Cosa dice l’Ufficio parlamentare di bilancio sulla crescita economica in Italia: il ruolo di Pnrr e investimenti

Dopo mesi di segnali poco incoraggianti e di timori legati a un possibile ristagno dell'economia, l'ultima nota congiunta dell'Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) restituisce un quadro meno pessimista di quanto si temesse invece in autunno, pur senza dipingere uno scenario particolarmente favorevole.
La crescita dell'economia italiana resta contenuta, ma più stabile e meno soggetta a peggioramenti improvvisi: secondo le stime dell'Upb, il ritmo di espansione dovrebbe rafforzarsi un po' di più nel biennio 2026-2027. Il punto centrale dell'analisi è che l'Italia non si trova in recessione, ma procede con una crescita lenta, sostenuta soprattutto dalla domanda interna e dall'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Allo stesso tempo, il quadro resta fragile e condizionato dai rischi che arrivano dal contesto internazionale, ancora segnato, come sappiamo, da forti incertezze.
Il 2025: crescita modesta e concentrata a fine anno
Per il 2025 l'Upb stima una crescita dello 0,5 % su base annua. Il dato risulta inferiore a quanto suggeriscono alcune letture dei conti trimestrali, perché tiene conto del minor numero di giorni lavorativi rispetto all'anno precedente. Questo aspetto aiuta a comprendere meglio l'andamento reale dell'economia: per gran parte dell'anno la crescita è stata molto debole, con un'accelerazione solo nell'ultima parte del 2025. La spinta principale è arrivata dalla domanda interna, mentre il contributo del commercio estero è invece rimasto limitato. Si tratta quindi ancora una volta di una crescita fragile, che non nasce da un rafforzamento generalizzato dell'attività economica, ma da un recupero circoscritto nel tempo e sostenuto da fattori interni.
Le prospettive per il 2026-2027
Guardando al biennio successivo, l'Upb prevede una crescita attorno allo 0,7% sia per quanto riguarda quest'anno, sia il prossimo, nel 2027. Si tratta di una revisione leggermente al rialzo rispetto alle stime formulate in autunno, come anticipato, soprattuto per il 2026.
Questo miglioramento sarebbe legato al contesto internazionale e a un contributo più significativo delle domanda interna. Un ruolo decisivo è attribuito anche agli investimenti connessi al Pnrr: la piena attuazione del Piano viene infatti considerata essenziale per sostenere l'attività economica e per consolidare una crescita che, in assenza di questo supporto, rischierebbe invece di restare più debole. Ma vediamo nel dettaglio.
Il quadro internazionale
Come detto le prospettive di crescita dell'Upb sono strettamente legate all'evoluzione del contesto internazionale, che continua a rappresentare una delle principali fonti di incertezza. L'economia globale cresce, ma cresce in modo diseguale e con ancora equilibri fragili, condizionati soprattutto dalle tensioni geopolitiche e dall'andamento dei mercati finanziari ed energetici. Negli Stati Uniti, l'attività economica mostra una dinamica relativamente solida, mentre la Cina, nel frattempo riesce a mantenere un ritmo di crescita grazie soprattutto alle tenuta delle esportazioni. Più debole, secondo le stime Upb, sarebbe invece il quadro generale dell'area euro, dove invece la crescita resta contenuta. Nel complesso, la crescita mondiale dovrebbe restare poco sopra il 3% nei prossimi anni, mentre quella dell'area euro, non supererebbe l'1,5%, limitando così il contribuito esterno alla crescita italiana.
Il rallentamento degli scambi e i rischi per un'economia orientata all'export
In questo contesto, uno dei principali rischi segnalati dall'Upb, riguarda il rallentamento del commercio mondiale. Anche se l'economia globale continua a crescere, una minore intensità degli scambi internazionali può penalizzare in modo particolare i Paesi più orientati alle esportazioni, come l'Italia, riducendo le occasioni di crescita per le imprese. A questo si aggiunge, come detto, l'incertezza geopolitica, che rende i mercati più instabili e spinge molti investitori a spostare capitali verso attività considerate più sicure, rallentando così gli investimenti nell'economia reale.
In pratica anche senza una crisi vera e propria, il clima di incertezza può frenare ordini, investimenti e produzione. Secondo l'Upb, sarebbe proprio questa combinazione di fattori a mantenere elevati i rischi al ribasso e a rendere più difficile il consolidamento della crescita nel medio periodo.
Inflazione sotto controllo, ma domanda interna prudente
Sul fronte interno, l'Upb segnala un'evoluzione più favorevole dell'inflazione, che in Italia resta su livelli abbastanza contenuti, sicuramente inferiori alla media dell'Unione europea. Questo aiuta certo a difendere il potere d'acquisto delle famiglie ma non basta a far ripartire con forza i consumi, che invece continuano a crescere lentamente. Per questo il comportamento delle famiglie resta improntato alla cautela, come mostra l'aumento del tasso di risparmio, che è tornato su livelli più elevati rispetto al periodo pre pandemia.
Il ruolo degli investimenti e il Pnrr
In questo quadro, il ruolo degli investimenti diventa centrale. Il loro livello resta relativamente elevato nel confronto storico, intorno al 23 % del Pio, ma il contributo alla crescita futura dipenderà dalla capacità di trasformare le risorse disponibili in progetti concreti e in un aumento duraturo della produttività. In altre parole, la crescita potrà rafforzarsi solo se gli investimenti non resteranno sulla carta ma si tradurranno invece rapidamente in cantieri, infrastrutture e maggiore efficienza del sistema economico. Ed è proprio qui che si concentra la parte più decisiva delle prospettive delineare dall'Upb: in un contesto internazionale incerto e con una domanda interna prudente, solo un rafforzamento strutturale degli investimenti, in larga parte legato all'attuazione del Pnrr, può evitare che la crescita resti ancorata a ritmi troppo lenti per sostenere allo sviluppo nel lungo periodo.