Segui Scanner.
Segui la rassegna stampa per capire il mondo, ogni mattina.

Il fallimento della tregua tra Israele e Hamas
Un anno fa, proprio in queste ore, si raggiungeva quel primo cessate il fuoco tra Hamas e Israele che – nelle promesse – avrebbe dovuto reggere a lungo. Eravamo a poche ore dall'insediamento di Trump alla Casa Bianca e questo doveva essere l'inizio della "Fase 1", il preludio necessario a una stabilizzazione che non è mai arrivata, perché la "Fase 2" non è mai nata per volontà di Israele, che ha ripreso i bombardamenti senza guardarsi indietro.
A distanza di un anno a che punto siamo? Non molto lontano da quel punto morto, anzi. A ottobre c’è stata la firma di Sharm el-Sheikh, una parata di nazioni garanti di una tregua che è carta straccia fin dal giorno dopo, violata centinaia di volte dall’esercito israeliano che oggi continua a occupare militarmente oltre il 50% della Striscia di Gaza.
Cos'è il Board of Peace: la fine delle Nazioni Unite
Ma se a Gaza la fase due è un miraggio, altrove sta iniziando davvero. È la "Fase 2" di Trump. Mentre il mondo guarda altrove, si sta insediando il Board of Peace. Non è solo un nome altisonante, è l'istituzione che nei piani del tycoon va a sostituire integralmente la diplomazia internazionale per come l'abbiamo conosciuta sotto l'egida delle Nazioni Unite. La diplomazia smette di essere un luogo di confronto e diventa un club esclusivo, un privé dove si entra solo su invito del fondatore e previo versamento di un miliardo di dollari.
Lo statuto svelato da Haaretz e l'Emirato di Trump
Le rivelazioni delle ultime ore del quotidiano israeliano Haaretz, che ha avuto accesso allo statuto del Board, sono agghiaccianti. In un passaggio chiave emerge la natura reale del progetto: il presidente e capo assoluto non è Donald Trump in quanto Presidente degli Stati Uniti, ma Donald Trump come persona fisica. È quello che su Scanner abbiamo definito più volte "l'Emirato di Trump nel Mediterraneo": un territorio sotto la sua giurisdizione personale.
Ha invitato 60 paesi per un triennio. Chi vuole restare in questo cerchio magico deve pagare il biglietto d'ingresso: un miliardo per l'iscrizione a tempo indeterminato. O almeno finché il capo non decide di cacciarti. Perché il Board of Peace non è una democrazia, è una monarchia assoluta dove il Re Sole contemporaneo ha potere di vita e di morte. Può decidere di comprare un territorio, di sequestrare un presidente straniero o di mandare le squadracce – come l'ICE a Minneapolis – a seminare il terrore nelle città americane.
L'impotenza dell'Europa e i rischi di un conflitto globale
Siamo entrati nel tempo della post-verità, ma quella vera, quella cruda. Un'occupazione internazionale gestita da una singola persona viene chiamata "Tavolo della Pace". Un presidente che sta letteralmente incendiando il mondo si autodefinisce uomo di pace e riceve persino la medaglia del Nobel dalle mani di Machado. È il ribaltamento totale del senso.
E l'Europa? L'Europa osserva, timida, quasi paralizzata. La risposta sulla questione della Groenlandia è l'emblema della nostra irrilevanza. Trump ha imposto dazi a otto paesi che hanno osato inviare una spedizione militare lassù e nelle capitali europee si balbetta, si prende tempo, mentre la realtà ci passa sopra.
In questi tempi complicati, dove la narrazione divora i fatti e tutto può cambiare di segno in poche ore, forse l'unica cosa che ci resta è aggrapparci alla letteratura, a quel pensiero magico – ma terribilmente lucido – di Gabriel García Márquez. Diceva che è molto più facile iniziare una guerra che chiuderla. Oggi ne stiamo aprendo troppe, di guerre, fronti interni ed esterni che si moltiplicano a vista d'occhio. E la sensazione, guardando le macerie di Gaza e i nuovi statuti di Trump, è che sarà dannatamente difficile chiuderli.