A te, che oggi hai 15 anni e quando venne ammazzato Carlo Giuliani eri appena nato.

A te, ragazzo, che in questi anni le televisioni hanno raccontato una valanga di bugie, io voglio raccontarti chi era Carlo, che aveva un anno più di me, quando venne ammazzato in piazza Alimonda, quindici anni fa.

Aveva ventitré anni, Carlo.

Io oggi mi sento come un anziano a cui si avvicina un ragazzo e chiede: "Mi racconti come era ai tuoi tempi?" E l'anziano si commuove, e vorrebbe dire tante cose, e ha le farfalle allo stomaco e non sa da dove iniziare. Perciò io inizio da qui, ma è un inizio a caso: faceva caldo, quel giorno a Genova. E gli anziani rimasti in città ci bagnavano con gli idranti, dalle finestre, per rinfrescarci.

Il presidente del Consiglio era un certo Silvio Berlusconi, che aveva detto "non stendete le mutande alle finestre, per decoro". E nel frattempo rassicurava la Polizia che avrebbe potuto fare tutto quello che voleva. E la Polizia, e i Carabinieri, fecero infatti tutto quello che volevano.

Permisero ai black block di sfasciare la città. Incendiare quello che desideravano. Rompere tutte le vetrine che gli passavano a tiro. E poi decisero di picchiare i ragazzi come me e come te, che oggi hai quindici anni. I ragazzi delle parrocchie, seduti con le braccia alzate e le mani dipinte di bianco, mentre gridavano: "No violenza! No violenza!" Furono loro quelli che ricevettero le botte maggiori. E poi uccisero Carlo Giuliani, che di anni ne aveva ventitre. E la poliziotta alla radio subito dopo esultò: "1-0 per noi", sì, disse proprio così, c'è la registrazione.

Poi fecero irruzione nelle scuole, mentre i ragazzi come te e come me dormivano, e completarono il massacro. Il sangue in terra, il sangue alle pareti, le dita delle mani dei ragazzi divaricate fino a rompere i tendini, in caserma. "Ti stupriamo" urlato alle ragazze.

Successe questo, in quei giorni, a Genova.

Carlo Giuliani era un ragazzo che quel giorno aveva deciso di andare al mare. Non voleva andare in piazza, Carlo. Si trovò lì, probabilmente vide quello che in tanti altri abbiamo visto, e reagì, o probabilmente tentò di difendersi, raccogliendo un estintore da terra. E' questa l'immagine che le televisioni ti hanno mostrato, ragazzo mio che oggi hai quindici anni.

Le televisioni ti hanno mostrato un volto coperto, un corpo gracile e un estintore (vuoto) tenuto in mano. Le televisioni non ti hanno raccontato il contesto, non ti hanno raccontato che i Defender (delle specie di camionette) passavano in mezzo alla folla cercando di investire le persone. E che poi un Defender si incagliò lì, proprio in quel punto, e stranamente si rimise in moto solo dopo che il carabiniere uccise Carlo, e sul corpo di Carlo, poi, il Defender ci passò sopra. Non una, ma due volte. Non ti hanno raccontato, ragazzo mio che oggi hai quindici anni e la vita di fronte a te, che la camionetta non fu assaltata da Carlo, che Carlo con l'estintore in mano era fermo in piedi, che Carlo non c'entrava un cazzo non te l'hanno detto, ragazzo mio. E quando Carlo era a terra, probabilmente ancora vivo, perché il sangue gliel'hanno trovato anche nelle vie aeree, non ti hanno raccontato che gli stessi che lo hanno ucciso gli hanno fatto delle cose brutte con un sasso picchiato sulla testa, e poi hanno provato a dire che ad ucciderlo era stato "il sasso di un manifestante". Ma non ci riuscirono. Allora provarono a farlo passare per black block, ed è questo il punto a cui siamo oggi. Ma se Carlo fosse stato un violento si sarebbe salvato, come si salvarono tutti i violenti, a Genova. Massacrarono i ragazzi come te e come me, quel giorno. Per questo ti dico che anche se tu ora pensi "io un estintore in mano non l'avrei preso" io ti dico che è la stessa cosa che penso anche io, ma chissà, in quel momento, in quella piazza, cosa avremmo fatto, io e te.

Carlo Giuliani non era un eroe. Era un ragazzo come me, come te. Un ragazzo che quel giorno aveva voglia di salsedine e sole, e invece morì in piazza Alimonda.