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Malpezzi: “Sbagliato escludere i riformisti dal Pd, Schlein ci difenda”

La senatrice e esponente dei riformisti dem, Simona Malpezzi, commenta a Fanpage.it la lettera pubblicata ieri su questo giornale e firmata dal capogruppo Francesco Boccia: “Chi chiede di sbattere fuori i punti di vista diversi dalla maggioranza fa male al Pd. Così rischiamo di perdere pezzi del partito e diventare più piccoli”.
Intervista a Simona Malpezzi
Senatrice del Partito democratico ed esponente dell'area riformista
A cura di Giulia Casula
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Nella lettera pubblicata su Fanpage.it il capogruppo Pd al Senato Francesco Boccia ha posto il tema dell'unità all'interno del partito e dell'intera coalizione progressista, richiamando chi con "polemiche laterali", finisce per indebolire l'opposizione e rafforzare la destra. Un monito rivolto anche alla minoranza riformista del partito, all'interno della quale c'è chi, come l'eurodeputata Pina Picierno, si è pubblicamente schierato a favore del referendum sulla giustizia, distaccandosi dalla linea del No sostenuta da Schlein. "Dov'è il problema se alcuni colleghi hanno deciso di votare sì? C'è chi in passato ha votato no a riforme del Pd quando il Pd governava", ci dice la senatrice Simona Malpezzi, esponente dei riformisti. Il riferimento è alla referendum costituzionale promosso dal governo Renzi nel 2016. "La discussione non può essere confusa con la volontà di rottura. Fa male al Pd chi chiede di sbattere fuori i punti di vista diversi dalla maggioranza perché questo comporta diventare più piccoli".

Senatrice Malpezzi, Boccia lanciato un avvertimento alla minoranza riformista e a chiunque mini l’unità del Pd. Come replica?

No, l'area riformista fa il mestiere che dovrebbero svolgere le aree all'interno di un partito plurale come il nostro. Temo che ci sia un terribile cortocircuito che porta a dimenticare che cos'è il Pd. È nato come un grande partito, capace di unire radici e culture che venivano da percorsi diversi, ma che si erano ritrovate sotto il tetto di una stessa casa. Oggi si confonde la giusta e normale dialettica interna a un partito grande con la volontà di rompere.  Esprimere le proprie posizioni nei luoghi deputati porta a un punto di incontro che rende il Pd più forte, non tanto dentro, quanto nei confronti degli elettori che riescono a riconoscersi nelle posizioni del partito. Le posizioni interne delle diverse aree sono importantissime.

Spesso quello che si recrimina al centrosinistra, ma anche nello specifico al Pd, è di non riuscire poi a mantenere una linea comune sui grandi temi, a partire ad esempio dalla politica estera… 

Se guardiamo il centrodestra, è compatto quando governa, non quando fa opposizione. Basta solo guardare la scorsa legislatura: iniziata con un governo con un pezzo di centrodestra, la Lega, e dall'altra parte tutta l'opposizione, Forza Italia e Fratelli d'Italia, proseguita nel Conte 2 con un centrodestra compatto e poi conclusasi nel governo Draghi con una destra nuovamente divisa. Quando è all'opposizione il centrodestra fa quello che fa oggi il centrosinistra. Il tema è come noi costruiamo una proposta per il futuro. Non possiamo essere criticati perché facciamo risoluzioni differenti, perché è giusto che ciascuno di noi parli al proprio elettorato. Poi, in nome di un progetto comune si possono trovare punti di lavoro. Mi sembra assurdo criticare il centrosinistra, dimenticandosi di che cosa ha fatto il centrodestra fino a quando è stato all'opposizione.

Rispondendo al post di Tomaso Montanari, che ha fortemente criticato chi nel Pd voterà sì al referendum sulla giustizia, Picierno ha parlato di “clima irrespirabile per i riformisti” all’interno del Partito. Lei condividere le parole?

Basterebbe andare a dare uno sguardo ai commenti che ci sono sotto i social dei riformisti, oggi minoranza del partito. Commenti che vengono scritti sia da a mondi esterni al Pd, ma che si definiscono di sinistra (l'ultimo appunto, Montanari), sia da iscritti del partito che attaccano perché forse si sentono legittimati a farlo. Se abbiamo deciso che il confronto politico è sinonimo di volontà di disunire il Pd, allora abbiamo perso la nostra modalità di fare politica assieme cioè senza temere la discussione. Ora invece abbiamo paura, tanto che gli spazi della discussione, come la Direzione, non vengono convocati. Ma ci chiamiamo partito democratico e la democrazia interna è il sale del nostro partito.

Però, tornando al referendum sulla giustizia, non crede – come dice Boccia – che chi da sinistra dichiara il proprio voto a favore della riforma rischia di aiutare la destra nella campagna elettorale?

Io personalmente voterò no perché sono contro il metodo che il governo ha utilizzato nell'affrontare questa riforma costituzionale, sebbene mi consideri garantista e a favore della separazione delle carriere (che peraltro, come sappiamo, è già stata fatta). Ma il fatto che ci siano compagni di viaggio che scelgono di votare sì, oltretutto su una riforma che non è del Pd, a me non crea nessun problema. Ci sono colleghi che hanno votato contro riforme del Pd quando il Pd governava ma che oggi forse se lo dimenticano.Alcuni colleghi hanno deciso di votare sì, dov'è il problema? È già successo in passato. C'è chi tra i miei colleghi ha rivendicato di aver votato no alla riforma costituzionale di Renzi nel 2016. Forse oggi abbiamo la memoria corta. Allora mi domando: perché se questo discorso vale oggi non è valso in passato? Onestamente trovo tutto un po' fuori luogo. Io, che sono stata per una vita minoranza dentro il Pd, nutro grande rispetto per chi la pensa diversamente da me. Nessuno di noi rappresenta se stesso ma dei mondi, delle sensibilità. I riformisti sono nati per questo.

Anche lei, come Picierno, vorrebbe da Schlein una presa di posizione più forte a vostra difesa?

Sì, l'ho detto pubblicamente in Assemblea nazionale. Abbiamo bisogno di sentirci tutti parte della stessa comunità. Andrebbero stigmatizzati quelli che chiedono le epurazioni perché così non si fa bene al Pd. Si toglie un pezzo al partito e così non lo si rafforza. Fa male al Pd chi chiede di sbattere fuori i punti di vista diversi dalla maggioranza perché questo comporta diventare più piccoli. La nostra ambizione invece, dovrebbe essere quella di diventare sempre più grandi.

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