Il governo Meloni prepara la legge “salva Almasri”: cosa prevede e cosa c’entra il generale libico

È atteso nelle prossime settimane il via libera del governo Meloni al nuovo decreto Sicurezza, un dl che raccoglie molte norme contro chi manifesta e contro le Ong che soccorrono migranti in mare. Un articolo in particolare della bozza, però, ha attirato l'attenzione. È un provvedimento che ricorda in modo sospetto il caso di Almasri.
Il generale libico, accusato di crimini contro l'umanità, fu arrestato in Italia circa un anno fa ma venne poi liberato in pochissimi giorni, con l'intervento del governo, e inviato in Libia su un volo di Stato. Questo impedì di processarlo alla Corte penale internazionale (Cpi), nonostante il mandato d'arresto che pendeva su di lui. Il nuovo decreto prevederebbe, proprio in casi simili, la possibilità per il governo di rimpatriare persone "pericolose" per la sicurezza o per le relazioni diplomatiche.
Cosa dice la nuova norma e perché ricorda il generale Almasri
Nella bozza del decreto l'articolo 16 prevede la "possibilità di disporre la consegna allo Stato di appartenenza" di una persona, se questa con la sua presenza in Italia può "compromettere la sicurezza della Repubblica" oppure "l'integrità delle relazioni internazionali e diplomatiche dello Stato". O, ancora, se questa consegna è resa obbligatoria da generici "accordi internazionali di sicurezza".
C'è un motivo se alcuni critici, tra cui il deputato di Alleanza Verdi-Sinistra Angelo Bonelli, hanno definito questo articolo una "norma salva Almasri". Secondo il parlamentare è "costruita ad hoc per sanare politicamente e giuridicamente una scelta gravissima del governo Meloni: la liberazione del criminale Almasri, sottratto alla giustizia internazionale e riconsegnato alle autorità libiche, in palese violazione degli obblighi assunti dall'Italia con il Trattato istitutivo della Corte penale internazionale".
Infatti, sul generale c'era un mandato d'arresto internazionale e quindi l'Italia, che ha aderito alla Cpi, avrebbe dovuto inviarlo all'Aja dopo averlo catturato. Sul perché il governo Meloni non lo fece ci sono state diverse versioni, anche incomplete o contraddittorie, nell'ultimo anno.
I ministri coinvolti, quello della Giustizia Nordio e quello dell'Interno Piantedosi, hanno detto di aver agito nell'interesse dello Stato. In particolare, Piantedosi ha sottolineato più volte che Almasri venne rimpatriato perché era "pericoloso". Ed è noto che fu una decisione presa anche per mantenere i rapporti con la Libia. Ovvero proprio le due motivazioni (sicurezza e diplomazia) che ora il governo vorrebbe rendere legge.
Le indagini della Corte penale internazionale
In Italia le indagini sul caso non sono andate da nessuna parte perché il Parlamento ha evitato il processo agli esponenti dell'esecutivo. Restano delle indagini in corso sulla capo gabinetto di Nordio, Giusi Bartolozzi, per presunte false dichiarazioni ai pm. È sul piano internazionale che l'Italia ha già subito le ripercussioni. La stessa Corte penale internazionale, infatti, ha aperto una procedura nei confronti di Roma.
Prima la procura della Cpi, in estate, poi la Camera preliminare (all'unanimità) a ottobre, hanno stabilito che l'Italia violò i suoi obblighi internazionali. Nella decisione arrivata in autunno, che non è ancora una condanna definitiva ma è già stata approvata, i giudici hanno smontato tutte le giustificazioni portate avanti dal governo Meloni. Per esempio: se davvero si riteneva Almasri pericoloso, perché riportarlo – su un volo di Stato, in libertà – proprio in Libia dove è accusato di aver commesso svariati crimini internazionali?
Il governo italiano sembra intenzionato a evitare che fatti simili si ripetano. Già a novembre aveva avanzato l'idea di cambiare la legge che detta le regole sulla cooperazione dell'Italia con la Cpi.
Ora arriva la norma contenuta nel nuovo decreto Sicurezza. Che, se fosse stata in vigore un anno fa, avrebbe dato almeno una specie di ‘copertura' legale alle intenzioni del governo. "Siamo di fronte a un uso personale della legislazione sulla sicurezza per proteggere responsabilità politiche e amministrative, piegando lo Stato di diritto alle esigenze di impunità del governo di fronte alle sue responsabilità", ha commentato Bonelli.