25mila dipendenti e 6,5 mld di ricavi: così il progetto europeo Bromo sfida Musk per la sovranità dello Spazio

La corsa europea per la sovranità dello Spazio continua. Una settimana fa è stato siglato l’accordo che dà il via al progetto ‘Bromo’, dopo il protocollo d’intesa firmato da Leonardo, Airbus e Thales, per la creazione di una una joint venture che riunirà sotto un unico cappello europeo le divisioni satellitari delle tre aziende. Il nuovo polo europeo per la produzione di satelliti civili e militari sarà operativo dal 2027. Il progetto punta a costituire "un grande campione europeo nel settore che risponda pienamente all'obiettivo di garantire al nostro continente l'autonomia strategica nel settore dello Spazio", come ha spiegato il ministro delle Imprese e del Made in Italy Urso, che ricopre anche il ruolo di Autorità delegata per le politiche spaziali e aerospaziali.
L’obiettivo insomma del nuovo soggetto è quello di competere con i colossi americani che oggi dominano lo spazio nel settore civile e militare, a cominciare SpaceX di Elon Musk. Anche se in questo settore il divario tra Stati Uniti ed Europa è come sappiamo molto ampio.
Fronteggiare i concorrenti mondiali, tra cui c’è anche la Cina, e raggiungere l’autonomia strategica nello spazio, non è semplice: nel 2024 per esempio, l’Europa ha effettuato solo tre lanci orbitali contro i 144 degli Stati Uniti e i 68 completati dalla Cina. Ma la strada da percorrere è inevitabilmente quella di ridurre questo gap.
L’Italia farà accordi con SpaceX di Musk?
Come ha scritto mesi fa Bloomberg, l’Italia ha avuto in passato interlocuzioni con l’azienda di Musk, che ha proposto al governo Meloni un accordo con Space X da circa 1,5 miliardi di euro in cinque anni per la fornitura di telecomunicazioni sicure. All’inizio del 2025, durante una conferenza stampa, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva risposto a una domanda di Fanpage.it sulla questione, spiegando di non avere le "idee chiare" su un eventuale accordo con Space X, e di aver avviato un'istruttoria, in assenza di valide alternative pubbliche, in modo da "garantire comunicazioni sicure nel rapporto con le nostre sedi diplomatiche e con i nostri contingenti militari all'estero". E allora il progetto Bromo, che ricordiamo partirà effettivamente tra 18 mesi, può ribaltare quella che sembra un’inevitabile dipendenza dell’Italia da soggetti stranieri nel campo della telecomunicazione satellitare? Di certo questa è la strategia a lungo termine. Al momento, come è stato più volte ribadito dal governo, l’Italia non ha fatto accordi esclusivi con fornitori commerciali extra Ue nella partita delle telecomunicazioni satellitari. Ma non è detto che non possa stringerli in futuro.
Ad oggi non ci sono ancora alternative concrete a questi soggetti stranieri, in particolare a SpaceX, ma Europa e Italia si stanno muovendo per crearle. “L’Europa ha bisogno di accedere allo spazio e di farlo in maniera indipendente, come ha ricordato anche recentemente la Commissione europea. Il progetto Bromo può dare delle risposte in questo senso”, spiegano fonti di governo consultate da Fanpage.it. Ma il protocollo d’intesa firmato lo scorso 23 ottobre non si intreccia con il problema delle telecomunicazioni satellitari, le due questioni restano per il momento distinte.
“Bromo opera verso un’autonomia tecnologica e industriale per l’accesso allo Spazio”
L’esigenza di autonomia strategica è un tema fondamentale. Fonti di governo che hanno lavorato al dossier hanno spiegato a Fanpage.it che il progetto Bromo nasce come attività “per rafforzare sempre più un’autonomia tecnologica e industriale per accedere allo Spazio”.
“Sul fronte dei lanciatori c’è un fortissimo gap di accessi allo Spazio da recuperare – spiegano le stesse fonti – come Italia e come Europa effettuiamo una quantità di lanci estremamente inferiore a quella degli americani. Noi riusciamo a lanciare una volta ogni tre mesi. Gli Stati Uniti, grazie all’importante contributo dei privati, riescono a effettuare lanci orbitali praticamente un giorno sì e un giorno no. Questa nuova alleanza tra aziende europee potrà incidere su questo gap”.
L’Europa già da tempo si è dotata di costellazioni satellitari importanti, come il sistema di geo-navigazione Galileo o la rete di osservazione della Terra Copernicus. A queste si aggiunge la costellazione satellitare Iris2, un programma che punta a contendere il primato a Musk, sul lungo periodo: si tratta di un sistema che sarà pienamente operativo nel 2030, e che prevede una rete da 290 satelliti multiorbitali, per un costo di 10,5 miliardi. L’infrastruttura per l’Internet satellitare Iris2 dovrebbe assicurare servizi di connettività sicura anche in caso di interruzione delle reti di comunicazioni terrestri causate da guerre. Su questo progetto il governo italiano continua a puntare, e continua anche a contribuire sul piano industriale, operativo e della sicurezza, nel solco della sua linea europeista e transatlantica. Al punto che l’Italia ha chiesto e ottenuto l’assegnazione, da parte della Commissione europea, di uno dei tre Centri di Controllo della costellazione Iris2 presso il Fucino.
Come sappiamo anche dall’ultima relazione annuale alle Camere sulle politiche spaziali e aerospaziali del governo, redatta dal Comitato interministeriale di Palazzo Chigi presieduto dal ministro Urso, l’Italia al momento non potrebbe fare a meno di stringere accordi con Elon Musk per dotarsi del sistema di comunicazioni satellitari Starlink. Nel documento, che si limita a fotografare attività e risultati del 2024, c’è scritto che "la Ue non potrà prescindere, a parità di prestazioni e immediatezza delle stesse, da una stretta partnership con gli Usa in settori strategici quali le Telecomunicazioni satellitari". Questa conclusione nella relazione, hanno precisato poi fonti del Mimit, non è però da leggersi in nessun modo come un atto di indirizzo, ma come una mera constatazione fattuale: al momento le capacità operative e le caratteristiche di Starlink sono di gran lunga superiori a quelle del programma di Iris2, visto che SpaceX di Musk vanta già 10mila satelliti in orbita, con l'obiettivo di arrivare a 40mila nel giro di pochi anni.
A marzo comunque il Comitato Interministeriale per le politiche relative allo Spazio e alla ricerca aerospaziale si è riunito per discutere uno studio di fattibilità sulla possibilità di costruire una costellazione a bassa quota nazionale. Il Mimit ha successivamente confermato che il Comint ha affidato all’Agenzia Spaziale Italiana, sulla base degli esiti del primo studio di fattibilità, il compito di approfondire la possibile realizzazione dell’infrastruttura, attraverso un confronto diretto con le imprese del settore. E questo progetto è ancora in piedi, essendo ritenuto strategicamente valido, anche se economicamente meno vantaggioso. “L’obiettivo principale sul fronte dello Spazio deve essere l’autonomia strategica, richiamata più volta anche da Mario Draghi, visto il quadro geo-politico in costante mutamento”, ribadiscono fonti di governo consultate da Fanpage.it. Le verifiche avviate su costi e tempi di una costellazione nazionale risultano dunque ancora in corso.
Cosa dice l'emendamento anti-Starlink del Pd
La questione dell'utilizzo della rete satellitare di Musk per gli usi commerciali continua a preoccupare le opposizioni. Il punto problematico è l'utilizzo della connettività satellitare per integrare il piano banda ultralarga finanziato con il Pnrr (il Piano Italia a 1 Giga). Sostanzialmente, l'obiezione mossa dal Pd, è che i finanziamenti pubblici sulla connettività dovrebbero servire per costruire reti che non ci sono, e che il mercato da solo non riesce a realizzare, senza un aiuto pubblico. Fino ad ora, le gare pubbliche sono state vinte da Open Fiber e FiberCop. Ma le reti Starlink sono chiaramente già operative, e ogni singolo cittadino che volesse utilizzarle potrebbe fare un abbonamento mensile.
La seconda obiezione mossa dai dem è che questa tecnologia satellitare, dal punto di vista della capacità in download, ad oggi non reggerebbe il confronto tecnicamente né con le reti a fibra ottica, che in questo momento sono finanziate dal Pnrr, né con i target europei. "Quello che il governo potrebbe fare è semmai finanziare con soldi pubblici la domanda, non l'offerta, cioè le imprese. Si potrebbe pensare ad esempio a un voucher per cittadini che hanno difficoltà a collegarsi alla rete con altri mezzi, e che hanno un reddito basso", ha spiegato Nicita a Fanpage.it.
Tra gli emendamenti al ddl Concorrenza – che non verranno votati visto che la legge arriva nell'aula del Senato senza relatore con tutti gli emendamenti decaduti (compresi quelli della maggioranza) – ce ne è uno del Pd, a firma di Antonio Nicita, che punta a bloccare l'accordo con Musk. Come l'anno scorso, il Pd ha presentato dunque un emendamento anti-Starlink, che probabilmente sarà ripresentato in Parlamento durante l'iter della legge di Bilancio. Il testo, dal titolo ‘Divieto di reimpiego dei fondi Pnrr per il finanziamento di tecnologie satellitari, in pratica dice che le risorse pubbliche del Pnrr "in particolare destinate alle gare per la connettività a banda ultra larga delle aree grigie non possono essere ricollocate per il finanziamento di servizi di connettività da tecnologie satellitari di operatori terzi, o di altra tecnologia, i cui standard minimi di connettività siano inferiori a quelli richiesti dal Piano ‘Italia a 1 Giga' nonché ai requisiti minimi degli obiettivi europei al 2030 per le reti ad alta capacità (VHCN)".
Pd annuncia interrogazione parlamentare
In merito all'utilizzo della tecnologia satellitare per la sicurezza, come abbiamo visto, non ci sono al momento alternative valide a Starlink. Nel caso in cui fosse necessario un accordo con soggetti extra-europei, il Pd chiede comunque di non firmare un contratto di esclusiva con un solo operatore, perché questo vincolo creerebbe un disincentivo a sviluppare tecnologie alternative europee. "Un contratto non dovrebbe superare tre anni e non dovrebbe contenere un vincolo di esclusiva – ha sottolineato Nicita – Proprio dal 2027, anno in cui dovrebbe partire la società composta da Leonardo, Airbus e Thales, è previsto il rifinanziamento di Iris2. Qualunque tipo di soggetto europeo che abbia come scopo quello di fare concorrenza a Starlink è benvenuto. Bisogna capire però come andrà integrato il progetto Bromo con gli investimenti già fatti su Iris2. Su questo aspetto presenterò un'interrogazione al ministro".