Il mondo dello spettacolo per il No al Referendum, da Pif a Elio Germano: “Il governo vuole solo più potere”

Entra in campo anche il mondo dello spettacolo e della cultura, nel dibattito sul referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo. Decine di personalità note hanno firmato un appello promosso dall'Associazione nazionale partigiani d'Italia, in cui prendono posizione per il No alla riforma e spiegano le loro motivazioni: ovvero che il governo vuole "cambiare la Costituzione per avere più potere". Tra i nomi dei firmatari si legge quello del regista e conduttore Pif, gli attori Elio Germano e Milena Vukotic, il cantante Daniele Silvestri, ma anche il politologo Marco Revelli, lo storico dell'arte Tomaso Montanari e il giornalista Gad Lerner. Oltre sessanta le sottoscrizioni: "E sono solo i primi", ha commentato il presidente nazionale dell'Anpi Gianfranco Pagliarulo.
Artisti e scrittori contro la riforma della giustizia: "Difendiamo diritti e libertà dei cittadini"
Nel testo dell'appello si legge: "Come operatori nel campo della cultura e dello spettacolo siamo particolarmente sensibili ai diritti e alle libertà dei cittadini, contro censure, delegittimazioni, prevaricazioni del potere". Per questo, continuano gli artisti, "la Costituzione garantisce e tutela la libertà della cultura, dell’arte, della scienza e il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con ogni mezzo di diffusione".
Il collegamento con il tema del referendum arriva presto: queste libertà e questi diritti sono tutelati "attraverso la divisione dei tre poteri, il legislativo, l’esecutivo, il giudiziario", per "impedire abusi e ogni sorta di autoritarismi". Da qui la dichiarazione: "Noi voteremo No perché la legge di riforma, che cambia la Costituzione, colpisce proprio la divisione dei poteri". In che modo? "Frammentando l’organo di autogoverno, cioè il Consiglio superiore della magistratura, sminuendone le funzioni e indebolendo di conseguenza l’autonomia e l’indipendenza della magistratura".
I firmatari dell'appello insistono, spiegando che la riforma "prevede la divisione in due del Consiglio superiore della magistratura" e che "i magistrati componenti di ciascun Csm sarebbero estratti a sorte, una scelta umiliante che prescinde dal consenso e dal merito", mentre i rappresentanti politici nel Csm sarebbero selezionati "attraverso un meccanismo di fatto pilotato dalla maggioranza di governo".
Ci sarebbe quindi "un colpo alla magistratura e un aumento di potere del governo", sostengono, ricordando quando Giorgia Meloni disse che la riforma era "la risposta più adeguata a una intollerabile invadenza" della magistratura "che non fermerà l’azione di governo" (si parlava del Ponte sullo Stretto, bloccato dalla Corte dei Conti).
L'appello promosso dall'Anpi: "Governo vuole evitare controlli di legalità"
Secondo i firmatari, il governo vuole che la sua azione "non sia sottoposta ad alcun controllo di legalità", nonostante il "rischio di eventuali arbitrii" e "comportamenti autoritari", oltre a "corruzione, peculato e quant'altro". Proprio per contrastare questi rischi "c'è bisogno di una magistratura davvero autonoma e indipendente".
Un altro rischio è che sia il governo a "indicare quali sono i reati perseguibili immediatamente e quali su cui indagare successivamente", cosa che "molto probabilmente avverrebbe se passasse la legge di riforma". A quel punto, il timore degli artisti e degli intellettuali coinvolti è che "l’attenzione sarebbe rivolta alla microcriminalità" invece che ai "reati dei grandi poteri economici o dei politici corrotti".
L'appello elenca i veri problemi della giustizia: "I tempi lunghissimi dei processi, il sottodimensionamento dei magistrati, l’endemica carenza di personale tecnico e amministrativo, la lentezza delle infrastrutture informatiche, l’enorme carico di procedimenti arretrati, la spaventosa situazione delle carceri". Nessuno di questi, sottolinea, è toccato dalla riforma.
La sintesi è: "Vogliono cambiare la Costituzione per dare più potere al governo". La riforma "mette in discussione i diritti e le libertà e dunque ci tocca, tocca il mondo della cultura e dello spettacolo, tocca tutti i cittadini, indipendentemente dal loro orientamento politico. Vogliamo salvaguardare i nostri diritti, la divisione dei poteri, la Costituzione repubblicana", concludono i firmatari.
Anche il presidente dell'Anpi Pagliarulo ha ribadito che quello della cultura e dello spettacolo è "un mondo portatore di creatività e di innovazione, un mondo che crea comunità e innerva e rafforza la società civile". E ha ringraziato i firmatari che si schierano "a difesa della Costituzione nata dalla Resistenza, della divisione dei poteri, in ultima analisi della libertà e dei diritti dei cittadini".