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Referendum sulla giustizia 2026

Fino a oggi la tv ha parlato del referendum solo per trenta minuti (dando più spazio al Sì)

A meno di un mese dal voto del 22 e 23 marzo, l’Osservatorio Tg Coris/Fondazione Murialdi rileva che i telegiornali hanno dedicato poco più di trenta minuti al referendum, con una prevalenza del fronte del Sì. Particolarmente protagonista è il ministro Carlo Nordio, mentre la copertura dei Tg Rai appare più equilibrata rispetto alle reti commerciali.
A cura di Francesca Moriero
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La campagna referendaria è ormai entrata da tempo nel vivo e, come accade sempre quando si avvicina un appuntamento con le urne, non è soltanto il confronto politico a intensificarsi, ma anche il modo in cui quel confronto viene raccontato. La televisione, ancora oggi principale fonte di informazione per una larga parte dell'elettorato, diventa così uno specchio da osservare con attenzione: quanto spazio viene riservato al referendum? E soprattutto, come viene distribuito tra le posizioni in campo? 

A fornire una risposta è l'Osservatorio Tg Coris/Fondazione Murialdi, che ha analizzato l'informazione dei principali telegiornali nazionali, Tg1, Tg2, Tg3, Tg4, Tg5, Studio Aperto e TgLa7, nel periodo compreso tra il 23 e il 25 febbraio 2026, quindi a meno di un mese dal voto fissato per il 22 e 23 marzo. Quello che ne emerge è molto chiaro:in tre giorni sono stati dedicati al tema 1.812 secondi complessivi, cioè poco più di trenta minuti di copertura distribuiti tra notizie e interventi diretti dei protagonisti politici. E il Sì ha avuto una maggiore visibilità televisiva.

La distribuzione tra emittenti

La maggior parte del tempo televisivo dedicato al referendum proviene dai telegiornali del servizio pubblico: i Tg Rai, infatti, raggiungono 1.083 secondi, mentre Mediaset ne dedica 411 e La7 318. Non è però solo la quantità di spazio a fare la differenza: ciò che conta davvero è come questo tempo viene suddiviso tra le due posizioni in campo. Nei Tg Rai, ad esempio, la copertura tende a essere più equilibrata tra Sì e No, mentre nelle reti commerciali l'attenzione è più concentrata sul Sì. Questo significa che, oltre ai numeri complessivi, è la distribuzione interna dello spazio a influenzare la percezione del pubblico su chi "domini" il dibattito televisivo.

Il Sì ottiene più spazio

Sommando poi il cosiddetto "tempo di notizia", cioè lo spazio in cui il tema viene raccontato dai giornalisti, e il "tempo di parola", vale a dire i secondi in cui parlano direttamente gli esponenti politici, il fronte del Sì raggiunge 777 secondi complessivi, pari al 56% dello spazio attribuito ai due schieramenti. Il No si ferma a 619 secondi, il 44%. Una differenza significativa che fotografa, in questa fase della campagna, una maggiore esposizione della posizione favorevole alla riforma.

Maggiore attenzione al Sì nelle reti commerciali

L'Osservatorio rileva però che il dato aggregato nasconde una distinzione importante: nei telegiornali del servizio pubblico la distribuzione tra Sì e No tende a mantenere un equilibrio più vicino alla parità, mentre nelle reti commerciali, in particolare nei Tg Mediaset e nel TgLa7, l'attenzione verso il Sì risulta più marcata. In altre parole, la maggiore esposizione complessiva del fronte favorevole è compensata, almeno in parte, da una gestione più bilanciata degli spazi nei Tg Rai.

Il protagonismo di Carlo Nordio

Se si passa dall'analisi degli schieramenti a quella dei singoli protagonisti, il quadro diventa ancora più netto: nel campo del Sì domina la figura del ministro della Giustizia, Carlo Nordio che, da solo, concentra 476 secondi tra tempo di notizia e tempo di parola. È un dato che lo rende il protagonista assoluto della copertura televisiva sul referendum in quei tre giorni. Tutti gli altri esponenti della maggioranza restano molto distanziati: Matteo Salvini, ad esempio, totalizza 39 secondi, mentre altri interventi risultano ancora più contenuti.

L'Osservatorio evidenzia poi come lo squilibrio nel tempo di parola non sia solo dovuto a una maggiore copertura del Sì, ma soprattutto alla forte concentrazione su una singola figura, il ministro Nordio. Nelle reti Mediaset, il suo protagonismo domina profondamente il racconto televisivo: la riforma viene raccontata soprattutto attraverso le sue parole e i suoi interventi, mentre altri esponenti del Sì rimangono in secondo piano. Questo fa sì che la percezione del pubblico non rifletta soltanto il fronte favorevole in generale, ma sia fortemente condizionata dalla centralità di un singolo protagonista.

Il fronte del No

Sul fronte del No, l'attenzione televisiva si è concentrata invece principalmente su una sola figura: il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, che totalizza 276 secondi di presenza tra interviste e interventi. Gli altri esponenti contrari alla riforma compaiono molto meno: spazi ridotti riguardano, ad esempio, Elly Schlein e altri membri dell'opposizione, che restano in secondo piano rispetto alla centralità di Conte nella copertura mediatica.

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