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Fermo preventivo per i manifestanti nel decreto Sicurezza, come funziona e quando scatta

Nel decreto Sicurezza appena approvato in Cdm, c’è il discusso fermo preventivo per chi manifesta. La norma riconosce agli agenti la possibilità di trattenere fino a 12 ore persone fermate nel corso di cortei pubblici se ritenute pericolose perché in possesso di armi o con precedenti per reati commessi durante una manifestazione. Vediamo nel dettaglio cosa prevede.
A cura di Giulia Casula
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immagine di repertorio
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Nel decreto Sicurezza appena approvato in Consiglio dei ministri, c'è la discussa norma sul fermo preventivo per chi manifesta. Nello specifico si introduce la possibilità per gli agenti di polizia di trattenere fino a 12 ore persone fermate nel corso di cortei pubblici se ritenute pericolose. Non basterà il sospetto che un soggetto rappresenti un pericolo per la sicurezza pubblica, come prevedeva la prima versione della norma (poi riformulata dopo i rilievi del Colle). Serviranno elementi concreti come il possesso d'armi, o altri strumenti atti ad offendere, o se la persona indossa strumenti che rendono difficile il riconoscimento (caschi ad esempio) o ancora, se risulta avere dei precedenti per reati commessi durante una manifestazione. Vediamo nel dettaglio cosa prevede il decreto.

Cosa dice la norma del decreto sicurezza sul fermo preventivo

Nella bozza che Fanpage ha potuto visionare, all'articolo 7 viene introdotta la possibilità per gli agenti "nel corso di specifiche operazioni di polizia svolte nell'ambito dei servizi di ordine e sicurezza pubblica disposti in occasione di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico" di "persone rispetto alle quali, in relazione a specifiche e concrete circostanze di tempo e di luogo e sulla base di elementi di fatto" come il possesso di armi o la "rilevanza di precedenti penali o di segnalazioni di polizia per reati commessi con violenza alle persone o sulle cose in occasione di pubbliche manifestazioni nel corso degli ultimi cinque anni" sussista "un fondato motivo di ritenere che pongano in essere condotte di concreto pericolo per il pacifico svolgimento della manifestazione, e ivi trattenerle per il tempo strettamente necessario ai fini del compimento dei conseguenti accertamenti di polizia e comunque non oltre le dodici ore".

Gli agenti quindi non potranno limitarsi a sospettare che il manifestante possa rappresentare un pericolo per fermarlo, ma dovranno basarsi su indizi certi, verificati nel corso dell'accertamento. Il fermo inoltre, non potrà superare le 12 ore (inizialmente il governo aveva parlato di 24, Salvini addirittura 48 ore) e occorrerà darne immediata notizia al pubblico ministero. Sarà quest'ultimo, se riconosce che non ricorrono le condizioni per il fermo, a ordinare il rilascio.

Il ‘daspo' cortei per chi ha precedenti

Il decreto prevede inoltre il divieto di partecipazione a manifestazioni e cortei a chi a condanne, maturate in contesti simili, per reati di terrorismo, danneggiamento, devastazione e saccheggio, lesioni, attentato alla sicurezza dei trasporti, violenza o minaccia a pubblico ufficiale o a corpo politico, strage, incendio doloso, omicidio. Si tratta di una sorta di daspo per le piazze che scatterà in presenza di una decisione dell'autorità giudiziaria, che potrà disporlo per un periodo da uno a tre anni oppure, "se la pena applicata è superiore a tre anni, per un periodo equivalente a quello della pena stessa, fino a un massimo di dieci anni", si legge all'articolo 10 della bozza.

Il questore inoltre, "può prescrivere al condannato di comparire personalmente una o più volte, negli orari indicati, nell'ufficio o comando di polizia competente in relazione al luogo di residenza dell’obbligato o in quello specificamente indicato, nel corso della giornata in cui si svolgono" le manifestazioni per cui si applica il divieto e compatibilmente "con le esigenze di mobilità, salute e lavoro del destinatario dell’atto".

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