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La parola sicurezza negli ultimi dieci anni è stata ridotta a sinonimo di repressione. Non è una tendenza nata oggi e con questo governo: il punto di svolta è stato il governo Gentiloni con Minniti al Viminale: il primo decreto sicurezza, i daspo urbani e l'attacco alle ONG, un governo di centrosinistra ha iniziato una guerra contro la solidarietà e il dissenso. Il divieto di manifestare a Macerata dopo l'attentato di Traini, le parole dette a posteriori proprio da Minniti “ho temuto per la tenuta democratica del Paese” e le sue politiche migratorie hanno spianato la strada alla Lega, portando poi Salvini al Viminale insieme a Piantedosi, all’epoca come capo di gabinetto. Da lì in poi, la linea è rimasta la stessa: divieti di picchetto, sequestri di navi e repressione delle proteste.
Sicurezza è territorio, non polizia
Ma torno alla domanda iniziale: cosa significa sicurezza?
Penso a Niscemi e alla prevenzione del dissesto idrogeologico dove per decenni non si è fatto nulla per mettere in sicurezza gli abitanti nonostante i pericoli fossero noti. Significa affrontare la crisi climatica che mette a rischio la vita delle persone molto più di una manifestazione. Nel 2025 in Europa sono morte 16.000 persone a causa del cambiamento climatico, questa è la stima dell’Imperial College di Londra, di queste 4.597 in Italia, il Paese con il maggior numero di morti, soprattutto per il caldo.
La vera sicurezza è quella che garantisce un futuro su un pianeta che cambia.
Migrazioni: canali legali contro trafficanti
Se parliamo di sicurezza è automatico pensare ai flussi migratori, per i quali si continua a parlare di emergenza, anche se il fenomeno è strutturale da quindici anni. Esiste un modello che funziona: i corridoi umanitari. Fanno viaggiare le persone in aereo, quindi sicurezza per chi parte, e si basano sui visti concessi dai Paesi di destinazione, quindi sicurezza per chi accoglie. Scegliere di non gestire i flussi significa regalare il business ai trafficanti, finanziandoli indirettamente. Gestire i flussi legalmente renderebbe tutto più sicuro; continuare a pagare dittatori sulla sponda Sud del Mediterraneo ci rende insicuri.
La sicurezza economica negata
Per non parlare di economia, il governo inventa nemici: i rave, i "maranza", i poveri di Caivano o del Quarticciolo. Si dichiara guerra ai margini della società per evitare il tema dei salari. L'Italia è l'ultimo Paese per politiche salariali; negli ultimi trent’anni gli stipendi sono calati e il potere d'acquisto è ai minimi. Le famiglie non sono al sicuro dalla crisi economica, nonostante le promesse elettorali di chi diceva di volerle difendere.
Meno diritti, meno sicurezza
Il nuovo decreto sicurezza colpirà ancora le libertà individuali, con l’ipotesi del fermo preventivo di 12 ore per chi manifesta. Si attacca il dissenso organizzato, convinti che togliere diritti aumenti la protezione. Ma è un errore: la sicurezza non è avere meno diritti o più polizia. Si è sicuri davvero solo quando si ha un lavoro dignitoso, una casa che non frana e la libertà di protestare.
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