video suggerito
video suggerito
Opinioni

Il solito decreto del governo Meloni, che è tutto meno che “sicurezza”

Il nuovo decreto è la copia carbone di tutti i provvedimenti del governo: scritto sull’onda della cronaca e dell’emotività, contro un nemico sociale e politico da criminalizzare, senza alcun impatto sulle cause della criminalità. Dove sta la sicurezza, in tutto questo?
1 CONDIVISIONI
Immagine

Siamo alle solite.

E le solite, per il governo di Giorgia Meloni, equivale a fare un bel decreto, dargli un nome buono per tener tranquillo il proprio elettorato, e metterci dentro norme per colpire dei nemici ben precisi, che dipendono dal caso di cronaca del giorno prima: c’è stata la stagione dei rave, poi quella dei manifestanti ambientalisti, poi quelli che si fumano le canne una settimana prima di mettersi alla guida, e ora è il turno dei centri sociali, dei manifestanti in piazza e dei giovani stranieri.

Messo assieme, il quadro è un po’ grottesco. Sicurezza dovrebbe voler dire giustizia veloce, certezza della pena per chi delinque, lotta contro il degrado sociale e contro la povertà materiale ed educativa, rafforzamento dei presidi di legalità ed educazione per i giovani, come le scuole o le famiglie, lotta contro la criminalità organizzata. Tutte cose che, ce ne rendiamo conto, non scaldano il cuore del popolo, ma che hanno questa simpatica caratteristica di far diminuire i reati.

E invece, per il governo Meloni sicurezza vuol dire prendersela con chi va a ballare, con chi ha a cuore la lotta al cambiamento climatico, con chi si oppone alla costruzione di grandi infrastrutture o alla chiusura di un centro sociale, contro i giovani stranieri di seconda generazione, additati a propaggini di carne di una lama di acciaio, e già che ci siamo contro gli stranieri in generale. Anzi, contro le famiglie di stranieri, che a quanto abbiamo capito sono dei ricettacoli di insicurezza e criminalità, e quindi non vanno ricongiunte, mentre quelle italiane sono sacre.

Il tutto, ovviamente, condito con questa idea fideistica che dare alla polizia la possibilità di arrestare la gente prima che commetta un reato e di garantire impunità o quasi a chi ha in mano una pistola, e con quella pistola può sparare appellandosi alla legittima difesa senza correre il rischio di essere automaticamente indagato, siano cose che rendono le strade e le persone più tranquille.

La realtà è che è il solito decretino pieno di propaganda, scritto sull’onda dell’emotività dei giornali della settimana prima, contro il nemico politico del mese, con un paio di belle norme da stato di polizia per spingere l’asticella ogni volta un centimetro più in là, già che ci siamo.

Come tutti gli altri decreti sicurezza avrà zero impatto sui reati e sulla percezione di insicurezza delle persone. Ma tanto sarà sempre colpa dei governi che c'eran prima. E tra un anno ci saranno altri nemici da colpire, altri casi di cronaca a cui appoggiarsi, altri piccoli capisaldi dello stato di diritto da abbattere. E arriverà, puntuale come un treno straniero, un nuovo decreto sicurezza.

Ci scommettete?

1 CONDIVISIONI
Immagine
Francesco Cancellato è direttore responsabile del giornale online Fanpage.it e membro del board of directors dell'European Journalism Centre. Dal dicembre 2014 al settembre 2019 è stato direttore del quotidiano online Linkiesta.it. È autore di “Fattore G. Perché i tedeschi hanno ragione” (UBE, 2016), “Né sfruttati né bamboccioni. Risolvere la questione generazionale per salvare l’Italia” (Egea, 2018) e “Il Muro.15 storie dalla fine della guerra fredda” (Egea, 2019) e"Nel continente nero, la destra alla conquista dell'Europa" (Rizzoli, 2024). Il suo ultimo libro è "Il nemico dentro. Caso Paragon, spie e metodi da regime nell'Italia di Giorgia Meloni" (Rizzoli, 2025)
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views