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Migranti, Majorino (Pd) a Fanpage.it: “Il Patto Ue è troppo ambiguo, non tutela i diritti umani”

Pierfrancesco Majorino, responsabile Politiche migratorie del Pd, ha criticato il nuovo Patto Ue su migrazione e asilo in un’intervista a Fanpage.it. “Il rischio è che si punti sulla soluzione di campi di detenzione come in Libia, senza pensare ai diritti umani”, ha detto. “In Parlamento combatteremo per migliorarlo”.
A cura di Luca Pons
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Il Consiglio Affari interni dell'Unione europea, che raccoglie tutti i ministri dell'Interno dei governi dell'Ue, ieri ha approvato il Patto migrazione e asilo europeo. Un risultato atteso da anni, che dà il via alle negoziazioni con il Parlamento europeo sul testo. Anche l'Italia ha votato a favore, mentre si sono opposte Polonia e Ungheria. Le novità sono diverse, dalla redistribuzione dei migranti (non obbligatoria) a misure più stringenti per gli ingressi e più permissive sui rimpatri. Per il Pd il Patto ha "delle parti che sono un'occasione che rischiamo di perdere, delle altre che sono troppo ambigue". Lo ha commentato Pierfrancesco Majorino, ex parlamentare europeo e responsabile delle politiche migratorie per il partito, a Fanpage.it.

Nel voto di ieri, il governo Meloni si è schierato contro Ungheria e Polonia. È positivo?

Il governo è stato molto ambiguo, anche le dichiarazioni recenti di Meloni non fanno capire esattamente come legge questo Patto. Poi, il fatto che il governo non voti con Orbán è sempre positivo. Ma la lettura politicista non mi basta: prima degli equilibri tra Meloni e la destra europea, guardo ai diritti umani, su cui il Patto non è quello che avremmo voluto.

Come valutate le nuove regole?

Il Patto è importante perché il tentativo di dare una risposta congiunta a un tema che può essere affrontato solo in chiave comunitaria. È una buona notizia in quanto Patto. Tuttavia, mi aspettavo molto di più e molto di meglio nei contenuti. È davvero scarso. A partire dal Parlamento europeo, daremo battaglia per cambiarlo nella fase negoziale, come ha già detto Pietro Bartolo.

Quali sono gli aspetti critici secondo voi?

Ci sono dei punti che destano grandissima perplessità. Il primo è un tema che sapevamo essere difficile, ma che è comunque indispensabile: una forma di redistribuzione obbligatoria dell'accoglienza. Il Parlamento europeo aveva immaginato su questo delle soglie percentuali, una proposta significativa che sta a dire: nessuno può chiamarsi fuori. Il fatto che si sia introdotto un pagamento per chi si chiama fuori, quella che l'Ungheria chiama una ‘sanzione', non mi interessa.

Si parla di 20mila euro a migrante, che dovranno versare gli Stati che rifiutano la redistribuzione. Perché è sbagliato?

Perché il tema non è dare una punizione. Il tema è che l'accoglienza è una responsabilità da condividere, in un'idea solidale di Europa. Questo è un punto cruciale, e su questo non ci siamo.

Meloni si è opposta all'idea di redistribuire i migranti tra i Paesi Ue, ha detto che bisogna concentrarsi sul bloccare le partenze. Non siete d'accordo?

Da questo nasce un altro dei punti critici del Patto: il rapporto con i Paesi terzi. Si va verso un'esternalizzazione delle frontiere senza regole e senza controllo. Si può interpretare in modo ambiguo, lo dimostrano le parole di oggi di Giorgia Meloni, che ha detto che "il punto è non farli partire". Ma cosa vuol dire? Vuol dire creare condizioni di sviluppo per cui ci sia una concreta alternativa alla partenza, un progetto di vita? O vuol dire creare tanti campi di detenzione come in Libia? Tanti campi come in Bosnia? Non vorrei che si pensasse a questo modello come soluzione, ancora una volta. Sarebbe una lesione grave dei diritti umani.

L'Europa vuole creare dei campi di detenzione in Paesi esterni, per non dover più pensare al ‘problema' dei migranti?

Il rischio c'è, che a un certo punto ci si accontenti di creare dei grandi hub dove concentrare i migranti. Questa è la mia prima preoccupazione. Il testo è, ancora una volta, piegato tantissimo alla logica dell'immigrazione come danno da ridurre. Non c'è niente sul piano di redistribuzione dell'accoglienza, in termini forti. Niente sull'accoglienza come percorso di inclusione e vera integrazione. Come contenuto, in alcuni casi è un'occasione che rischiamo di perdere, in altri presenta veramente delle pagine molto molto ambigue.

Nel Patto ci sono procedure alla frontiera più rapide per chi viene da Paesi i cui migranti di solito non ottengono l'asilo. È un problema?

Valutando la percentuale di accessi alla protezione internazionale da un Paese, si colpisce un principio essenziale: quello che le condizioni da valutare sono soggettive. Cioè, il problema non è solo da che Paese vieni, ma in che condizioni sei. Puoi anche essere da un Paese che vede molti dinieghi, ma avere diritto alla protezione.

Rispetto al testo del Parlamento europeo, non ci sono tutele specifiche per i minori non accompagnati.

Sì, un'altra cosa molto brutta è che i minori non accompagnati, le famiglie con figli piccoli, non hanno agevolazioni nelle procedure. Un tema su cui invece il testo del Parlamento europeo ha delle proposte molto avanzate.

Ora inizieranno le negoziazioni tra Parlamento e Consiglio. Si riuscirà a migliorare il testo?

Si vedrà, io mi auguro proprio di sì. So che tanti parlamentari dei Socialisti e democratici daranno battaglia.

Tra meno di un anno ci saranno le elezioni europee. Non è detto che il vostro gruppo, S&D, riuscirà a migliorare i numeri che avete oggi in Parlamento. È l'ultima occasione per approvare una riforma sulle migrazioni?

Non parlerei di ultima, ma di occasione indispensabile. Poi sono molto speranzoso che alle europee ci sia una forte presenza di componenti progressiste e democratiche. Al di là di questo, bisogna cambiare il Patto: non è una vicenda di partito, è un tema che riguarda le persone.

Meglio approvare questo Patto o niente?

Intanto spero che questo testo migliori decisamente…

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