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Cos’è l’euro digitale, come funziona e quando potremo usarlo al posto dei contanti con un’app

Il progetto dell’euro digitale è in lavorazione da anni, e sta continuando a fare passi avanti. La moneta digitale – che non è una criptovaluta – permetterebbe di pagare online e di persona, nei negozi e tra conoscenti, con un’app. Esattamente come avviene oggi con parte e altri strumenti di pagamento, ma senza appoggiarsi a circuiti privati (in molti casi americani, come Visa).
A cura di Luca Pons
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Si avvicina, relativamente, l'arrivo dell'euro digitale nelle vite quotidiane dei cittadini dell'Unione europea. Ieri il Parlamento europeo ha dato il via libera a due risoluzioni che chiariscono la linea dell'Eurocamera: niente compromessi e passi indietro, si procede. Se il voto decisivo arriverà entro la fine dell'anno, la Banca centrale europea potrebbe iniziare a emettere l'euro digitale dal 2029.

La moneta si potrebbe usare esattamente come gli euro ‘analogici', che comunque non saranno sostituiti e resteranno sempre disponibili: pagamenti online o di persona, nei negozi oppure negli scambi tra persone. Con tutta probabilità ci sarà un'applicazione per i cellulari che permetterebbe di effettuare tutte le operazioni. Insomma, nelle abitudini di tutti i giorni dovrebbe cambiare poco o nulla. La differenza sarebbe che tutti i pagamenti non passerebbero su circuiti controllati da compagnie statunitensi come Visa e Mastercard.

Cos'è l'euro digitale e cosa cambierebbe rispetto a oggi

L'euro digitale sarebbe una forma di valuta digitale. Niente a che fare con le criptovalute: il suo valore sarebbe sempre fisso e uguale a quello degli euro cartacei, garantito dalla Banca centrale europea. Si tratterebbe di una moneta con corso legale, ovvero sarebbe sempre obbligatorio accettarla come pagamento. Funzionerebbe per i pagamenti online, ma anche quando non c'è connessione. Mirato agli acquisti sui siti, ma anche ai negozi fisici e agli scambi tra privati. Ma se il suo funzionamento è uguale a quello dei pagamenti digitali oggi, a cosa serve questo nuovo euro?

L'obiettivo è proteggere l'Europa dal ‘dominio' dei colossi americani: Visa, Mastercard e – in parte minore – American Express. Oggi, quando in Ue i cittadini pagano con carta, due volte su tre quel pagamento avviene su un circuito che ha sede fuori dall'Unione. In Italia c'è un'alternativa ‘nazionale', il circuito domestico Bancomat, che funziona solo all'interno del Paese. Ma la situazione non è la stessa dappertutto: ben 13 Paesi su 20 di quello che usano l'euro non hanno sistemi simili.

Significa, in parole povere, che se un giorno Mastercard e Visa decidessero di non erogare più i loro servizi (molto improbabile, ma non impensabile nell'epoca di Donald Trump e delle tensioni Usa-Ue) in quegli Stati diventerebbe impossibile effettuare pagamenti elettronici.

Quando parte l'euro digitale

La soluzione dell'euro digitale è in lavorazione da anni. Di sistemi simili si parla da moltissimo tempo, ma è dal 2021 che la Banca centrale europea ha iniziato a mettersi all'opera concretamente su questa iniziativa. Le pratiche sono andate avanti in modo piuttosto spedite, soprattutto per gli standard europei: la Commissione europea e anche il Consiglio Ue (che unisce i leader dei 27 Paesi) hanno già dato il via libera.

Manca solo il Parlamento europeo, che ieri ha dato un segnale forte. Il voto decisivo è in programma a maggio, ma non è escluso che slitti ancora. La questione dell'euro digitale è divisiva, tra i partiti ma soprattutto tra i Paesi. L'Italia è tra i favorevoli, mentre Francia e Germania hanno posizioni molto più critiche e caute. L'iter, insomma, è ben avviato ma ancora pieno di ostacoli.

Se il via libera del Parlamento arriverà entro la fine dell'anno, poi mancheranno ancora alcuni passaggi – che a quel punto, con l'intesa politica raggiunta, dovrebbero essere solo formali. La Banca centrale europea, che è indipendente dagli organi politici ma su questo tema ha bisogno del loro via libera, ha previsto che con questa tabella di marcia potrebbe iniziare a erogare euro digitali nel 2029. Potrebbero mancare solo tre anni, quindi, al momento in cui tutti i cittadini potranno usare la nuova moneta digitale.

Come potremo usare l'euro digitale: app e conto in banca

Naturalmente i dettagli su come si potrà usare l'euro digitale sono ancora da definire. Tuttavia, ci sono già delle indicazioni solide. La Banca centrale europea sul suo sito ufficiale prevede che si potrà pagare con "una carta, l'app dell'euro digitale oppure la tua consueta app bancaria". Non si esclude, quindi, che oltre a un'apposita applicazione per il cellulare si potrà anche scegliere di usare la carta.

In generale, il meccanismo dovrebbe essere questo. Ci si potrà aprire un conto in euro digitali, o in banca o anche (probabilmente) presso Poste italiane. Questo conto si potrà ricaricare con i soldi presenti sul proprio conto corrente o con contanti, e da qui saranno presi i fondi per pagare con carta, con app e così via.

Una differenza molto importante con gli euro tradizionali scatta qui: non si potranno accumulare euro digitali, perché ci sarà un tetto molto basso alla quantità massima che se ne può tenere sul conto. La soglia non è ancora decisa, ma l'ipotesi più alta al momento è di 3mila euro a persona. Potrebbe anche essere molto meno, sotto i mille euro.

Il motivo è che non si vuole rendere l'euro digitale uno strumento di deposito – cosa che ‘sbilancerebbe' le banche nazionali – ma solo di pagamento. Sarà comunque possibile usare gli euro digitali anche per pagare somme importanti: se sul conto ci sono 3mila euro e bisogna pagarne 5mila, la differenza sarà presa automaticamente dal conto corrente ‘normale' e convertita in monete digitali.

Si prospettano regole leggermente diverse per i commercianti. Innanzitutto, i negozi non potranno avere un conto in euro digitali: i soldi andranno subito sul conto ordinario. Per quanto riguarda le commissioni sui pagamenti, l'importo non è ancora deciso. Quando sarà fissato, si cercherà di renderlo competitivo con gli altri servizi elettronici.

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