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Cecilia Strada a Fanpage: “Impossibile fermare le partenze, senza navi di soccorso si muore in mare”

“Fintanto che ci saranno queste politiche europee, le persone si affideranno ai trafficanti, partiranno con barche inadatte e moriranno”: lo dice Cecilia Strada, della Onlus Resq, a Fanpage.it, parlando del naufragio avvenuto questa notte davanti alle coste del Crotonese.
A cura di Annalisa Girardi
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Dopo il naufragio avvenuto nella notte davanti alle coste del Crotonese, il cui tragico bilancio si aggrava di ora in ora, non sono tardati ad arrivare i commenti di diversi esponenti del governo che hanno puntato il dito sugli scafisti e sull'immigrazione irregolare. Dall'altro lato, però, l'opposizione ha rilanciato gli attacchi alla maggioranza per le politiche che ostacolano e criminalizzano le navi umanitarie, tenute lontane dal Mediterraneo centrale.

Con la fine delle missioni europee e governative, sono rimaste quasi solo le navi delle Ong a pattugliare una delle rotte migratorie più pericolose al mondo. Da anni, però, le loro attività di ricerca e soccorso vengono contrastate da politiche, tanto italiane quanto europee, che da un lato le costringono in porto o lontane dalle zone più critiche, dall'altro sostengono la cosiddetta Guardia costiera libica nell'intercettare i barconi dei migranti e riportarli nei lager libici.

"L'idea di fermare le partenze è un po' come l'idea di fermare la rotazione terrestre. È praticamente impossibile, le persone continueranno a spostarsi sempre, per scappare dai loro Paesi e per perseguire una vita migliore", ha commentato con Fanpage.it Cecilia Strada, della Onlus Resq. Per poi sottolineare come quanto accaduto sia una conseguenza delle fallimentari politiche europee: "Stamattina qualcuno mi chiedeva se questo naufragio fosse figlio dell'assenza delle navi di soccorso, del fatto che ce ne siano di meno. È sicuramente figlio del fallimento delle politiche europee, perché chiudendo, o riducendo a lumicino, i canali di accesso sicuri e legali per entrare in Europa, la conseguenza inevitabile è affidare le persone, come unica possibilità, ai trafficanti di esseri umani e alle rotte illegali".

E ancora: "Fintanto che ci saranno queste politiche europee, le persone si affideranno ai trafficanti, partiranno con barche inadatte e moriranno".

Per la figlia di Gino Strada non è però solo una questione di politiche europee che non si fanno carico del soccorso dei migranti che tentano di arrivare in Europa attraversando il Mediterraneo. "In questa situazione c'è anche un vuoto statale, perché non ci sono più le missioni di soccorso governative. E c'è anche un continuo ostacolare le navi di soccorso che potrebbero salvare vite – ha proseguito Cecilia Strada – La situazione è grottesca e questa è solo l'ennesima strage su quella che è la frontiera più letale del mondo".

Cecilia Strada, continuando a parlare della criminalizzazione ai danni della società civile che salva le vite dei migranti in mare, ha poi aggiunto: "Le navi umanitarie vengono fermate, ostacolate e tenute lontane dalla zona di soccorso imponendo queste navigazioni assurde, che nessuno si sognerebbe mai di imporre a una nave commerciale che fa un salvataggio. Nessuno si sognerebbe mai di imporre dieci giorni di navigazione extra per andare a Ravenna, La Spezia, Livorno o Civitavecchia. Nessuno si sognerebbe mai di creare un danno alle compagnie commerciali, ma le navi Ong vengono invece sempre punite in questi modi".

Per poi concludere: "Non è solo una punizione economica, di costi inutili di carburante che serve per andare su e giù per la penisola. Non è solo un prolungamento delle sofferenze dei naufraghi. È anche un tenere lontane le navi di soccorso dalle zone in cui avvengono i naufragi. Le stesse persone che ostacolano le navi di soccorso ora dicono che è una tragedia, e dedicano un pensiero alle famiglie delle vittime… è assurdo".

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