La campagna vaccinale contro il coronavirus procede, ma non abbastanza velocemente. L'obiettivo è quello di arrivare a somministrare mezzo milione di vaccinazioni al giorno, una quota ambiziosa che vuole accelerare il piano vaccini in modo da compensare per i tagli e i ritardi subiti. Questi infatti potrebbero far slittare di ben due mesi il raggiungimento dell'immunità generale: se in un primo momento si pensava che ci potesse arrivare durante l'estate, ora è chiaro che questo accadrà forse a fine autunno o forse in pieno inverno, con tutti i rischi che questo comporta. Per questa ragione alla Camera è stata presentata una mozione, a prima firma Angela Ianaro (M5s), in cui si chiede di implementare sia la produzione che la distribuzione dei vaccini anti-Covid.

Ma come sarebbe possibile questo? Come si legge nella mozione, il modo più semplice sarebbe "liberando" i vaccini dai brevetti, in modo da renderli universalmente accessibili. "La questione dei brevetti dei farmaci emerge fragorosamente ogni volta che le ragioni del profitto si scontrano con quelle della salute e della vita delle popolazioni. È accaduto anche per i brevetti sui farmaci antiretrovirali necessari per la cura di Hiv/Aids: dalla scoperta nel 1997 sono passati 10 anni e milioni di morti prima che la cura raggiungesse i malati dei Paesi più poveri", si legge ancora.

Perché i brevetti ostacolano l'accesso ai vaccini

Pur ammettendo che i brevetti rappresentino un incentivo fondamentale per spingere le imprese a investire in innovazione, producendo così nuovi farmaci, si sottolinea che proprio a causa di questa tutela brevettuale si registrano approvvigionamenti limitati sul mercato e un accesso ridotto ai medicinali. E, come abbiamo visto in questi mesi in cui ci siamo trovati ad affrontare l'emergenza coronavirus, ci dovrebbe aver insegnato quanto sia necessario un equilibrio tra la promozione dell'innovazione e la tutela alla salute pubblica, che passa attraverso la garanzia di accesso ai medicinali.

La mozione ricorda quindi come già lo scorso ottobre India e Sudafrica avessero inviato all'Organizzazione mondiale del commercio una proposta, sostenuta da un centinaio di Paesi, in cui si chiedeva una deroga ai brevetti, così come agli altri diritti di proprietà intellettuale in relazione a farmaci e vaccini, ma anche a dispositivi di protezione personale e alle altre tecnologie medicali, per tutta la durata della pandemia. Si fa anche riferimento all'iniziativa Right to cure. No profit on pandemic, che chiede alla Commissione di assicurarsi che i diritti di proprietà intellettuale non ostacolino l'accessibilità, anche in futuro, a vaccini o altri farmaci contro il coronavirus.

Come si potrebbero sospendere i diritti di proprietà intellettuale

Quindi si sottolinea che le norme internazionali vigenti, quelle sancite dall'accordo TRIPs sulla tutela della proprietà intellettuale, prevedono comunque la possibilità di sospendere un brevetto in caso di emergenze di sanità pubblica. Questa avviene attraverso delle licenze obbligatorie ad hoc per la produzione dei prodotti necessari in questione: i governi potrebbero ricorrere alle licenze obbligatorie per permettere anche ad altre aziende, non solo alle farmaceutiche che hanno creato il vaccino, di produrre delle versioni generiche (equivalenti) di tali farmaci, pagando comunque delle royalties all'azienda titolare della proprietà intellettuale. Gli unici vincoli per attivare questo meccanismo è che vi siano delle circostanze eccezionali e che vengano definiti gli orizzonti temporali.

"L'implementazione del codice della proprietà intellettuale è pertanto una strada percorribile e doverosa al fine di autorizzare, temporaneamente, la concessione di licenze obbligatorie in caso di emergenze sanitarie nazionali, in modo da consentire la produzione di medicinali e dispositivi medici considerati indispensabili per il benessere e la salute dei cittadini", prosegue la mozione. Che sottolinea poi come al momento i 50 Paesi più ricchi abbiano già acquistato il 60% delle dosi disponibili di Pfizer, Moderna e AstraZeneca: la copertura vaccinale rischia di rimanere così fortemente limitata, a scapito dei Paesi più poveri.

Le richieste al governo

Giovedì prossimo inizierà un Consiglio europeo nel quale si discuterà di come rafforzare e implementare la campagna vaccinale contro il coronavirus. Nella mozione si chiede quindi al governo di sollecitare l'attivazione, a Bruxelles, delle licenze obbligatorie per affrontare la questione dell'accesso ai medicinali e di avanzare delle proposte di modifica delle restrizioni derivanti dai diritti di proprietà intellettuale, tra cui i brevetti, affinché in situazioni analoghe questi non rappresentino un ostacolo all'accessibilità e alla distribuzione di qualsiasi futuro vaccino.