Dunque, la storia va raccontata perché ha tutti i crismi del nonsenso di una strategia comunicativa (che poi in fondo è anche politica) che si perpetua da mesi, eppure ancora sembra attecchire. Da una parte c'è un vignettista, Vauro, che in un Paese di intellettuali spesso tutt'altro che cuori di leoni riesce in una vignetta pubblicata sul settimanale LEFT a condensare tutta la pericolosità dell'inutile legge sulla legittima difesa e l'abitudine del ministro dell'interno a dedicarsi al selfie come mangime per pasturare i suoi elettori. Nella vignetta Salvini scambia una pistola per il proprio telefonino e si spara in testa. Può piacere o non piacere. Ma è satira, comunica chiaramente il messaggio e per di più anche il tratto non è violento: sembra uno di quegli stralunati disegni di Jacovitti (ve li ricordate?).

Dall'altra c'è un ministro dell'interno che da mesi (anzi, da anni, solo che ora ce ne accorgiamo perché il suo ruolo ha aumentato la sua potenza di fuoco) espone quotidianamente i suoi avversari politici (che siano scrittori, chef, allenatori, semplici cittadini inquadrati durante una manifestazione per lui non fa nessuna differenza, sempre nemici sono) al pubblico ludibrio di una masnada di commentatori che incitano allo stupro delle madri, delle sorelle, al pestaggio, a una nuova Norimberga che dovrebbe condannarli a morte e tutto il resto. Salvini senza odio non è niente. Non esiste. Salvini senza un nemico è quel bambinone felice di fronte a un piatto di polenta, tutto lì.

Ma non solo: lo spargimento di odio di Salvini ha trasformato la politica in un combattimento perenne di fazioni in cui chi non è d'accordo con lui è un nemico della Patria da punire severamente e così alla fine anche la satira contro il Capitano è vietata perché viene valutata con il metro di giudizio delle fazioni.

Eppure c'è qualcosa di ancora più patetico in Salvini che piagnucola per una vignetta: proprio lui fa parte della schiera di quelli che ogni volta che hanno fatto una cazzata (i cori contro Napoli, la Boldrini come bambola gonfiabile e così via) ci hanno detto che si trattava di uno scherzo dimostrando si non possedere l'abc della differenza tra un vignettista satirico (o un attore satirico o qualsiasi libero cittadino) e chi, come in questo caso il ministro, invece ha ruoli di governo e quindi dovrebbe mantenersi anche entro certi limiti nella comunicazione.

Ma non preoccupatevi, oggi è Vauro e domani toccherà al prossimo: la comunicazione social del ministro dell'interno ormai si sta smutandando da sola, giorno dopo giorno, sempre uguale a se stessa, mentre in realtà non riescono nemmeno a risolvere i problemi reali del Paese durante le loro riunioni notturne che riescono a partorire il niente. Finché un giorno si capirà che il divieto di ridere del potente è, da secoli, la regola più irresistibile e più infranta che sia mai stata praticata. Figurarsi se sarà Salvini a intaccare la satira. Salvini che fa la vittima per una vignetta è satira.