Groenlandia e dazi, Braga (Pd): “La sudditanza di Meloni verso Trump fa male all’Italia e all’Europa”

Ancora una volta Donald Trump ha imposto dazi a sorpresa a Paesi che, sulla carta, sono suoi alleati. È toccato a Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi, Danimarca, Svezia, Norvegia e Finlandia, cioè gli Stati che si erano mobilitati anche sul piano militare per rispondere alle minacce statunitensi nei confronti della Groenlandia. L'annuncio delle nuove tariffe ha portato ore di confusione sui mercati internazionali e in tutta la politica europea, ma il governo italiano continua a seguire la linea più ‘conciliante' nei confronti degli Usa. Fanpage.it ha intervistato Chiara Braga, capogruppo del Partito democratico alla Camera.
Onorevole, cosa pensate della decisione del presidente degli Stati Uniti?
È l'ennesima mossa irrazionale da parte di Trump. La conferma, purtroppo, di quello che abbiamo registrato in questi mesi: la sua presidenza ha l'obiettivo di indebolire l'Europa, incrinando rapporti politici e facendo saltare decenni di cooperazione economica tra gli Stati Uniti e l'Unione europea. Cosa che contribuisce pericolosamente ad alimentare un caos globale di cui vediamo tutti gli effetti.
Meloni ha parlato di un "errore" di Trump, poi è tornata a insistere sull'importanza di mantenere le relazioni con gli Stati Uniti. È una presa di posizione che non basta?
È una presa di posizione debole e tardiva.
Cosa serve?
Bisogna impiegare tutta la forza diplomatica che il nostro Paese ha in Europa per garantire che ci sia una reazione adeguata. Non vuol dire mettere in discussione la storica alleanza con gli Stati Uniti, ma difendere fino in fondo le organizzazioni multilaterali – tra cui la Nato, che è ovviamente l'oggetto di questa ennesima forzatura da parte di Trump. La sudditanza di Giorgia Meloni su questo è grave non soltanto per il nostro Paese, ma anche per l'Europa.
Nella conferenza stampa di inizio anno la presidente del Consiglio ha risposto a chi criticava la sua linea su Trump: "Dobbiamo prendere le distanze nel senso che dobbiamo uscire dalla Nato? Dobbiamo chiudere le basi americane? Dobbiamo assaltare i McDonald's?". Cosa chiedete, invece, concretamente?
Nell'unica occasione in cui si è esposta, Meloni ha cercato di cavarsela con una battuta. La questione è drammaticamente seria, invece. L'idea di mediare è fallita da mesi. Si è dimostrata inefficace sui dazi ma anche sull'Ucraina.
Ormai è chiaro che quello del governo italiano è un atteggiamento non solo irrilevante, ma dannoso. Sembrano principalmente occupati ad aspettare le decisioni di Trump per poi cercare di interpretarle in modo benevolo. Non è questo che dovrebbe fare un Paese come il nostro.
Ora si discute di come deve reagire l'Europa. Sul tavolo ci sono l'ipotesi ‘bazooka', possibili contro-dazi e altre misure ancora. Se foste voi al governo, quale strada seguireste?
Per prima cosa cercheremmo di riparare gli errori fatti nel recente passato. Penso a come, nell'ultimo confronto sui dazi, l'Europa ha seguito la strategia di Meloni e di Merz e ha abbandonato, ad esempio, ogni ipotesi di tassazione delle grandi multinazionali americane. Abbiamo degli strumenti: il ‘bazooka', gli accordi commerciali come il Mercosur… Dobbiamo saperli usare in modo chiaro, per dimostrare che l'Europa ha delle carte a disposizione.
Purtroppo, mentre l'Europa reagisce – pur timidamente – con una presa di posizione della Commissione e con la convocazione della riunione straordinaria del Consiglio europeo, ancora una volta la posizione dell'Italia è quella che frena.
I leader europei si incontreranno giovedì sera per decidere una linea. Cosa vi aspettate?
Innanzitutto abbiamo chiesto, insieme a tutte le opposizioni, che Meloni venga a fornire delle comunicazioni in Aula prima di questa riunione straordinaria.
Per quanto riguarda l'esito dell'incontro, ci aspettiamo chiarezza; che l'Ue sappia ritrovare la propria anima, difendere con convinzione il diritto internazionale e contrastare la legge del più forte, che Trump purtroppo sembra voler affermare.
Trump ha detto che vuole "comprare" la Groenlandia a tutti i costi. Se la minaccia dei dazi non funzionasse pensa che l'intervento militare sia ancora una possibilità? E nel caso, come dovremmo muoverci?
Io mi auguro che non si arrivi a quella soluzione, sarebbe veramente la fine dell'Alleanza atlantica. Però purtroppo, nonostante le deboli rassicurazioni di Meloni, nei giorni scorsi lo stesso vicepresidente degli Stati Uniti Vance ha detto che è un'eventualità concreta.
È finito il momento in cui la maggioranza si può nascondere dietro equilibrismi e le divisioni. Su un tema così rilevante, la destra che oggi ha la responsabilità di governare il nostro Paese deve avere la forza di sostenere pienamente un salto di qualità in avanti dell'integrazione europea. È già successo di fronte alle crisi, come durante il Covid. Ed è l'unico modo per essere più forti e capaci di difendere i nostri interessi strategici.
Si è parlato di possibili accordi, ad esempio della possibilità che gli Usa aumentino le loro basi militari in Groenlandia, ma senza cambiare la situazione politica e amministrativa. Come valutate compromessi di questo tipo?
Deve valere un principio: non è accettabile un attacco all'integrità territoriale di uno Stato europeo. Questo deve essere il punto di partenza fondamentale. Se davvero l'esigenza degli Stati Uniti è di una maggiore sicurezza di quell'area, questa non può che essere costruita in un accordo con l'Unione europea. Abbandonando questi toni da bulli istituzionali e ritrovando il linguaggio della politica e della diplomazia.