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ICE si ritira da Minneapolis ma sarà a Milano per le Olimpiadi: i sovranisti italiani battano un colpo

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L’ICE, l’agenzia che ha portato avanti le operazioni a Minneapolis e che oggi è stata sfiduciata anche da Trump, opererà durante le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026. Dopo giorni di smentite e conferme, è arrivata l'ufficialità dalla stessa ambasciata statunitense che ieri ha interloquito con il Ministro dell’Interno. Piantedosi ha specificato che saranno i loro agenti a occuparsi dell’intelligence. Ma questo non deve sorprenderci: una branca dell’ICE — quella investigativa che si occupa di crimini internazionali, immigrazione e prevenzione — opera già in Italia, così come in molti altri Paesi. Lo fa all'interno delle ambasciate e dei consolati, e continuerà a farlo durante i Giochi che si apriranno tra pochissimi giorni.

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Sicuramente non vedremo agenti incappucciati né assisteremo a retate: siamo su suolo italiano e si spera che i sovranisti nostrani facciano rispettare la sovranità del nostro territorio. Al tempo stesso, ciò che sorprende non è tanto l'annuncio della presenza di agenti di intelligence statunitensi, né il fatto che la scorta del Vicepresidente J.D. Vance e del Segretario di Stato Marco Rubio sia affidata ad apparati USA.

La postura del governo e l'alleanza asimmetrica

Quello che stupisce è la postura del governo italiano. Roma è sempre pronta a schierarsi a sostegno della popolazione quando si parla di Paesi come l’Iran — posizione giusta e legittima — ma ricordo bene le commemorazioni in Italia, con tanto di manifesti dei partiti di governo (Lega in testa), quando fu ucciso un estremista di destra del movimento MAGA. In quel caso si arrivò ad accusare la sinistra italiana di essere indirettamente responsabile dell’omicidio: ogni battaglia, per certi versi, è buona per fare polemica. Eppure, Kirk era un cittadino americano esattamente come le vittime uccise dagli agenti statunitensi durante le recenti retate a Minneapolis.

Il punto non è la presenza tecnica dell’ICE in Italia, che rientra nelle prassi diplomatiche e di sicurezza. Il punto è l’inopportunità politica di tale presenza oggi nel nostro territorio e la necessità di un incontro tra Piantedosi, Tajani e l'ambasciatore USA, avvenuto ieri dove i ministri hanno chiesto maggiori informazioni, segno che gli Stati Uniti stiano decidendo in autonomia. Se fossimo davvero alleati alla pari, il governo Meloni avrebbe dovuto chiedere una modifica o un segnale di discontinuità. Le delegazioni inviano regolarmente i documenti al Viminale indicando agenti e armamenti; dunque, il governo avrebbe potuto pretendere un cambio di passo. Dopo quello che abbiamo visto a Minneapolis, ospitare agenti della stessa agenzia — seppur con un ruolo diverso — è politicamente inopportuno. Sarebbe il caso che il governo, su questo, battesse un colpo.

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Il podcast daily di Valerio Nicolosi per Fanpage.it: ogni mattina alle 7, una finestra sul mondo per capire cosa davvero sta accadendo. Politica estera, conflitti internazionali, migrazioni, politica interna e tematiche sociali raccontate dal giornalista con chiarezza e approfondimento. Con la voce di esperti e reportage direttamente dal campo - Palestina, Ucraina, Mediterraneo, Africa, Stati Uniti, America Latina e molto altro - SCANNER porta le storie dove accadono, per offrirti ogni giorno un’informazione completa, immediata e dal vivo.

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