Con la conclusione delle consultazioni si attende solo di capire quando Mario Draghi scioglierà la riserva e procederà alla formazione del nuovo governo. Abbiamo intervistato il segretario della Lega Matteo Salvini e toccato con lui i principali temi all'ordine del giorno, soffermandoci in particolare sul ruolo del suo partito nel processo che ha portato alla nascita di una maggioranza così ampia a sostegno del progetto di Draghi.

Si aspettava che la scelta di appoggiare Draghi provocasse questo terremoto all’interno del PD e del M5s?

In questo periodo, meno si litiga e ci si divide, meglio è per l’Italia.
Io voglio difendere l’interesse del mio Paese, non del mio partito, raccogliendo l’appello del presidente della Repubblica. Vogliamo dare il nostro contributo responsabile, come è doveroso per il primo partito italiano che è al governo in 14 regioni su 20, ha circa 800 sindaci da Nord a Sud e conta migliaia di assessori e consiglieri in tutta Italia. Non guardo a quello che succede in casa d’altri, alle correnti del PD o alle battute di Grillo contro di noi.

Ci tolga una curiosità, la sua scelta Draghi è condivisa all’interno della Lega? Come ha convinto quelli che un tempo erano ferventi No-Euro a sostenere l'ex leader della BCE che ha fatto di tutto per salvare la moneta unica?

La Lega è unita: siamo sicuri che con Draghi al governo potremo difendere l’interesse dell’Italia in Europa e potremo non aumentare, anzi tagliare, le tasse. Lavoreremo per sbloccare opere pubbliche ferme da anni- anche nel Sud che ha fame di collegamenti e infrastrutture – e per una pace fiscale fra cittadini ed Equitalia, con la rottamazione di milioni di cartelle esattoriali.

Dal punto di vista comunicativo, le sue parole dopo le consultazioni sono state interpretate quasi come una svolta europeista: non è preoccupato che ciò possa in qualche modo allontanare parte del vostro elettorato e dirottarlo su FdI? Crede che gli elettori leghisti abbiano compreso fino in fondo le sue ragioni?

Ribadisco quanto già detto: non mi interessa il consenso, ora la priorità è la soluzione di problemi, salvare vite con un piano vaccinale efficace, realizzare infrastrutture, riaprire scuole e università, difendere e creare posti di lavoro. Sono certo che gli italiani capiscano la drammaticità del momento. Su FDI ribadisco il rispetto per la scelta di Giorgia Meloni, che stimo, ma credo sia un errore: nel momento della rinascita e della ricostruzione bisogna unirsi, non dividersi, esattamente come successe nel Dopoguerra. Alle amministrative andremo e vinceremo insieme, a partire da Napoli ad esempio, dove ribadisco il mio apprezzamento per Maresca.

L’orizzonte temporale di questo governo è ancora breve o crede che il vasto sostegno di cui gode Draghi possa allungarne i tempi?

Intanto iniziamo a farlo partire, veniamo da mesi di immobilismo totale: in questa fase non credo sia corretto né ragionevole iniziare a ragionare sulla durata dell’esecutivo.

Intanto, il PD in un documento chiede a Draghi di fare lo ius culturae e rivedere la Bossi – Fini; Grillo rilancia il reddito di base e parla di patrimoniale sui grandi patrimoni. È ancora convinto di non voler mettere paletti di alcun tipo?

Col professor Draghi abbiamo parlato chiaro: nessun aumento di tasse, il contrario delle ricette di Mario Monti. E sono sicuro che non ci saranno sorprese. Su ius culturae e Bossi Fini cosa le devo dire? Le pare una priorità per gli Italiani? Il Pd non li ha approvati nemmeno con i governi di sinistra, nessuno può immaginare di sventolare delle bandierine in un governo così eterogeneo e di emergenza. Piuttosto, sfido Grillo sull’ambiente: visto che si parla di governo europeista, ricordo al Movimento 5 Stelle che l’Europa ci dice che dobbiamo arrivare entro il 2035 al 65% di raccolta differenziata, e ad oggi siamo al 50% per la mancanza di impianti e di termovalorizzatori. In Veneto e Lombardia la raccolta differenziata è al 74 e al 72% contro il 52 di Lazio e Campania, non certo per colpa dei cittadini (che anzi pagano di più) ma di chi amministra, male, da tempo.

Flat tax e quota 100 non sembrano poter essere al centro dell’azione di governo. A questo punto non crede di avere il problema di come caratterizzare la presenza della Lega all’interno del governo?

Un passo alla volta. Intanto l’impegno a non aumentare e non inventare nuove tasse, lavorando per ridurre l’Irpef, non è poco. Sulle pensioni sono sicuro che l’Italia non meriti un ritorno alla Fornero, in anni che saranno difficili. Ne riparleremo a fine 2021, per noi il diritto alla pensione per chi fatica da una vita, e il diritto al lavoro per i giovani, sono sacri.. Mi preme sottolineare il nostro disinteresse alla corsa ai ministeri, eccezion fatta per la proposta di reintrodurre un Ministero per le persone con Disabilità: si tratta di 6 milioni di italiani che meritano attenzione, aiuto e rispetto. Suggeriamo anche un ministro unico che si occupi di turismo, moda e mobile: settori dimenticati nell’ultimo anno.

Il governo uscente puntava molto sul Recovery Plan come leva per sostenere la crescita del Mezzogiorno, immaginando anche un sistema di perequazione delle risorse. Crede che sia un approccio corretto o proverete a indirizzare i fondi del NextGenEU secondo altri principi?

Non ne faccio una questione di risorse ma di progetti. È evidente che il Mezzogiorno deve recuperare un ritardo infrastrutturale, e le stesse linee guida europee insistono sulla coesione. Noi ci saremo per assicurare che i progetti proposti abbiano il massimo moltiplicatore, sblocchino le potenzialità di tutti i territori. E non è solo una questione di quanto si spende, ma soprattutto di come lo si fa, favorendo lo sviluppo sull'assistenza. A proposito di Sud, sono un sostenitore della realizzazione del ponte sullo Stretto: sarebbe una straordinaria prova di capacità e di eccellenza italiana, dopo anni di chiacchiere e tempo sprecato. Tanto lavoro nel rispetto dell’ambiente, quello che serve anche a Taranto ad esempio.

Chiedete a Draghi anche un cambio nella gestione della pandemia? Senza girarci intorno, crede che la reggenza Arcuri – Speranza abbia ben operato o chiedete un segnale di discontinuità?

Non basta lo straordinario impegno di medici, infermieri, farmacisti e personale sanitario, abbiamo assistito a troppi litigi ed errori. Dalle mascherine super pagate ai vaccini in ritardo, occorre mettere la salute degli Italiani davanti a tutto. Lasciamo che sia il professor Draghi a decidere con chi e come, guardando alle migliori pratiche all’estero, da Israele alla Gran Bretagna.

Un’ultima domanda sull’immigrazione, perché lei ha parlato di condivisione delle scelte a livello comunitario e sostiene di poter essere in Europa per fare gli interessi dell’Italia. Va detto però che gli eurodeputati leghisti a Strasburgo si sono spesso messi di traverso quando si è trattato di riformare Dublino e in generale i meccanismi di redistribuzione e accoglienza. Cambierà anche questa modalità? Il nuovo governo Draghi potrà parlare con una voce unica anche in Europa?

A normativa vigente è possibile avere una protezione più efficace dei nostri confini, che sono confini europei, coerentemente con quanto fanno altri Paesi come Spagna, Francia e Germania. Parigi non si fa problemi con i respingimenti e i rimpatri, basta vedere cosa accade giorno e notte a Ventimiglia. Madrid ha norme molto severe contro le ong che infrangono le regole e contempla i respingimenti collettivi, Berlino non fa sconti ai clandestini e ne rimanda a migliaia in Italia. Noi chiediamo serietà e controlli, diritti pieni per la minoranza che scappa davvero dalla guerra, rigore con trafficanti e scafisti. Dato che quello che nasce sarà un governo che guarda all’Europa, prendiamo esempio da chi difende vite e confini.