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Trump e Groenlandia: perché il passo indietro a Davos è una vittoria per Europa e Canada

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C'è un accordo sulla Groenlandia, lo ha annunciato Trump a Davos dopo aver minacciato il mondo e l'Europa. "Se non ci darete la Groenlandia ce ne ricorderemo". In questa puntata di Scanner vogliamo guardare oltre la propaganda. Vogliamo osservare quel blocco potenzialmente democratico che sta cercando di rimettere al centro il rispetto dei diritti e la diplomazia internazionale.

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L’appello di Mark Carney: medie potenze unitevi

Il protagonista inaspettato di queste ore è il leader canadese Mark Carney. Nel suo intervento ha lanciato un invito alle "medie potenze": unitevi contro chi ha fatto saltare il tavolo della diplomazia. Lo ha fatto con una frase che potrebbe passare alla storia, di quelle che segnano un cambio d’epoca: "Se non siamo a tavola, siamo nel menu".

È tutto qui il gioco del futuro che si sta scrivendo in queste settimane. Un futuro che Trump sta provando a forzare con le sue fughe in avanti, specialmente attraverso organismi sovranazionali come il Board of Peace.

Il vicolo cieco dell'Italia e il Board of Peace

Ne abbiamo parlato a lungo: il Board of Peace è una struttura su cui anche Giorgia Meloni ha dovuto frenare. L’Italia si trova in un vicolo cieco diplomatico. La nostra Costituzione, all’articolo 11, permette l'adesione a organizzazioni sovranazionali solo se queste garantiscono parità tra i Paesi. Ma nel piano di Trump la parità non esiste; esiste solo la gerarchia del più forte.

In questo momento di rottura globale, le grandi potenze sono tornate a spartirsi il mondo come in un vecchio manuale di geopolitica del secolo scorso. Prendete la Groenlandia: non è solo un’ossessione del tycoon, è lo snodo fondamentale per il controllo dell'Artico. Eppure, in questa partita, l’Europa può ancora giocarsi una carta.

La Rotta Artica: il nuovo cuore del commercio

Non può farlo da sola, ma deve muoversi insieme a Canada, India, Sudafrica e Brasile. Insieme, cioè, a quelle potenze regionali che rischiano di restare schiacciate nella morsa tra Stati Uniti e Cina. Torneremo ad approfondire la rotta artica, come avevamo già fatto in passato, perché il controllo di quel "pezzo di ghiaccio" è la chiave del commercio dei prossimi decenni.

Fino a ieri il mondo era diviso in due blocchi: da una parte il G7; dall’altra i Brics, che recentemente hanno superato il G7 per PIL aggregato. Ma oggi, con Trump che piccona l’ordine mondiale per ricostruirlo a sua immagine e somiglianza, gli equilibri sono saltati. Molti paesi dei Brics iniziano a guardare verso Washington e il G7 sembra aver perso il suo senso originario.

Il bluff di Trump e la resistenza europea

E l'Europa? Mentre Macron viene dipinto come il "duro" del vertice solo per un paio di occhiali da sole post-operatori, la realtà è molto più complessa. Per Trump, l'Europa non è un interlocutore paritario, ma una portata principale nel menu degli altri.

Tuttavia, la crisi della Groenlandia ha dimostrato che la compattezza paga. L'accordo di cui parla Trump, in realtà, non è nulla di nuovo rispetto agli assetti già esistenti all’interno della NATO, dove gli USA hanno sempre avuto le loro basi. L’Unione Europea (Italia esclusa per la pavidità di Giorgia Meloni), insieme a Regno Unito e Canada, ha tenuto il punto. Di fronte a un fronte unito, Trump ha dovuto fare marcia indietro.

Siamo a tavola, non siamo nel menu. Almeno per oggi.

Oggi Scanner parte da qui.

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Il podcast daily di Valerio Nicolosi per Fanpage.it: ogni mattina alle 7, una finestra sul mondo per capire cosa davvero sta accadendo. Politica estera, conflitti internazionali, migrazioni, politica interna e tematiche sociali raccontate dal giornalista con chiarezza e approfondimento. Con la voce di esperti e reportage direttamente dal campo - Palestina, Ucraina, Mediterraneo, Africa, Stati Uniti, America Latina e molto altro - SCANNER porta le storie dove accadono, per offrirti ogni giorno un’informazione completa, immediata e dal vivo.

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