PODCAST

Siria, il ritorno dell’ISIS e il tradimento dei curdi: lo Stato Islamico sta tornando

Immagine
Audio wave

Segui Scanner.
Segui la rassegna stampa per capire il mondo, ogni mattina.

Immagine

Undici anni fa il mondo, o almeno quella porzione di Occidente che sceglieva di guardare, scoprì l'esistenza del Kurdistan siriano. Lo fece attraverso le immagini delle donne e degli uomini delle YPG e delle YPJ, le unità di protezione che costituivano l'argine fisico e morale contro l'avanzata dell'ISIS. Sostenuti via aerea dagli USA, erano loro a combattere sul campo.

Ti è piaciuto questo episodio di SCANNER?

In quel frangente storico lo Stato Islamico rappresentava il male assoluto, lo spauracchio capace di colpire al cuore dell’Europa — da Parigi a Bruxelles — seminando il terrore fin dentro casa nostra. Fu quella paura a generare un'empatia interessata verso la resistenza curda, un fenomeno che raggiunse il suo apice pop e commerciale nel 2015, quando Marie Claire dedicò la copertina proprio alle combattenti curde.

La nuova offensiva e gli interessi sul petrolio

Oggi, la parabola si è invertita. Quelle stesse donne e quegli stessi uomini interessano meno, il mondo guarda altrove mentre sono costretti ad una ritirata. La causa è l'offensiva lanciata da Ahmed Al-Sharaa, l’ex jihadista di Al-Qaeda e leader di Hayat Tahrir al-Sham, divenuto presidente ad interim dopo il colpo di stato che, poco più di un anno fa, ha destituito il regime decennale di Assad con il sostegno determinante della Turchia.

L’obiettivo di questa nuova offensiva dell'esercito siriano e delle milizie alleate è strategico ed economico: spingere i curdi oltre l'Eufrate per riprendere il controllo dei pozzi petroliferi, spingendosi fino a Raqqa.

Il vuoto di potere e la bomba Al-Hol

Questo spostamento del fronte ha innescato una reazione a catena disastrosa. I curdi, che per anni hanno agito come carcerieri dell'ISIS per conto della comunità internazionale — Stati Uniti ed Europa inclusi — hanno perso il controllo delle prigioni e dei campi di detenzione.

Parliamo di strutture immense come Al-Hol, dove oggi sono stipati circa 25.000 individui tra combattenti, affiliati e familiari, inclusa una donna italiana, moglie di un foreign fighter. Con l'avanzata di Al-Sharaa, questi campi sono rimasti incustoditi per ore, creando un vuoto di potere.

La scelta di Öcalan e la fine del modello democratico

Sembrano lontanissimi i tempi delle copertine patinate, così come quelli delle mobilitazioni internazionali per Kobane o Afrin, le città simbolo della resistenza ai miliziani neri. In quegli anni, il popolo curdo non si era limitato a difendersi, ma aveva costruito un modello politico: i cantoni basati sul Confederalismo Democratico. Un'idea mutuata dal pensiero politico di Abdullah Öcalan, lo storico leader del PKK detenuto da oltre vent'anni in isolamento nell'isola-prigione di İmralı, in Turchia.

È paradossale notare come lo stesso Öcalan avesse recentemente invitato i suoi a deporre le armi sul fronte turco, suggerendo che i tempi fossero maturi per una trattativa di pace e per un'evoluzione democratica della società civile, abbandonando la lotta armata. La realtà sul lato siriano, però, ha imposto una direzione opposta. I fratelli e le sorelle nel Rojava sono costretti a una nuova mobilitazione generale, a imbracciare nuovamente i fucili non per scelta ideologica, ma per sopravvivenza.

L'allerta in Iraq e il ritorno del Califfato

Come abbiamo raccontato ieri qui su Scanner, attraverso la testimonianza diretta di una militante internazionalista italiana in Rojava, la situazione è critica: gli ex jihadisti di Al-Qaeda e le cellule dormienti dell'ISIS si stanno riorganizzando per riprendersi il territorio.

La gravità del momento è certificata dalla reazione dell'Iraq. Il Paese a maggioranza sciita, che ha vissuto sulla propria pelle l'occupazione di Mosul e la proclamazione del Califfato, è in stato di allerta. A Baghdad sanno bene che l'ISIS non è mai scomparso; i combattenti evasi e quelli rinvigoriti dal trionfo di Al-Sharaa oggi sentono di avere lo spazio politico e militare per riorganizzarsi. C'è una volontà concreta di riconquistare territorio e rifondare lo Stato Islamico.

In Occidente ci siamo illusi che questa storia fosse finita un decennio fa. Ma chi si occupa di Asia Occidentale sapeva che l'ISIS stava solo aspettando il momento propizio. Esattamente un anno fa su Scanner analizzavamo il pericolo dei 40.000 reclusi di Al-Hol, definendo quel campo una bomba a orologeria.

Oggi, quella bomba sta esplodendo. E Scanner parte da qui.

Immagine

Segui Scanner.
Segui la rassegna stampa per capire il mondo, ogni mattina.

Immagine

Il podcast daily di Valerio Nicolosi per Fanpage.it: ogni mattina alle 7, una finestra sul mondo per capire cosa davvero sta accadendo. Politica estera, conflitti internazionali, migrazioni, politica interna e tematiche sociali raccontate dal giornalista con chiarezza e approfondimento. Con la voce di esperti e reportage direttamente dal campo - Palestina, Ucraina, Mediterraneo, Africa, Stati Uniti, America Latina e molto altro - SCANNER porta le storie dove accadono, per offrirti ogni giorno un’informazione completa, immediata e dal vivo.

[Altro]
api url views
Immagine

Segui Scanner.
Segui la rassegna stampa per capire il mondo, ogni mattina.