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Un nuovo partito di Vannacci non sarebbe un problema solo per Salvini, ma anche per Meloni

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Si chiama Futuro Nazionale: è il marchio che Roberto Vannacci ha depositato all’Ufficio brevetti europei qualche giorno fa. E che ha subito fatto pensare che il generale sia pronto a fondare un suo proprio partito. Qualcosa di molto simile era già successo con il simbolo de “Il Mondo al Contrario” e in generale da quando Vannacci è entrato nell’universo leghista, candidandosi alle elezioni europee, si sono sempre susseguite speculazioni su un suo futuro partito o movimento. Il generale, per quanto riguarda Futuro Nazionale, ha detto che è solo un simbolo, che lui ha fatto richiesta per depositarlo lo scorso 24 gennaio e la domanda è ancora in fase di esame.

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Sul sito di questo ufficio dei brevetti si legge che il marchio servirà a una serie di cose: manifesti pubblicitari, depliant, libri manifesto, insegne pubblicitarie, organizzazione di manifestazioni politiche, riunioni politiche e consulenza in materia di campagne politiche. Il simbolo è composto così: c’è la scritta “Futuro nazionale” su uno sfondo blu e in mezzo è disegnata una sorta di ala tricolore sopra il nome “Vannacci”.

Vannacci vuole fondare un nuovo partito?

Insomma, tutto farebbe pensare a un nuovo partito o movimento politico. Questa è una voce che si sussegue da un po’, da prima ancora che Vannacci si iscrivesse alla Lega e ne diventasse vicesegretario federale. La sua adesione non è mai stata semplice, non è stata la naturale evoluzione di un percorso politico. Era stato ingaggiato per le elezioni europee, dopo aver scritto il libro “Il Mondo al Contrario” che aveva generato una gigantesca attenzione mediatica, sollevato un’ondata di polemiche, ma anche di sostenitori. Ed effettivamente in quella tornata – dove comunque aveva corso con la Lega, ma da indipendente – aveva raccolto circa un milione di preferenze, segnale che la mossa di Matteo Salvini, che lo aveva anche nominato capolista al Centro e Sud, era risultata vincente.

Già qui però noterete una cosa. Non era stato nominato capolista nelle circoscrizioni settentrionali. E il motivo era molto semplice: a quella Lega, la Lega Nord delle origini, Vannacci non è mai andato giù. In quasi due anni la frattura tra due diverse anime del Carroccio si è fatta sempre più evidente: da un lato Vannacci e le sue posizioni più estremiste – quelle per cui gli omosessuali non sono normali, l’aborto non è un diritto e Mussolini era uno statista – dall’altro lato gli amministratori del partito che, anche se molto spesso se lo dimenticano, ma è nato con posizioni orgogliosamente antifasciste.

I problemi e le smentite

Nei giorni scorsi era anche emersa una voce, poi smentita, di una telefonata che Luca Zaia avrebbe fatto a Matteo Salvini chiedendogli di cacciare Vannacci dalla Lega. L’ex governatore del Veneto non ha mai nascosto le sue opinioni sul generale e, secondo queste voci, avrebbe chiesto a Salvini di rimuoverlo dall’incarico di vicesegretario federale e poi di espellerlo proprio dal partito. Ma questi retroscena sono stati smentiti. In una nota la Lega ha fatto sapere che Salvini è al lavoro su Olimpiadi, maltempo, decreto sicurezza e non sta ricevendo telefonate sulle dinamiche interne del partito. Soprattutto non ci sarebbe stata alcuna richiesta di espulsione.

Anche se così fosse, un problema sicuramente c’è. E lo dicono le stesse prime linee della Lega. Il capogruppo in Senato, Massimiliano Romeo, ha ammesso che per quanto Vannacci abbia assicurato di non essere intenzionato a fondare un nuovo partito, è chiaro che depositare un simbolo possa generare delle polemiche. E ha anche detto che Salvini cercherà di parlargli per chiarire una volta per tutte.

Ma i problemi non sono solo interni. Questo simbolo ha fatto arrabbiare anche Francesco Giubilei, presidente di Nazione Futura. Che ha accusato Vannacci di aver scelto un nome e un simbolo che assomigliano un po’ troppo a quelli della sua associazione, nata nel 2017 sempre all’interno dell’universo culturale conservatore. E infatti Giubilei ha aggiunto: “C'è anche un problema politico perché Nazione Futura è una realtà radicata nel centrodestra e nel mondo conservatore e iniziative che possano portare alla nascita di soggetti estranei alla coalizione di governo sono per noi un favore alla sinistra”.

Il terremoto per Meloni

Un ragionamento sensato, e infatti alcune agenzie di stampa oggi parlavano di una certa contentezza e un certo divertimento tra gli esponenti del centrosinistra nei palazzi romani. Ma anche di ragionamenti più seri. È chiaro che se in vista delle elezioni politiche del 2027 Vannacci dovesse staccarsi dalla Lega e presentarsi con un soggetto tutto suo – che non sappiamo come si inserirebbe nelle dinamiche della coalizione – questo rappresenterebbe un problema per il centrodestra attuale. Sarebbe un elemento difficile da controllare, di imprevedibilità. Potenzialmente qualcosa che porta via voti.

Oppure, analizzando un altro tipo di scenario: se Vannacci fondasse un nuovo partito, rimanendo comunque all’interno della coalizione, chiaramente cambierebbero gli equilibri attuali. Perché al momento c’è Fratelli d’Italia che ha il primato assoluto dei consensi, nettamente superiore agli alleati, ma poi c’è uno scarto minimo tra Lega e Forza Italia. E la scissione interna potrebbe in questo caso riscrivere le dinamiche di potere interne. Forza Italia lo sa e forse non è un caso che si stia mobilitando sempre di più, continuando a strizzare l’occhio a Carlo Calenda.

Cosa sta facendo Forza Italia

Oggi, su La Stampa, è uscita un’intervista a Letizia Moratti, che ha detto espressamente che il partito si vuole aprire a dei mondi che condividono i loro stessi valori – quelli liberali, riformisti ed europeisti – e che con Calenda c’è molta sintonia sui temi fondamentali, come la giustizia o l’industria. E infatti, a dimostrazione di questa sintonia, Calenda è stato invitato più volte alle iniziativa di Forza Italia. Perché, dice Moratti, il dialogo con lui è naturale.

Questo è quello che una esponente storica di Forza Italia dice di un leader dell’opposizione. Di Vannacci invece, che è un dirigente di un partito alleato al governo, invece Moratti dice che “è innegabile che posizioni estremiste rendano difficile l'avvicinamento di forze liberali”. E poi: “Alcune figure, lo dico con rispetto, non aiutano a costruire un'area riformista ampia. Noi siamo alleati leali e rispettiamo il patto di governo. Ma la lealtà non significa rinunciare alla propria identità. Forza Italia ha un profilo diverso, e lo difende".

Insomma, per una volta è il centrodestra a essere in fibrillazione. E Meloni, che in questo momento deve affrontare problemi molto più grandi, in primis i rapporti con Trump, dovrà essere capace di tenere tutto sotto controllo per un altro anno e mezzo. Almeno fino alle prossime elezioni.

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