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L’Italia deve risarcire Sea-Watch per oltre 76mila euro per fermo illegittimo: cosa dice il tribunale di Palermo

Il tribunale di Palermo ha stabilito che lo Stato deve risarcire Sea-Watch per oltre 76mila euro, riconoscendo illegittimo il fermo amministrativo della nave Sea Watch 3 nel 2019. La decisione riguarda spese portuali, carburante e costi legali sostenuti durante il blocco.
A cura di Francesca Moriero
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Il tribunale di Palermo ha stabilito che lo Stato italiano dovrà risarcire la Ong Sea-Watch per oltre 76mila euro, a seguito del fermo amministrativo della nave Sea Watch 3 deciso nell'estate del 2019, giudicato poi illegittimo dai magistrati. La vicenda risale infatti a giugno di quell'anno, quando la Sea Watch 3 aveva soccorso 53 migranti in acque libiche. Dopo il rifiuto di Tripoli come porto sicuro e la chiusura dei porti italiani disposta dall'allora governo tramite il Decreto Sicurezza Bis, la nave rimase ferma al largo di Lampedusa per oltre due settimane.

Il 29 giugno, constatate le condizioni critiche delle persone a bordo, la comandante Carola Rackete decise di forzare il blocco navale entrando in porto senza autorizzazione. Durante l'attracco ci fu un contatto con una motovedetta della Guardia di Finanza, che portò all'arresto immediato di Rackete; le accuse furono successivamente archiviate.

Il fermo e il ricorso

Dopo l'ingresso nel porto, la Sea Watch 3 fu sottoposta a fermo dal 12 luglio al 19 dicembre dello stesso anno. La Ong presentò opposizione al prefetto di Agrigento il 21 settembre, senza ricevere risposta formale. Secondo i giudici, in base alla normativa vigente si sarebbe dovuto applicare il cosiddetto "silenzio-assenso", con conseguente cessazione del sequestro.

La nave rimase però bloccata fino a quando, con un ricorso d'urgenza, il tribunale di Palermo ne ordinò la restituzione il 19 dicembre. Ora la magistratura ha riconosciuto a Sea-Watch il diritto al risarcimento delle spese documentate sostenute tra ottobre e dicembre 2019, tra cui costi portuali, carburante per mantenere operativa l'imbarcazione e spese legali.

La posizione di Sea Watch

Immediata la reazione della portavoce di Sea-Watch, Giorgia Linardi: "il risarcimento a Sea-Watch, legato alla vicenda Rackete dimostra ancora una volta che la disobbedienza civile è tutt'altro che arroganza, ma protezione del diritto internazionale dagli attacchi di chi abusa della propria posizione di potere per calpestarlo, ai danni dei diritti e delle libertà di tutti", ha dichiarato. "Mentre sulle novate italiane riaffiorano i cadaveri delle vittime invisibili delle ultime settimane, il governo, invece di lavorare per evitare tragedie future, individua ancora una volta nelle Ong il nemico da abbattere. Noi, a differenza loro, non ci voltiamo dall'altra parte. C'è chi la chiama arroganza e chi giustizia. Alla nostra reazione davanti all'annuncio del cosiddetto blocco navale, Fratelli d'Italia ha risposto con l'intimidazione: ‘basta con l'arroganza di certe Ong'. Eppure quella che loro definiscono arroganza è stata riconosciuta dai tribunali competenti come rispetto del diritto internazionale".

Le reazioni di Fratelli d'Italia

Di segno opposto le reazioni di esponenti di Fratelli d'Italia, che hanno invece parlato di "sentenza ideologica" criticando, ancora una volta, la magistratura. Il vicepresidente vicario del partito al Senato, Raffaele Speranzon, ha definito il provvedimento "l'ennesimo attacco della magistratura", alle politiche dell'esecutivo guidato da Meloni, ribadendo che il contrasto all'immigrazione irregolare resta, a suo dire, un dovere morale prima ancora che politico. La vicecapogruppo alla Camera Elisabetta Gardini ha parlato di decisione "sconcertante", sottolineando che nel giugno del 2019 la nave "forzò il blocco a Lampedusa e arrivò a urtare un'unità della Guardia di Finanza". Anche secondo Gardini, la sentenza rischia di "minare la fiducia in una parte della magistratura". Sulla stessa linea Massimo Ruspandini che ha definito il risarcimento "una beffa a danno degli italiani" e Emanuele Loperfido che ha parlato di una decisione contro il governo e il Parlamento. Per Sara Kelany, poi, si tratterebbe di una scelta "irrazionale ed ideologica" e anche "offensiva nei confronti delle forze dell'ordine".

Meloni: "Decisione dei giudici lascia senza parole"

"Non più tardi di ieri ho commentato la surreale decisione della magistratura di condannare il Ministero degli Interni al risarcire con i soldi degli italiani un immigrato irregolare con 23 condanne alle spalle che lo Stato aveva avuto l'ardire di trasferire nel Cpr in Albania per l'espulsione. Una notizia vergognosa, ma che sembra una sciocchezza rispetto a quello che è accaduto oggi. Vi ricordate Carola Rackete, che nel 2019 speronò una motovedetta della Guardia di Finanza per portare con la nave che comandava degli immigrati irregolari in Italia? Non solo all'epoca la Rackete è stata assolta perché secondo alcuni magistrati è consentito forzare un blocco di polizia in nome dell'immigrazione illegale di massa", ha detto la premier Giorgia Meloni in un video sui suoi social.

"Ma oggi i giudici prendono un'altra decisione che lascia senza parole. Hanno condannato lo Stato italiano a risarcire con 76mila degli italiani la ong proprietaria della nave capitanata dalla Rackete perché dopo lo speronamento ai danni dei nostri militari l'imbarcazione era stata, giustamente, trattenuta e posta dopo sequestro. Decisione della magistratura commentata felicemente dalla Ong che dichiara testualmente: ‘il diritto ancora una volta da ragione alla disobbedienza civile'".

Meloni ha poi aggiunto: "Qual è il messaggio che si sta cercando di far passare con questa lunga serie di decisioni oggettivamente assurde: che non è consentito al governo provare a contrastare l'immigrazione illegale di massa, che qualunque legge si faccia e qualunque procedimento si costruisca una parte politicizzata della magistratura è pronta a mettersi di traverso? Non lo so, ma in ogni caso mi dispiace se deluderò più di qualcuno perché noi siamo particolarmente ostinati e continueremo e faremo del nostro meglio per rispettare la parola che abbiamo dato agli italiani e per far rispettare le regole e le leggi dello Stato italiano e faremo tutto quello che serve per difendere in particolare i confini e la sicurezza dei cittadini".

Salvini: "Decisione del tribunale incredibile, voterò sì al referendum"

"Un vero e proprio premio per aver forzato un divieto del governo, speronando una motovedetta della Guardia di Finanza pur di entrare in porto con i clandestini", ha scritto invece sui social il leader della Lega, Matteo Salvini. "È la decisione, incredibile, di un tribunale: ha stabilito che gli italiani diano 76mila euro di risarcimento per ‘fermo illegittimo' alla Ong di Carola Rackete, l'attivista tedesca che quando ero al Viminale non accettava la linea dei porti chiusi che aveva praticamente azzerato sbarchi e tragedie del mare". Il vicepremier ha poi concluso: "Il 22-23 marzo voterò SÌ al referendum per cambiare questa in(Giustizia) che non funziona".

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