Meloni entra in campagna elettorale sul referendum: “Se volete migliorare la giustizia votate Sì”

Le parole sono quelle di una campagna elettorale già decisamente iniziata: Giorgia Meloni ha lanciato il Sì al referendum 2026 sulla giustizia con slogan e attacchi più o meno aperti a magistratura e opposizioni. E con un tormentone retorico che, probabilmente, sentiremo più e più volte nei prossimi mesi: "Fatevi questa domanda: la giustizia in Italia funziona bene?". Lo ha fatto dal palco dell'assemblea di Noi moderati, dove è intervenuta parlando anche dell'altra riforma su cui il governo vuole lavorare, quella più cara al suo partito: il premierato.
Meloni sulla riforma della giustizia contro le "correnti politicizzate" dei magistrati
"Dobbiamo riformare a fondo questa nazione, anche quando ci sono delle resistenze", ha detto la presidente del Consiglio introducendo il tema della riforma della giustizia. "Le incrostazioni, ricordatelo, portano sempre dei privilegi".
Poi ha riassunto così i contenuti della legge che sarà sottoposta a referendum. "Separare le carriere tra giudice e pm, che significa rafforzare la terzietà del giudice, quindi significa un processo più giusto"; un'interpretazione decisamente contestata dai giudici, che suggerisce che al momento siano ‘di parte'. Senza contare che negli ultimi cinque anni una percentuale bassissima di magistrati ha fatto un cambio di carriera, che già si può fare una volta sola e solo nei primi dieci anni di attività.
"Il sorteggio per i membri del Csm, che significa liberare i magistrati e il loro merito dal cappio delle correnti politicizzate nella magistratura", ha continuato Meloni. Un tema molto sentito dalla politica di centrodestra, che da decenni accusa i magistrati di essere "politicizzati". E infine "l'Alta corte disciplinare, che significa che quando un magistrato sbaglia ci sarà un organismo terzo a giudicarlo". Un'altra questione che, si può dire, ha un impatto piuttosto limitato sulla vita quotidiana di chi ha a che fare con la giustizia da cittadino.
La domanda retorica: "Per voi la giustizia in Italia funziona bene?"
La presidente del Consiglio ha però insistito dicendo che il "contenuto della riforma è di buon senso", e "lo sanno tutti. Lo sanno anche molti di quelli che la contestano, salvo che qualche anno fa proponevano le stesse cose. E quindi visto che non sanno cosa dire nel merito, dicono ‘no, non guardate bene che dice la riforma, andate a votare per mandare a casa la Meloni'".
Qui è arrivata la conclusione da vera e propria campagna elettorale. Riassunta in due punti: "Punto primo: il governo a casa non ci va lo stesso, è chiaro?". Secondo punto, quello conclusivo: "I governi passano, ma le leggi restano, soprattutto quelle costituzionali. E incidono sulla vostra vita ogni giorno più di quanto pensiate. Quindi no, non andate a votare pensando se ci sta la Meloni o non ci sta la Meloni. Andate a votare guardando a cosa dice la riforma".
E infine "fatevi questa domanda: la giustizia in Italia funziona bene? Se pensate che funzioni benissimo, potete rifiutare la riforma e andare a votare no. Ma se pensate che la giustizia in Italia possa migliorare, non vi fate dire niente che non sia ‘voglio una giustizia migliore' e votate sì al referendum". Anche se, va detto, un cittadino che pensa che la giustizia sia da migliorare si riferisce, più probabilmente, ai tempi lunghi dei processi e alle complicazioni burocratiche, piuttosto che alla composizione del Consiglio superiore della magistratura.
L'attacco sul premierato
L'altra parte principale del discorso di Meloni è stata dedicata al premierato. Una riforma ferma da tempo, ma che ora il governo – e la componente di Fratelli d'Itali soprattutto – vuole cercare di rilanciare prima di fine legislatura. "Una democrazia che non sa decidere è una democrazia mutilata. Le istituzioni devono essere capaci di rispondere alle istanze dei cittadini", ha iniziato la presidente del Consiglio.
È presto arrivato un attacco a chi "per troppo tempo ha esercitato una gestione del potere pura", e che ora sente "profondo disagio e animato sconcerto" per "una riforma come quella del premierato", che può "assicurare a questa nazione governi scelti dal popolo, stabili, che possano lavorare con un orizzonte di legislatura". Questo, secondo Meloni, darebbe all'Italia "un peso specifico maggiore all'estero", ma anche "la capacità di avere una strategia, per esempio industriale", e di decidere meglio "come spendere le risorse", perché "se i governi durano in media un anno e mezzo, la politica può solo spendere soldi sperando che producano un consenso facile e immediato".
Anche qui non è mancato un altro attacco alle opposizioni: "Ogni volta la sinistra attacca Meloni che vuole i ‘pieni poteri'. Noi stiamo banalmente cercando di restituire questi poteri ai cittadini".