L'intervento del leader del Movimento Cinque Stelle, Luigi Di Maio, alla festa per i 10 anni del Movimento, Italia a Cinque Stelle, che si è svolta questa sera a Napoli, è stato interrotto ancora prima di cominciare da degli attivisti che, alla salita di Di Maio sul palco dell’Arena flegrea, hanno alzato degli striscioni urlando "Basta armi alla Turchia". Il ministro degli Esteri ha accolto l'appello, affermando: "Lunedì ho la mia prima riunione come ministro degli Esteri con i colleghi europei. Per prima cosa chiederemo lo stop della vendita delle armi in Turchia. Un Paese che non considera la diplomazia e la pace come valori fondati non può ricevere armi dai Paesi europei". Poi, visto il continuare delle proteste, Di Maio ha tagliato corto: "Abbiamo sempre dato il microfono a chi vorrà intervenire. Adesso, se possibile iniziamo".

Luigi Di Maio ha ricordato i risultati ottenuti in questi dieci anni dal Movimento Cinque Stelle, partendo da quanto accaduto martedì scorso, con il via libera alla riforma costituzionale sul taglio dei parlamentari. "Siamo il Movimento che in 10 anni ha trasformato l'impossibile in possibile". Di Maio ha anche descritto il Movimento come "post-ideologico", che supera il binomio destra-sinistra e si definisce più come una "terza via". In riferimento all'alleanza prima con una forza politica di destra e ora invece con l'intesa con la sinistra, Di Maio ha dichiarato: "Siamo stati 16 mesi con un governo, ora siamo con un altro governo. Al centro cosa c'è, un'ideologia? No ci sono una serie di promesse fatte agli italiani e che dobbiamo mantenere".

"La Lega l'abbiamo costretta a votare il nostro programma, tra reddito di cittadinanza e stop alle trivelle. Ora con questo governo abbiamo tagliato i parlamentari, abbiamo votato un decreto clima e un decreto scuola. Stabilizzare i lavooratori, favorire l'ambiente, fare una legge anti-corruzione, è una cosa di destra o di sinistra? Dopo tanti anni di lotte fra destra e sinistra siamo arrivati noi e tutte queste cose gliele abbiamo fatte fare".

L'altra grande riforma da fare, secondo Di Maio, deve partire tenendo conto della disorganizzazione dello Stato. "L'inferno degli enti pubblici italiani", ha definito la questione il ministro, annunciando che si metterà al lavoro per semplificare lo Stato e che questa sarà la prossima grande sfida del Movimento, che si potrà realizzare anche attraverso una grande riforma costituzionale. "Qualcuno quest'estate ha fatto cadere il governo perchè non poteva mantenere le promesse fatte. Avevano il 17% delle poltrone e volevano il 30%, ma ora quelle poltrone noi le abbiamo tagliate, così ora sono la stessa cosa queste percentuali".

Raggiunto dal primo ministro Giuseppe Conte per un'intervista a due, Di Maio ha ripreso il tema dell'attacco turco in Siria. La vendita di armi, ha evidenziato Di Maio, ha fatto proliferare il terrorismo, non lo ha fermato. Conte, da parte sua, ha commentato di non accettare le parole del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, che ha minacciato l'Unione europea di non contenere più le ondate migratorie.

Conte ha poi rimarcato di voler essere estramemente trasparente riguardo a quanto sta accadendo con il caso dei servizi segreti che sta accendendo il dibattito mediatico in questi giorni. Conte sottolinea di dover prima riferire in sede istituzionale, in questo caso il Copasir, vista anche la delicatezza del tema, prima di poterne parlare pubblicamente.

Il presidente del Consiglio e il ministro degli Esteri tornano poi in materia di manovra economica, parlando delle misure e le risorse che verranno effettuate. Conte per prima cosa sottolinea come la discesa dello spread porterà ad un risparmio di 18 miliardi in tre anni. Inoltre Conte affronta la questione del "taglio del cuneo fiscale", anche se specifica che il margine per il momento non sarà grandissimo, in quanto si deve anche tenere conto dei fondi che servono per evitare l'aumento dell'Iva. In materia di evasione fiscale, un'altra questione che dovrebbe recuperare risorse per la manovra.

Conte ha poi affrontato il tema della sentenza della Cedu sull'ergastolo ostativo, dicendosi preoccupato per la posizione di Strasburgo. Vista la natura delle organizzazioni mafiose, ha spiegato Conte, la misura prevista dall'ordinamento penitenziario italiano è l'unico impianto per la lotta contro la mafia, pur continuando a sostenere lo scopo rieducativo del carcere. Un concetto sostenuto anche da Luigi Di Maio, che ha affermato che non si rivedrà l'ordinamento italiano: il ministro ha spiegato che, proprio per i metodi di affiliazione delle organizzazioni mafiose, l'ergastolo ostativo rimane la forma più efficace nella lotta alla mafia. Per concludere l'intervista a due Di Maio afferma, in riferimento al calo di voti dalle scorse politiche, che lo scopo del Movimento è "migliorare la qualità di vita degli italiani, non il consenso, e per farlo a volte si deve anche perdere un po' di consenso".