Nella giornata di ieri vi avevamo riportato le dichiarazioni del Governatore della Banca Centrale Europea Mario Draghi, secondo il quale era arrivato il momento che gli Stati dell'Eurozona cedessero la sovranità per quel che concerne le riforme strutturali che da lungo tempo non erano in grado di portare a termine. Una dichiarazione che aveva suscitato molte perplessità, anche se lo stesso Presidente del Consiglio aveva ammesso la necessità di fare passi in avanti e correggere una serie di impostazioni che non sembrano produrre risultati efficaci.

Sulla questione torna oggi Beppe Grillo, nel giorno dell'approvazione al Senato della Repubblica della riforma costituzionale che porta la firma di Matteo Renzi e del ministro Maria Elena Boschi. Il giudizio del capo politico del Movimento 5 Stelle è lapidario, soprattutto nei confronti di Renzi (descritto come cameriere di Draghi) e di Giorgio Napolitano (un "signore" che esegue in maniera pedissequa gli ordini che arrivano da Bruxelles e Francoforte). Questo il commento integrale di Grillo:

Draghi ha licenziato il terzo cameriere, dopo Monti e Letta è l'ora Renzie. Dopo le dichiarazioni di Draghi di ieri in cui auspica una diminuzione di sovranità nazionale e un'accelerazione delle riforme è del tutto chiaro che è lui il vero capo del Governo. Un banchiere mai eletto da nessuno… che detta ordini al signor Napolitano che esegue prontamente nominando a destra e a sinistra tizio e caio senza passare dalle elezioni in funzione dell'obbedienza cieca e assoluta ai voleri della Troika e al trionfo della finanza sugli Stati sociali e sulle Costituzioni nate dalla guerra contro il nazifascismo e ormai considerate obsolete, come ricordatodalla JP Morgan. Renzie non ha fatto abbastanza velocemente i compiti (servizietti?) a casa che gli erano stati assegnati. Certo è un cameriere servizievole, ma non abbastanza efficiente. E allora il calcio nel culo, prima degli italiani, glielo ha anticipato Draghi per conto della finanza, di chi vuole la garanzia che gli investimenti nelle imprese italiane comprate in questi mesi per un pezzo di pane e la quota di debito pubblico non vengano perduti.

Perché Renzie non si occupa del taglio dei costi della politica, dello smantellamento della burocrazia, della legge anticorruzione, del conflitto di interessi, e della messa in pratica della spending review di Cottarell, retrocesso sprezzantemente a "commercialista" da un condannato in primo grado per danno erariale? Tutte misure che farebbero ripartire l'economia insieme alla restituzione dei crediti alle imprese, promessi e mai erogati.

La risposta è che questi tizi, dal signor Napolitano in giù, stanno preparandosi alle barricate prima del default riducendo ogni interstizio in cui la volontà popolare si possa esprimere. Che altro è infatti la riforma del Senato, se non la sostanziale abolizione di un controllo parlamentare sul governo e sul processo legislativo da parte del cittadini? Atto difensivo prima di prendere misure straordinarie che metterebbero a rischio l'ordine pubblico come la chiusura delle banche o il contingentamento delle pensioni. Questi stanno scherzando con il fuoco. Il Parlamento è sovrano, è l'espressione del Popolo, il Governo è soggetto al Parlamento e non a banchieri, piduisti o camerieri assunti a progetto per i lavori sporchi divorati dall'ambizione. Renzie e Schettino indivisi a Berlino. E' l'Italia che va…. ma dove va?