
Vatti a fidare degli amici. Il governo Meloni, ad esempio, ne aveva due: Donald Trump e Benjamin Netanyahu. Aveva scommesso su di loro, nei fatti, come grandi stabilizzatori dei due fronti caldi del mondo. Trump, l’uomo-che-faceva-finire-le-guerre, il re dei negoziatori, avrebbe chiuso il conflitto russo-ucraino, ripacificando il fronte orientale dell’Europa e, magari, riaprendo i flussi di gas da Mosca verso l’Italia. E assieme a Netanyahu avrebbe costruito un nuovo ordine mediorientale fondato sull’alleanza tra Israele e Arabia Saudita, i cosiddetti accordi di Abramo, e la decapitazione del regime iraniano. Allo stato attuale, non esattamente una scommessa vincente.
In Ucraina, di fatto, la situazione si è ancor più complicata, con una guerra di droni che è arrivata a San Pietroburgo e persino in Romania e nelle repubbliche baltiche, dove gli “incidenti” coi droni stanno alzando pericolosamente la tensione.
Nel frattempo, i grandi pacificatori americani se ne stanno lavando le mani o quasi: a sostenere lo sforzo bellico dell’Ucraina è rimasta unicamente l’Europa, 42 miliardi di dollari entro la fine del 2026, con Washington che ci rimprovera pure di non comprare abbastanza armi americane da spedire a Kiev. E che il 6-7 luglio, nel vertice Nato di Ankara, torneranno probabilmente alla carica per far sì che gli alleati europei – Italia in primis – non recedano dall’impegno di far salire la spesa per la difesa al 5% del PIL.
E poi c’è l’altro amicone, Benjamin Netanyahu, quello a cui abbiamo concesso di fare tutto quel che voleva a Gaza e a cui stiamo concedendo di fare tutto quel che vuole in Cisgiordania. Che, non pago, ha trascinato Trump e gli Usa nel folle conflitto all’Iran che ha portato alla chiusura dello stretto di Hormuz, collo di bottiglia del mercato di petrolio, gas e fertilizzanti, chiuso ormai da 100 giorni, con ripercussioni devastanti sull’economia mondiale, di cui sconteremo gli effetti per anni.
Non solo, però: perché mentre il mondo fa i conti con i prezzi alle stelle dell’energia e con la minaccia di una crisi alimentare globale, Netanyahu continua a sabotare le trattative tra Usa e Iran, bombardando il Libano e scatenando le ire dello stesso Trump. Bontà sua, ci sono le elezioni in Israele, e deve lisciare il pelo alle destre di Itamar Ben Gvir e Bezalel Smotrich, per evitare che lo possano accusare di acquiescenza nei confronti di Hamas ed Hezbollah, portandogli via voti.
Eccoci qua, insomma. A fronteggiare due crisi energetiche, con una potenziale crisi alimentare (e migratoria) all’orizzonte, con i droni russi e ucraini che combattono sempre più sopra i cieli europei, con una marea di soldi da investire in armi (americane). E con un paio di amici con cui ci siamo fatti belli, vantando rapporti privilegiati quando faceva comodo. E con cui adesso possiamo far solo finta di alzare la voce, mentre subiamo gli effetti delle loro prepotenze e dei loro calcoli sbagliati.
Vatti a fidare degli amici, davvero.