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2 Novembre 2022
18:22

Come potrebbe cambiare la flat tax per le partite Iva con il governo Meloni nel 2023

Nella legge di bilancio per il 2023, che andrà scritta e approvata entro il 31 dicembre, il governo Meloni vorrebbe estendere la “tassa piatta” già esistente alle partite Iva entro gli 85mila euro di reddito. In più c’è la proposta di “flat tax incrementale”, che toccherebbe anche ai lavoratori dipendenti.
A cura di Luca Pons
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La flat tax è uno dei punti cardine del programma della coalizione di centrodestra che ora è al governo. Giorgia Meloni l'ha ricordato anche nel suo discorso per la fiducia alla Camera, chiamandola "tassa piatta", e di recente ha più volte ripetuto che il governo intende inserire una forma di flat tax già nella prossima legge di bilancio.

I tre partiti principali del centrodestra – Fratelli d'Italia, Forza Italia e Lega – hanno presentato proposte molto diverse sotto l'etichetta di "flat tax". Questa indica semplicemente una tassa con una aliquota unica, uguale a prescindere dal proprio reddito: il contrario di quanto previsto, invece, dai regimi di tassazione progressiva, in cui chi guadagna di più paga una percentuale più alta di tasse.

Ad avere la meglio, nel programma del centrodestra e del governo, è stata la proposta di Fratelli d'Italia, partito della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Per prima cosa, si prevede di allargare la platea di chi già oggi può avere la tassa piatta: oggi spetta alle partite Iva che fatturano meno di 65mila euro all'anno, il governo vorrebbe alzare la soglia a 100mila euro all'anno. La seconda parte, invece, è la cosiddetta flat tax incrementale, cioè che si applica agli "incrementi" di reddito: nel caso in cui il reddito annuale sia più alto rispetto al massimo raggiunto nei tre anni precedenti, si paga solo il 15% di tasse sull'aumento che c'è stato.

Come funziona la flat tax al 15% e come vuole cambiarla il governo

Con il regime attuale, che permette di applicare l'aliquota unica del 15% sotto i 65mila euro di ricavi annuali, tra gennaio 2021 e giugno 2022 hanno aperto una partita Iva e hanno aderito alla flat tax circa 400mila persone. Sono due terzi di tutte le partite Iva aperte in quel periodo. Ci sono, però, anche 450mila lavoratori autonomi che fatturano meno di 65mila euro all'anno ma non hanno l'aliquota unica al 15%.

Probabilmente, è perché non rispettano alcuni dei requisiti richiesti. Ad esempio, chi richiede il regime agevolato per la propria partita Iva non può avere, nello stesso tempo, un lavoro dipendente o una pensione che gli portano più di 30mila euro all'anno. Un altro ostacolo possibile è il fatto che, nel valutare il reddito di chi richiede il regime agevolato, si usano dei coefficienti che la Commissione Finanze del Senato nella scorsa legislatura ha definito "non più coerenti con la struttura dei costi di imprese di dimensioni meno contenute".

Alzare la soglia a 100mila euro, come propone il governo, includerebbe nel regime di flat tax 240mila partite Iva in più, che si aggiungerebbero ai 2,1 milioni circa di lavoratori indipendenti che già hanno l'Irpef fissa al 15%. Per farlo, secondo i calcoli della Ragioneria generale dello Stato, servirebbero circa 1,1 miliardi di euro. Per questo, dato che la prossima legge di bilancio dedicherà almeno i tre quarti delle risorse economiche al caro bollette, il governo potrebbe partire con un passo intermedio: alzare la soglia della flat tax a 85mila euro all'anno. In questo caso, sarebbero circa 140mila le partite Iva coinvolte.

La flat tax incrementale per autonomi e lavoratori dipendenti

Per quanto riguarda la flat tax incrementale, si applicherebbe non solo agli autonomi, ma anche ai lavoratori dipendenti. Questi potrebbero vedere un aumento del loro reddito annuale grazie a un aumento degli straordinari, o anche grazie a una promozione.

Giorgia Meloni in Parlamento ha definito la tassa piatta incrementale "un forte incentivo alla crescita", perché guadagnando di più rispetto ai tre anni precedenti si pagherebbero meno tasse. Tuttavia, secondo dati riportati dal Sole 24 ore, grazie a varie detrazioni e deduzioni fiscali l'80% delle persone che pagano l'Irpef pagano già un'imposta inferiore o uguale al 13%.

Cosa vorrebbero fare Lega e Forza Italia con la flat tax

Il governo porterà avanti la proposta di flat tax inserita nel programma di coalizione del centrodestra, ma la Lega e Forza Italia non hanno messo da parte le loro idee sul tema. Il partito di Matteo Salvini prevedeva, nel suo programma elettorale, di imporre un'aliquota unica per tutti al 15%, da realizzare in tre passaggi. Si partirebbe da una flat tax incrementale, come proposto con un disegno di legge già nel 2019.

La seconda fase nel progetto della Lega sarebbe di introdurre una flat tax per le famiglie fiscali, accorpando poi le ultime tre aliquote dell'Irpef (imposta sul reddito delle persone fisiche) e riducendo al 20% l'Ires (imposta sul reddito delle società). Così, si arriverebbe infine a poter estendere un'aliquota unica del 15% a tutte le persone fisiche e le società, senza limiti di reddito.

Per Forza Italia, invece, la soluzione sarebbe un'imposta unica con aliquota al 23% per tutti, che scenderebbe poi progressivamente al 15% per i redditi più bassi. Uno dei motivi per cui il governo, guidato da Fratelli d'Italia, ha bocciato almeno per ora questa proposta di riforma fiscale, è che il suo costo stimato sarebbe di circa 50 miliardi di euro, che andrebbero compensati riducendo l'evasione fiscale.

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