decreto legge del 5 febbraio parlano di ciò: ad esempio, l’articolo 30 ha questo preoccupante titolo: "Deroghe per il potenziamento della rete dei centri di accoglienza e dei centri di permanenza per il rimpatrio e semplificazione delle modalità di notifica degli atti ai richiedenti protezione internazionale". Preoccupante perché fa riferimento al Patto europeo sulla migrazione e l'asilo, che ha destato numerose critiche riguardo alla tutela dei diritti umani. Riguardo al resto, vengono ventilate per il prossimo futuro le consuete "norme bandiera" del blocco navale e del divieto di sbarco, come sempre non tenendo conto che esistono, e sono prevalenti sull’ordinamento interno, obblighi di soccorso del diritto internazionale in capo agli stati.

Giorgia Meloni ha citato i fatti di Torino, accusando gli organizzatori del corteo di complicità con i violenti responsabili delle aggressioni alle forze dell'ordine. Si cerca di fare di tutta l'erba un fascio per giustificare la svolta autoritaria e la repressione del dissenso?

Sappiamo bene che, nelle manifestazioni, gli episodi di violenza sono purtroppo costanti ma chiamano in causa una piccola parte delle persone. La narrazione politica e in parte giornalistica del “tutti violenti, tutto è violenza” fa un torto alle grandi maggioranze di persone che manifestano pacificamente. Ricordo che il diritto internazionale autorizza l’uso della forza per isolare e neutralizzare atti di violenza e persone violente ma specifica chiaramente che la protesta pacifica non solo deve proseguire ma soprattutto dev’essere protetta.

Dall’ultimo rapporto di A Buon Diritto è emerso il progressivo deterioramento delle libertà individuali in Italia. Qual è il suo bilancio?

Sono d’accordo. L’attenzione quasi esclusiva per la sicurezza da parte di questo governo si inserisce in una tendenza di lungo periodo verso la restrizione, la repressione e la criminalizzazione degli spazi di libertà, che ha visto contemporaneamente il suo inizio e il suo picco 25 anni fa durante il G8 di Genova del 2001. A questo proposito, ricordo che ci sono voluti da allora 16 anni per avere il reato di tortura e mancano ancora, a un quarto di secolo di distanza, i codici identificativi per le forze di politica in servizio di ordine pubblico. Sotto il governo Meloni, questa dinamica si è ulteriormente accentuata: si sono rafforzate le garanzie per le forze di polizia ed è diventata prassi ordinaria l'uso della forza contrario agli standard internazionali sui diritti umani (penso all’abnorme e illegale uso dei gas lacrimogeni) mentre si sono ridotte le tutele per chi manifesta pacificamente, il tutto accompagnato da una narrazione pubblica che tende a criminalizzare e a definire violenti interi movimenti di protesta. È un percorso verso l’autoritarismo.

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