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La “femme fatale” e il ministro “debole”: il racconto sessista del caso Conte-Piantedosi

Il caso Conte-Piantedosi è anche una storia di dinamiche di potere uomo-donna. Il modo in cui viene raccontata è l’esempio lampante di un sessismo invisibile, ancora profondamente radicato nei media e nel dibattito pubblico. C’è una donna, dipinta dai giornali come l’adescatrice, e un uomo “debole” che cade nella trappola.
A cura di Giulia Casula
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C’è una donna, dipinta come la tentatrice, l’arrivista, e un uomo. Un uomo che viene adescato e ci casca. C’è una cosa che non ho ancora sentito dire sul caso del ministro Piantedosi e la sua relazione con Claudia Conte. Cioè che questa è anche una storia di dinamiche di potere uomo-donna. I protagonisti sono appunto: un uomo, in posizione di superiorità, e una donna, al di sotto. Ce ne sono altre simili. Ma il modo in cui vengono raccontate è sempre lo stesso. 

Oggi i giornali titolano con “Un’attricetta di paese” che si fa “aiutare dai vecchi ”, “La dama fatale” (entrambi di Open), “La prezzemolina della Ciociaria ” (La Verità),“Il fattore V” che finisce per far “cascare” proprio tutti (Repubblica). Marco Travaglio sul Fatto quotidiano parla di Piantedosi come “dell'ultimo pollo caduto nelle spire della femme fatale di turno”, mentre Claudia Conte è descritta da Libero come una giornalista “in cerca d’autore e d’amore”.

Se ci pensate è una cosa che avevamo già visto con lo scandalo tra l’ex ministro Sangiuliano e l’imprenditrice Maria Rosaria Boccia. Sono due vicende completamente diverse, sia ben chiaro, ma c’è un elemento in comune. Una comunicazione profondamente sessista per cui in un modo o nell’altro la colpa morale di tutto è della donna. La donna che seduce, la “femme fatale” che accalappia, disposta a fare di tutto per ottenere successo. O più semplicemente denaro: è l’arrampicatrice sociale.

Riflettiamoci un attimo. È successo ogni volta che sono esplosi degli scandali politici del genere. In questo caso, dopo che la giornalista ha rivelato di avere una relazione con il ministro dell’Interno, il racconto di giornali e media si è concentrato solo ed esclusivamente su di lei. La donna viene stigmatizzata con i soliti stereotipi.

L’uomo? È un contorno. In questo momento il ministro Piantedosi è in secondo piano. Si parla delle consulenze, degli incarichi che sono stati affidati a Claudia Conte, del suo rapporto con le istituzioni. È un accanimento che viene riservato alle donne protagoniste di queste vicende. Mica agli uomini. In alcuni casi gli uomini vengono descritti come “deboli”, incapaci di “comprendere con chi realmente avevano a che fare” (la citazione è del XIX Secolo).

Quando scoppiò il caso Sangiuliano, Maria Rosaria Boccia venne descritta come “esperta pompeiana”, “arrivista”. Ripeto, era una storia diversa. Sangiuliano era accusato di aver passato informazioni coperte dal segreto e di aver usato soldi pubblici per questioni private. Poi lui si è dimesso, le accuse sono state archiviate, lei è stata rinviata a giudizio per stalking e lesioni. Insomma tutta un’altra faccenda. E non è questo il punto.

Il punto è che ci troviamo di nuovo davanti a relazioni di genere asimmetriche, sbilanciate. Ma anziché parlare di uomini che si comportano come se fossero onnipotenti ci soffermiamo su altro. Anziché capire come un ministro abbia gestito il suo potere e le sue responsabilità, l’oggetto della discussione diventa la donna. Viene descritta in modo denigratorio. Come se non avesse abbastanza capacità. Una stupida no? Nella percezione comune se una donna si realizza è grazie a un uomo che l’ha fatta arrivare dov’è.

Il problema è che questa narrazione è completamente normalizzata. È l’esempio lampante di un sessismo invisibile, ancora profondamente radicato nei media e nel dibattito pubblico. È un meccanismo subdolo perché quando succede quasi non ce ne accorgiamo. O comunque, lo accettiamo. Ma le conseguenze alla fine le subiamo tutti.

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Dopo gli studi in Scienze politiche a Cagliari e un erasmus a Nottingham, dall’Isola sono approdata nella Capitale, dove ho conseguito la magistrale in Media e giornalismo alla Sapienza. Prima al Foglio, ora a Fanpage.it, mi occupo soprattutto di politica (e di intelligenza artificiale, quando capita).  
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