Dopo un anno da presidente, la destra italiana è ancora pro Trump: “Ci sono ragioni per festeggiare”

Il 20 gennaio del 2025, Donald Trump si insediava alla Casa Bianca. La destra lo accoglieva come l’inizio di una nuova era della politica internazionale. Un anno dopo, tantissime cose sono successe tra dazi e nuovi fronti di conflitto. Ad oggi il giudizio delle destre italiane su Trump è rimasto lo stesso? Lo abbiamo chiesto al ministro degli Affari Europei Tommaso Foti e il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro (entrambi FdI) e per la Lega, il deputato Stefano Candiani e il senatore Claudio Borghi.
A cura di Redazione
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A cura di Marco Billeci e Giulia Casula

Il 20 gennaio del 2025, Donald Trump si insediava alla Casa Bianca e iniziava ufficialmente il suo secondo mandato come presidente degli Stati Uniti. I partiti della destra italiana di governo esultavano per il ritorno di The Donald alla guida degli States e lo salutavano come l'inizio di una nuova era della politica internazionale e nei rapporti tra Usa e Italia. Un anno dopo, tantissime cose sono successe e forse non tutte sono andate nella direzione in cui i conservatori di casa nostra si auguravano, tra dazi, nuovi fronti di conflitto internazionali e rapporti sempre più tesi tra gli Stati Uniti e il resto del mondo Occidentale. Dopo un anno di presidenza, il giudizio delle destre italiane su Trump è rimasto lo stesso o è cambiato e nel caso in che modo? Lo abbiamo chiesto a quattro importanti esponenti della maggioranza che sostiene il governo Meloni. Per Fratelli d'Italia, il ministro degli Affari Europei Tommaso Foti e il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro. E per la Lega, il deputato Stefano Candiani e il senatore Claudio Borghi.

A un anno dall'insediamento di Trump, "festeggiamo l'avvento di un leader che sta ponendo temi di destra: la difesa della produzione, della famiglia, archiviare la cultura woke, la cancel culture. Sì abbiamo ancora da festeggiare", risponde Delmastro.

"Si immaginava che Trump avrebbe portato la tregua in un'area come quella del Medio Oriente? Avrebbe valutato che ci sarebbe stato un ragionamento così importante sulla proliferazione delle armi nucleari?", domanda il ministro Foti.

Davanti all'attacco Usa in Venezuela, alle minacce di intervento militare in Iran e Groenlandia e alla mancata promessa di porre fine alla guerra in Ucraina, la destra italiana è ancora così sicura che Trump sia un "uomo di pace"? "Bisogna vedere quale sarà il termine di queste operazioni", risponde il senatore Borghi. "Di solito, bombardamenti, cambi di regime e cose così venivano fatti col sorriso sulle labbra. In questo caso le cose sono più chiare. Penso che il problema grosso ora sia l'Iran", aggiunge. "Nel caso di Maduro hanno fatto la differenza. Se con l'azione di Trump si giunge a qualche pacificazione, le maniere possono essere discutibili ma il fine, come dice qualcuno, giustifica i mezzi", precisa Candiani.

Sul tanto vantato rapporto privilegiato tra Trump e Meloni, Foti dice: "Giorgia Meloni ha tenuto i rapporti con gli Stati Uniti. Vorrei far presente che gli Usa avevano le basi Nato dopo il 1945 e non mi pare che nessuno abbia mai detto che l'Italia fosse prona o supina, salvo i comunisti. Noi stiamo cercando di tenere in piedi il concetto di Occidente perché l'Occidente è e rimane un'area di valore". 

"Questa è la politica del tentativo di tenere cucite le due sponde dell'Atlantico", gli va dietro il sottosegretario alla Giustizia. "Credo che il problema sia che si tratta di una grammatica diplomatica muscolare a cui noi europei siamo poco abituati. Da qui a immaginare che vi siano dei problemi nell'area euro-occidentale". E sull'ipotesi di un intervento in Groenlandia commenta: "Continuo a pensare che si tratti di fantapolitica". 

"L'Ue auspica sempre una centralità elle decisioni. Nel momento in cui quello che ti ha sempre risolto i problemi, ti dice in maniera brutale "ora ti arrangi", qualcuno si strappa i capelli perché ora dobbiamo difenderci da noi. L'Unione europea non è matura perché non c'è un unione politica, ma è evidente che gli Usa pensino al loro interesse", chiude Candiani.

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