Segui Scanner.
Segui la rassegna stampa per capire il mondo, ogni mattina.

Si intravedono spiragli di pace sul fronte ucraino. Dopo quasi quattro anni dall'inizio dell'invasione russa, è la stessa Kiev a mettere sul piatto numerose e significative concessioni. È il risultato di una trattativa senza sosta, portata avanti in stretta coordinazione con l'amministrazione Trump e i leader europei, in un complesso gioco di equilibri che funge da necessario contraltare alle richieste di Mosca.
Il nodo della NATO e le garanzie di sicurezza Il presidente Volodymyr Zelensky ha mostrato aperture importanti negli ultimi giorni. Tra queste, spicca la posizione sull'adesione dell'Ucraina alla NATO, definita ormai da molti osservatori come un "falso problema". Il vero nodo cruciale, infatti, non è l'etichetta dell'alleanza, ma la garanzia concreta per il futuro: la certezza di evitare una nuova invasione da parte della Russia.
La questione territoriale e la zona cuscinetto
Tuttavia, permangono forti perplessità, specialmente riguardo alla delicata questione territoriale. Se da un lato Zelensky ha aperto alla possibilità di un "congelamento del fronte" — ovvero fotografare la situazione attuale con l'avanzata russa, seppur lenta — l'accordo in discussione prevederebbe clausole ben più dolorose. Si parla, infatti, del ritiro delle truppe ucraine anche da zone che i russi non hanno ancora occupato, al fine di istituire una "zona economica libera": una vera e propria zona cuscinetto volta a distanziare di fatto i due confini.
Il ruolo dell'Europa: una forza di interposizione
L'altro grande tema del quale abbiamo già parlato in questo podcast sono le garanzie future per l'Ucraina. Si discute dell'invio di una forza multilaterale dell'Unione Europea da dispiegare sul territorio ucraino. La loro presenza rappresenterebbe la vera assicurazione sull'integrità dei confini che usciranno da questo accordo, affiancata dall'applicazione di un meccanismo simile all'Articolo 5 della NATO: in caso di nuovo attacco all'Ucraina, vi sarebbe l'obbligo di risposta da parte di altri Paesi, inclusi quelli dell'UE. Questa soluzione potrebbe essere uno dei punti sui quali la Russia potrebbe far difficoltà ad accettare l'accordo: dal punto di vista di Mosca avere truppe tedesche, francesi o polacche in territorio ucraino potrebbe rappresentare una minaccia.
Il dilemma: pace giusta o pace necessaria?
Sul piano teorico, che mi trova pienamente d'accordo, prevale sempre la linea di pensiero secondo cui un pessimo accordo di pace sia sempre preferibile a una "buona guerra". Tuttavia, è evidente che una pace, per essere stabile e duratura, deve essere anche giusta, soprattutto per chi l'aggressione l'ha subita. Per questo le voci che arrivano dall'Est dell'Ucraina fanno pensare che sarà difficile farlo digerire a chi resterà nella zona cuscinetto o sotto occupazione russa: citando il Kyiv indipendent si parla dell'impossibilità di cedere territori, perché "l'Ucraina è una e indivisibile". Non sorprende, dunque, che le voci provenienti dall'est dell'Ucraina siano tutt'altro che favorevoli a queste ipotesi.
La strategia del referendum e la realtà del fronte
Rispetto alle aperture sulla cessione territoriale, Zelensky ha posto una condizione democratica fondamentale: la necessità di un referendum. Una mossa che appare anche come un tentativo di guadagnare tempo. Il Presidente ha infatti richiesto un cessate il fuoco preventivo, condizione imprescindibile per svolgere una consultazione popolare in sicurezza.
La realtà sul campo, però, racconta un'altra storia. Gli attacchi russi continuano senza tregua. Secondo quanto riportato dalla testata ucraina Kyiv24, solo nelle ultime 24 ore si sono registrati oltre 150 scontri a fuoco. Ogni mattina il bollettino si aggiorna con notizie di nuovi raid notturni su tutto il territorio nazionale, proprio mentre la diplomazia cerca una via d'uscita.
L'ultimo miglio
In conclusione, c'è un disperato bisogno di pace. C'è bisogno di insistere, pur mantenendo l'obiettivo di una giustizia di fondo. Secondo i mediatori, gli inviati speciali e i leader coinvolti, l'accordo sarebbe ormai definito al 90%. La palla passa ora alla Russia di Vladimir Putin. Mentre si continua a discutere di confini e territori, la priorità assoluta resta una sola: far smettere alle bombe di cadere sulla popolazione ucraina.