L'ergastolo ostativo è incompatibile con la Costituzione. La normativa che preclude la liberazione condizionale ai condannati all'ergastolo per reati di mafia, che non abbiano collaborato con la giustizia, dovrà essere rivista. La Consulta, riunita oggi in camera di consiglio, ha esaminato le questioni di legittimità sollevate dalla Corte di Cassazione sul regime applicabile ai condannati alla pena dell’ergastolo per reati di mafia e di contesto mafioso, che chiedano l’accesso alla liberazione condizionale: fino ad ora la collaborazione è considerata l’unico mezzo che ha il condannato per recuperare la libertà vigilata. Per questo l'ergastolo ostativo è stato considerato un incentivo alla collaborazione.

Disciplinato dall’articolo 4 bis dell’ordinamento penitenziario, e prevede che i benefici "possono essere concessi anche se la collaborazione che viene offerta risulti oggettivamente irrilevante purché siano stati acquisiti elementi tali da escludere in maniera certa l’attualità dei collegamenti con la criminalità organizzata". Nel 2019 la Corte europea dei diritti dell’uomo si era già espressa chiedendo all’Italia di riformare l’intera norma sull’ergastolo ostativo. Subito dopo la Corte Costituzionale aveva dichiarato incostituzionale il divieto di accedere ai permessi premio per i mafiosi che non collaborano.

L’Ufficio stampa della Consulta ha fatto sapere quanto stabilito oggi dai giudici: "La vigente disciplina del cosiddetto ergastolo ostativo preclude in modo assoluto, a chi non abbia utilmente collaborato con la giustizia, la possibilità di accedere al procedimento per chiedere la liberazione condizionale, anche quando il suo ravvedimento risulti sicuro. Ha quindi osservato che tale disciplina ostativa, facendo della collaborazione l’unico modo per il condannato di recuperare la libertà, è in contrasto con gli articoli 3 e 27 della Costituzione e con l’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo".

Ora secondo la Corte occorre un intervento legislativo. Il Parlamento avrà quindi un anno di tempo per intervenire, perché l’accoglimento immediato delle questioni rischierebbe di inserirsi in modo inadeguato nell’attuale sistema di contrasto alla criminalità organizzata. La Corte ha perciò stabilito di rinviare la trattazione delle questioni a maggio 2022, per consentire al legislatore gli interventi che tengano conto sia della peculiare natura dei reati connessi alla criminalità organizzata di stampo mafioso, e delle relative regole penitenziarie, sia della necessità di preservare il valore della collaborazione con la giustizia in questi casi. L’ordinanza sarà depositata nelle prossime settimane.

Matteo Salvini: "L'ergastolo non si tocca"

"Per mafiosi e assassini l'ergastolo non si tocca, dicano quello che vogliono. E basta!", ha commentato su Twitter il leader della Lega, Matteo Salvini.