Referendum sulla giustizia 2026

Giustizia, Gherardo Colombo: “Di Pietro sbaglia a difendere la riforma, avrebbe bloccato Mani pulite”

Gherardo Colombo spiega a Fanpage.it perché voterà no al referendum sulla giustizia. Secondo l’ex magistrato, noto per inchieste come quella sulla scoperta della loggia P2 o Mani Pulite, la riforma farà finire i magistrati alle dipendenze del potere, mettendo a rischio di conseguenza i diritti di tutti i cittadini.
Intervista a Gherardo Colombo
Ex magistrato e giurista
A cura di Giulia Casula
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La riforma della giustizia farà perdere credibilità ai magistrati, ma soprattuto limiterà i diritti dei cittadini. Perché, spiega Gherardo Colombo a Fanpage.it, per fare il proprio lavoro un magistrato deve essere assolutamente indipendente dal potere. Secondo l'ex magistrato noto per aver scoperto i segreti della loggia P2 e per aver lavorato a celebri inchieste, Antonio Di Pietro sbaglia a dire che la riforma non avrebbe potuto intaccare lo svolgimento di un'indagine come Mani Pulite. "Lui ha lasciato l'indagine nel 1994. Io sono rimasto, ho subito cinque procedimenti disciplinari e sono stato assoluto. Con le nuove regole non penso che l'esito sarebbe stato lo stesso".

Gherardo Colombo, benvenuto nella redazione di Fanpage. Ha detto chiaramente che voterà no al referendum perché con le nuove regole "la giustizia sarà sempre più dipendente dal governo". Mi spiega meglio cosa intende?

Attraverso questa riforma la magistratura in primo luogo perde credibilità. Secondo lei qual è la giustificazione per cui i magistrati non possono più eleggere i loro rappresentanti all'interno del Consiglio Superiore della Magistratura? Oggi la Costituzione prevede che i magistrati eleggono coloro che andranno al Consiglio. Con la riforma dovranno essere sorteggiati. Perché invece quelli di provenienza politica, cioè i professori e gli avvocati nominati dal Governo, saranno prima eletti in una lista e poi sorteggiati? Non c'è una differenza abissale? Chi è indicato dal Parlamento è eletto invece mentre i magistrati sono sorteggiati. Perché? Evidentemente non ci si fida dei magistrati. Questo fa precipitare la loro reputazione e credibilità. Se sono sorteggiati e non eletti, si va a caso. Possiamo trovarne capaci ma anche incapaci. Mentre quelli eletti dal Parlamento saranno scelti oltre che per fedeltà anche per capacità. E allora chi è che poi governerà di fatto? I 2/3 dei magistrati che soltanto casualmente possono essere capaci di fare un lavoro che è così diverso dal fare il giudice e il pm, o coloro che pur essendo in minoranza hanno la capacità di gestire le cose?

Nei giorni scorsi i toni del dibattito si sono alzati parecchio. Anche lei pensa come la sua ex collega, oggi nella Lega, Simonetta Matone che le dichiarazioni di Nordio, ad esempio quella del Csm paramafioso, siano "folli e stanno avvantaggiando il No"? 

Sì, perché a dire come stanno veramente le cose poi si fa vedere ai cittadini che lo scopo di questa riforma non è quello di separare le carriere per rendere più pari le parti  – diciamo così, anche se un discorso un pochino più complesso  – ma è quello di indebolire la magistratura a favore del potere del governo, della politica. Lo ha detto chiaramente.

Andiamo sui contenuti del referendum. Io ora le dirò alcune affermazioni che riguardano la riforma. Lei dovrebbe dirmi se sono vere o false e spiegare perché. Parto con la prima: se separiamo le carriere di chi accusa, i pm, da quelle di chi giudica,  saremo sicuri di avere giudici terzi e imparziali nel processo, come prevede la Costituzione. Vera o falsa?

Secondo me non è così, perché non cambia sostanzialmente niente quanto alla terzietà del giudice. Io sono abituato a fare delle prove di resistenza per vedere se un'affermazione corrisponde alla realtà. Oggi soltanto il 50% delle richieste del pubblico ministero al giudice si trasforma in condanna. L'altro 50% no. Questo vuol dire che esiste una dipendenza del giudice dal pubblico ministero? Guardiamo i fatti che si stanno verificando in questi giorni, ad esempio con le manifestazioni di Torino: il pubblico ministero chiede una cosa, il giudice ne disepone un'altra… Se il giudice molto spesso dà torto al pubblico ministero vuol dire che è terzo nei suoi confronti no?

Questa riforma rappresenta il definitivo superamento del modello inquisitorio fascista, dove chi indagava e chi giudicava era la stessa persona. Vero o falso?

Anche questa non è vera. Io andrei a riprendere un'intervista al professor Vassalli, indicato come colui che avrebbe avviato la strada per la separazione delle carriere. Che cosa dice Vassalli sulla riforma? Il contrario di quello che gli si attribuisce. Non solo sulla separazione delle carriere ma sulle riforme costituzionali in generale. La Costituzione, dice Vassalli, va difesa per quello che è e se c'è qualcosa da cambiare devono essere delle cose minime e molto pensate. Ma non voglio riferirmi solo alle cose dette da Vassalli. Vede, il pubblico ministero ha l'obbligo di cercare le prove a favore dell'imputato. L'avvocato ha un obbligo completamente diverso, di "salvare" il suo assistito dal processo. Il pubblico ministero ha una funzione differente. Non è quella di vincere la causa ma di accertare come si sono verificati i fatti e trarne le conseguenze. Se l'imputato è da assolvere, il pubblico ministero deve chiedere l'assoluzione. Ma si è mai visto un difensore richiedere la condanna del suo assistito? Commetterebbe un reato, addirittura.

L'obiettivo di dividere il Csm in tre organi diversi è indebolirlo. Vero o falso?

Assolutamente sì. Tra l'altro io proprio non capisco una cosa. Com'è che si divide il Consiglio Superiore della Magistratura, con i giudici da una parte per quel che riguarda le assunzioni, la professione, i trasferimenti e così via, e i pubblici ministeri dall'altra (sempre per quel che riguarda assunzioni, professione, trasferimenti etc.) e poi li si rimette insieme per quel che riguarda la disciplina? È una cosa che non riesco assolutamente a capire. È proprio in sede di disciplina che un potere diverso da quello giudiziario può insinuarsi.

Tra l'altro, mentre nei Csm 2/3 sono magistrati e un terzo nominati dalla politica, nell'Alta Corte soltanto 3/5 sono magistrati e e 2/5 indicati dalla politica (in parte nominati dal Presidente della Repubblica, in parte eletti dal dal Parlamento). Perché questo squilibrio rispetto alle proporzioni del Csm? Si separano i giudici dai pubblici ministeri perché così sono terzi e poi però gli si dà la possibilità di rigiudicare il giudizio che già hanno espresso ,tutti assieme, nell'Alta Corte di disciplina.

Oggi il Csm è troppo politicizzato, con il sorteggio questa vicinanza politica scomparirà. Vero o falso?

Non è perché è successo che le correnti abbiano fatto delle cose sbagliate allora vanno eliminate. Peraltro l'episodio più eclatante, quello dell'Hotel Champagne, ha coinvolto anche i politici. Perché lì c'erano dei membri del Consiglio Superiore della Magistratura, c'era un magistrato ex membro del Csm e due politici. Com'è questa storia che la magistratura è politicizzata però le cose sbagliate si fanno insieme alla politica e alla politica tutto questo va bene? Sono cose che succedono ma non è la regola. Ma lei pensa che sorteggiando magistrati che fanno parte delle correnti perderanno la loro appartenenza alle correnti? Chi è di Unicost, resterà di Unicost, chi fa parte di Magistratura indipendente resterà di Magistratura indipendente. Se il rischio c'era prima ci sarà anche dopo.

Oggi le correnti vengono demonizzate ma andiamo a vedere la storia. Giovanni Falcone ha fondato una corrente per dire. Del valore a questa paternità va data. Guido Carli era un esponente di grandissimo rilievo di una corrente che all'epoca si chiamava Unità per la Costituzione. Le correnti hanno aiutato moltissimo e forse questo a qualcuno dà fastidio, a passare dalla legislazione penale fascista a una legislazione penale democratica, nei limiti del possibile. Le correnti sono delle organizzazioni sindacali e soprattutto culturali. Il loro dibattito consente di essere sempre vicini alla Costituzione.

Negli scorsi giorni abbiamo avuto qui ospite Antonio Di Pietro, oggi schierato a favore del sì e con cui lei ha condiviso la stagione di Mani pulite. Secondo Di Pietro la riforma non avrebbe potuto fermare l’inchiesta perché nessuno può impedire a un magistrato di fare il suo dovere. È d’accordo? Ha ragione Di Pietro? 

Assolutamente no. Antonio Di Pietro ha lasciato Mani pulite a dicembre 1994. Noi siamo andati avanti con la corruzione dei giudici, con i processi che riguardavano la corruzione della Guardia di Finanza, eccetera. Io sono stato un bravo ragazzo fino al 1994 e ho ricominciato ad esserlo dal 2005, quando sono stato trasferito in Cassazione, fino alle mie dimissioni dalla magistratura. In quel periodo lì mi hanno fatto cinque procedimenti disciplinari. Due di questi iniziati da ministri della Giustizia, uno di centrodestra e uno di centrosinistra. Questi procedimenti disciplinari sono finiti con la mia assoluzione. Ci fosse stata l'Alta Corte disciplinare voluta dalla riforma credo che la soluzione sarebbe stata diversa. Antonio ha deciso di andarsene prima. Queste cose lui le conosce da lontano.

Immaginiamo che io non abbia ancora deciso cosa votare. Le chiedo di dirmi, anche con una sola frase, perché dovrei votare no. 

Perché se lei vota sì i suoi diritti vengono diminuiti. La magistratura per fare il suo lavoro deve essere assolutamente indipendente dagli altri poteri (il potere economico, del governo e così via). Ha sentito quante volte il Governo si è lamentato della magistratura? "Non ci lasciano fare quello che noi pensiamo sia giusto", dicono. Il fatto è che bisogna rispettare le regole. Faccio un esempio. Un giorno si potrebbe arrivare a dire che il principio della Costituzione secondo cui chi lavora ha diritto ad una retribuzione dignitosa debba essere superato per far crescere l'economia. Chi è che difende il suo diritto a una retribuzione dignitosa? La magistratura del lavoro. Lo difende anche la magistratura penale quando pagare in modo non dignitoso i lavoratori costituisce reato. In poche parole sono i suoi diritti, come i miei e quelli di tutti gli altri cittadini. Quando si inserisce un altro potere nell'esercizio dell'attività del giudice i nostri diritti possono finire chissà dove.

Se pure al referendum passasse il Sì, quale sarebbe alla fine, il rischio peggiore per i cittadini?

Parlavo prima dei procedimenti disciplinari. I procedimenti hanno un effetto diretto, la condanna di una persona, e uno indiretto, cioè fare da esempio nei confronti degli altri. Se una persona che coraggiosamente fa qualcosa che non piace al potere e il potente lo sanziona disciplinarmente, per lui è una condanna, per tutti gli altri è un'indicazione: "Attenzione non fate come lui. Non rispettate le regole quando io potere non voglio che le rispettare". E allora tanti magistrati diranno: "Ma chi me lo fa fare di correre rischi?"

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