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8 marzo, Appendino (M5s): “Spesso ero sola in un tavolo di uomini, le donne devono fare il doppio per esser ascoltate”

Ci avviciniamo all’8 marzo. In occasione della Festa della donna, Chiara Appendino, deputata del M5S ed ex sindaca di Torino, racconta a Fanpage.it il sessismo in politica e il doppio standard sui media e avverte: “Meloni è l’avversario più pericoloso, usa la nostra voce per tradirci”.
Intervista a Chiara Appendino
Deputata del Movimento 5 Stelle ed ex sindaca di Torino
A cura di Giulia Casula
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Quel retroterra culturale che esalta il dominio degli uomini sulle donne è ben radicato nella nostra società e permea il mondo politica. Si esprime in modo palese negli attacchi misogini nei confronti delle avversarie o nei commenti sui loro corpi, striscia in maniera silenziosa nelle riunioni di partito, nelle assemblee, in cui una donna fatica a farsi ascoltare o a vedersi riconosciuta l'autorità che le spetta. Ne abbiamo parlato con Chiara Appendino, deputata del Movimento 5 Stelle ed ex sindaca di Torino, che in occasione della Festa della Donna, domenica prossima, ha raccontato a Fanpage.it alcuni episodi di sessismo subiti nel corso della sua carriera politica. Battute, commenti, gesti che tradiscono un immaginario patriarcale e maschilista di cui la politica è ancora impregnata e che questo governo, secondo la pentastellata, continua a validare. Anche grazie alla presenza di una premier donna che lo rende "digeribile", semplicemente accettabile.

Ci avviciniamo all'8 marzo. Un'occasione per celebrare le donne ma anche per ribadire quanto la società, il mondo della politica, le istituzioni purtroppo siano ancora intrise di sessismo e discriminazioni di genere. A questo proposito le chiedo se se la sente di raccontarci un episodio in cui si è sentita discriminata in quanto donna o in cui è stata vittima di sessismo.

Ce ne sarebbero tanti. Ma ce n’è uno che mi torna in mente più spesso degli altri, perché racconta meglio di qualsiasi statistica quanto il sessismo possa essere radicato in profondità, anche in chi non lo farebbe mai intenzionalmente. Quando ero Sindaca, le scolaresche venivano spesso in visita al Municipio. E io, quando potevo, amavo ricevere le classi nel mio ufficio e rispondere alle loro domande su cosa fa un sindaco. Ebbene, più di una volta, all’inizio o alla fine dell'incontro, qualche bambino ha alzato la mano e ha chiesto, con la semplicità disarmante dell'infanzia: "Sì, ma quando arriva il sindaco maschio, quello vero?".

Quei bambini non volevano mancarmi di rispetto. Semplicemente, non avevano mai sentito parlare di una Sindaca. Per loro il Sindaco era, per definizione, un uomo. E quella domanda, ogni volta, mi faceva riflettere. Perché dietro non c’è una semplice gaffe infantile: c’è un immaginario collettivo. Quello che costruiamo, giorno dopo giorno, con le parole che usiamo, i modelli che mostriamo, le storie che raccontiamo e quelle che non raccontiamo.

Ma non è solo questione di immaginario. Sia quando ero Sindaca sia ora che sono Deputata ho vissuto sulla mia pelle il doppio standard che molte donne in politica conoscono bene. Entravo in riunione – spesso l'unica donna al tavolo, e anche la più giovane –  e avevo la sensazione di dover dimostrare di valere il doppio degli altri solo per essere presa sul serio.

Non te lo dicono esplicitamente. Ma lo percepisci dal tono, dagli sguardi, dai consigli paternalistici mascherati da preoccupazione. Frasi che un uomo non si sarebbe mai sentito rivolgere.

E poi c'è il modo in cui i media raccontano le donne in politica: prima l'aspetto fisico, la voce, la vita privata, il fatto di essere o meno madre. Per gli uomini questo metro semplicemente non esiste. È un doppio standard che resiste ancora oggi. E non è un dettaglio: è il sintomo di aspetti culturali profondi che non si risolvono con una legge. Superarli richiede un cambiamento collettivo lungo e difficile, ma necessario.

Si ricorda invece un momento di svolta che ha vissuto come un punto di rottura? Un momento (può essere sia personale, lavorativo o più in generale a livello della società) in cui ha realizzato che le cose stavano in qualche modo cambiando per le donne e si stavano compiendo dei passi in avanti verso il superamento di logiche e sistemi patriarcali?

Le racconto un episodio apparentemente banale, perchè spesso sono proprio i dettagli quotidiani a dirci dove stiamo andando. Ricordo il giorno in cui ho deciso che avrei usato il termine "Sindaca" invece di "Sindaco". Ero a pranzo con la mia famiglia: le mie nonne volevano il maschile, i miei nipoti il femminile. In quella piccola discussione tra generazioni c'era già tutto il cambiamento in atto, perché le parole che usiamo ogni giorno contano moltissimo.

Ma al di là delle parole, contano i fatti. E i fatti che vedo ogni giorno in Parlamento mi impongono anche una riflessione più amara: avere una donna come presidente del Consiglio può essere controproducente.

Sì, perchè Giorgia Meloni sta portando avanti quasi indisturbata politiche contro le donne. Qualche esempio: ha cancellato Opzione Donna, togliendo a migliaia di lavoratrici un diritto conquistato con fatica; ha detto no al congedo paritario, lasciando le madri ancora sole a gestire il carico familiare; ha bocciato il salario minimo, sapendo benissimo che le prime vittime del lavoro povero in Italia sono le donne.

Se le stesse scelte le avesse fatte un uomo, avremmo gridato – giustamente – al maschilisimo. Invece la sua identità, il suo essere donna, rende digeribile l'indigeribile: Giorgia Meloni è lo scudo che permette a questo governo di essere feroce contro le donne, è il volto rassicurante di un attacco sistematico ai nostri diritti. Ed è l’avversario più pericoloso che potessimo avere, perché usa la nostra stessa voce per tradirci colpendo la nostra autonomia e il nostro futuro.

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