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Un anno che sembra un secolo. Un anno che ha cambiato le regole del gioco a livello internazionale, ma anche negli Stati Uniti. Un anno che ha cambiato l’Europa e l’Italia.
Un anno che ha cambiato il mondo
Esattamente dodici mesi fa Donald Trump si insediava per il suo secondo mandato. Una presidenza diversa dalla prima. Se all’epoca avevamo visto le fughe in avanti, quell’ossessione quasi personale per Kim Jong-un e le lunghe trattative-spettacolo per l'accordo sul nucleare con la Corea del Nord, o con lo strappo sull’accordo nucleare con l’Iran – smantellando il lavoro di Obama e Biden – questa volta il cambio di passo è strutturale. Lo abbiamo capito subito i tanti decreti presidenziali firmati nei primi giorni ma anche con quella passeggiata a favore di telecamere in Alaska insieme a Putin, lo abbiamo capito con le minacce dei primissimi giorni da presidente alla Groenlandia, a Panama e al Venezuela.
Ma è sulla percezione dell’Europa che Trump ha ribaltato il tavolo. Oggi per Washington il vecchio continente non è un alleato: è un mercato da spremere con i dazi, un cliente a cui vendere armi. Siamo passati dall’alleanza alla sudditanza, o all’ostilità aperta.
Un Piano Marshall al contrario
È un Piano Marshall al contrario: un piano per prendere tutto lasciando dietro di sé solo macerie. E il paragone non è casuale. Se nel ’45 gli USA lasciavano macerie fisiche dopo aver sconfitto nazisti e fascisti insieme alla Resistenza e all’URSS, oggi l’antifascismo non è più un valore né a Washington né a Roma.
Sono lontani i tempi del governo Tambroni, quando nel 1960 le piazze impedirono ai neofascisti di legittimarsi. E sono lontani anche i fascisti che odiavano l’America: se nel dopoguerra si erano convertiti alla NATO in chiave anticomunista, oggi i post-fascisti – quelli che si fanno chiamare sovranisti – hanno scelto di essere il cane da guardia del trumpismo in Europa, sperando di raccogliere le briciole che il monarca lascerà dietro di sé.
La diplomazia impossibile
In questi dodici mesi ci siamo abituati a cose che vanno oltre la follia diplomatica. Le ultime le abbiamo viste proprio in questi giorni: Trump che pubblica gli screenshot privati di Emmanuel Macron, esattamente come aveva fatto con il segretario della NATO Mark Rutte, o la lettera al premier norvegese di cui abbiamo parlato nella puntata di ieri.
Trump sta picconando lo stato di diritto e la diplomazia uscita dalla Seconda Guerra Mondiale. Sta creando un’alternativa all’ONU sotto forma di un circolo privato dove lui è il Re Sole, un monarca assoluto che comanda in quanto persona, non in quanto Presidente. Si entra solo su invito e, soprattutto, solo dopo aver pagato. La politica estera di Trump è gestita come i suoi campi da golf; quella interna, fatta di repressione dei migranti, controllo sui corpi e sdoganamento dell’odio online, sembra uscita da un film distopico.
Oggi, in questa puntata speciale, voglio lasciare la parola a chi si occupa di questi temi: una serie di esperti e testimonianze sul campo ci racconteranno come, in questi 365 giorni, il mondo è cambiato. In peggio.
Scanner oggi parte da qui.