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Come la destra vuole cambiare la legge sul consenso: se non è ‘riconoscibile’ non è stupro

Il consenso ci sarà ma dovrà essere “riconoscibile”. È come il centrodestra vuole modificare la legge sullo stupro bloccata lo scorso 25 novembre al Senato nonostante l’approvazione bipartisan a Montecitorio. A spiegarlo la relatrice della Lega, Giulia Bongiorno, che ha anticipato come cambierà il ddl.
A cura di Giulia Casula
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Dopo l'agguato di Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia al ddl sul consenso, bloccato al Senato proprio nella giornata dedicata al contrasto alla violenza di genere, lo scorso 25 novembre, il centrodestra vuole mettere mano al testo, che dovrebbe arrivare in Aula il prossimo 10 febbraio. Il principio del consenso, senza il quale un atto sessuale è stupro, ci sarà ma dovrà essere "riconoscibile". 

A dare le prime anticipazioni è la senatrice leghista Giulia Bongiorno, relatrice del provvedimento. "Credo sia importante sottolineare – ha spiegato al termine della seduta della commissione Giustizia – che oggi il disegno di legge sulla violenza sessuale è stato oggetto di approfondimento, vari gruppi hanno dato delle indicazioni, io come relatore, ho fatto una mia prima proposta forse questo l'elemento di maggior novità".

Il consenso non verrà eliminato, "deve essere un elemento della fattispecie, l'elemento più importante" ha assicurato. Tuttavia, "credo che sia importante, per evitare quelle che sono state considerate possibili strumentalizzazioni, cioè evitare che questo consenso sia un concetto non in qualche modo ancorato a nulla, introdurre la riconoscibilità del consenso. Questa è la novità che è stata oggi da me illustrata, cioè io credo che il reato sussiste qualora non ci sia un consenso riconoscibile in base al contesto", ha spiegato.

In altre parole, se il consenso non è "riconoscibile" non è stupro. Ancora non è ben chiaro che cosa si intenda per "riconoscibilità". Ai cronisti la senatrice del Carroccio ha risposto: "Io vorrei fare un passo in più, un passo avanti, cioè questo consenso, per evitare che poi ci sia un rapporto tra i due e magari qualcuno alla fine dice ‘no, il rapporto non era consensuale', cercare di fare in modo che se una persona denunzia dicendo io non avevo (dato, ndr) il consenso, ma questo consenso in qualche modo doveva averlo manifestato, fatto capire". A giudizio della relatrice l'elemento essenziale è "che l'altra persona si possa rendere conto di quello che tu vuoi. Altrimenti il rischio è che ci possa essere un pentimento di qualcosa fatta col consenso, cioè ancorare il consenso a una riconoscibilità, è questa la secondo me la possibilità del punto di equilibrio".

Dalle opposizioni c'è apertura ad eventuali correttivi, purché non si modifichi il cuore del testo. "Per noi il testo approvato alla Camera, frutto di un accordo politico ai massimi livelli, andava bene – ha detto Anna Rossomando del Pd -. Resta dunque imprescindibile che non siano messi in discussione i passi avanti di quell'intesa, con riferimento alla violenza alle donne e alla cultura dietro la violenza. Leggeremo e valuteremo". Per Ivan Scalfarotto, di Italia Viva, non va dimenticato "che il testo arrivato dalla Camera era frutto di un accordo politico, quella stretta di mano vale ancora?".

Oltra alla questione del consenso Bongiorno punta a diversificare le varie fattispecie di violenza, "da un lato la violenza per costrizione e per minaccia, dall'altro la violenza per mancanza di consenso, con sanzioni diverse" e "riempire di contenuto l'attenuante già prevista dei fatti di minore gravità", specificando nel dettaglio di quali casi si tratta.

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