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“L’Italia non ha mai considerato l’Artico un’area remota e senza alcun interesse. Al contrario, noi abbiamo sempre guardato a questo quadrante del mondo per quello che effettivamente è: una regione strategica, dove si intrecciano economia, ambiente, ricerca, energia e – oggi più che mai – sicurezza e difesa”.
La posizione di Meloni
Parola di Giorgia Meloni, messa per iscritto nel messaggio inviato alla Farnesina durante la presentazione della nuova strategia italiana sull’Artico. Un documento che dovrebbe fare chiarezza sulla posizione dell’Italia, su che cosa intende fare, rispetto alle nuove sfide in quella regione. Sappiamo che non parteciperà alla missione che alcuni Paesi europei – tra cui Francia e Germania – hanno annunciato in Groenlandia. Cioè la missione Arctic Endurance, che coinvolge 8 Paesi europei della Nato, ed scattata dopo il fallimento del vertice alla Casa Bianca, al termine del quale Trump ha ribadito le sue mire espansionistiche sulla Groenlandia.
Per l’Italia non è quella la strada. Ma una strategia sulla regione va trovata, altrimenti si rischia di rincorrere (e poi farsi travolgere) un cambiamento che è già in corso. Ed ecco quindi il documento che racconta la visione strategica italiana. Ci sono tre ambiti cardine: quello della sicurezza, della ricerca scientifica e dello sviluppo economico. E l’azione in questi tre ambiti deve essere volta sempre a mantenere la stabilità nell’area. Una regione che però, questo viene riconosciuto, è sempre meno stabile.
Cosa dice il documento dell'Italia sull'Artico
Un passaggio del documento sottolinea:
“L’Artico ha acquisito una posizione di rilevanza nella geopolitica internazionale e, con la graduale fusione dei ghiacci, il suo significato geostrategico per gli equilibri internazionali è destinato ad una costante evoluzione. La sua geografia, dove convergono l’Europa, il Nord America e l’Eurasia russa, lo rende il teatro di una competizione e di un possibile confronto tra le grandi potenze.
Fin dai tempi della Guerra Fredda l’Artico rappresentava, come anche oggi, l’area preferibile per l’impiego, grazie alle traiettorie più brevi ed efficaci, dei sistemi missilistici balistici intercontinentali delle superpotenze, ma la militarizzazione dell’Artico di quell’epoca avveniva in un quadro più statico e per molti aspetti più prevedibile.
La fine della Guerra Fredda ha favorito un periodo di maggiore cooperazione, durato per quasi tre decenni, conosciuto come eccezionalismo Artico e fondato sulla relativa distensione tra l’Occidente e la Federazione Russa.
La guerra scatenata dalla Federazione Russa in Ucraina nel 2022 ha condotto ad una frattura, con il significativo rallentamento dei lavori del Consiglio Artico e la decisione della Russia di ritirarsi dal Consiglio Euro-Artico di Barents. Il Consiglio Artico ha mostrato segnali di ripresa e rimane l’unico foro internazionale di governo dell’Artico, ma l’attuale assenza del formato di coordinamento a livello ministeriale ha notevolmente ridotto la sua spinta propulsiva.
La Russia aveva in realtà fin dai primi anni del 2000 ravvivato l’interesse verso i propri territori artici, dove sono custodite risorse energetiche e minerarie fondamentali per la sicurezza del Paese e per i suoi interessi geo-economici, promulgando nel 2020 la “Strategia per lo sviluppo della zona artica della Federazione Russa”. Tale documento ha condotto ad una considerevole ri-militarizzazione della sua ampia fascia artica, caratterizzata oggi da una massiccia presenza militare volta a preservare ed incrementare gli interessi nazionali della Federazione.
Tale più assertiva postura, concretizzata dall’aumento della presenza militare lungo la fascia artica russa, unita alla chiara manifestazione della violazione del principio dell’intangibilità delle frontiere mostrata in Ucraina, ha condotto prima la NATO e successivamente anche l’Unione Europea a reagire ed accrescere l’attenzione su tale impervia area geografica”.
Meloni nel suo messaggio ha detto di essere molto consapevole del fatto che questa regione del mondo sta diventando strategica negli equilibri mondiali, e che quindi la presenza e l’interesse italiano deve adattarsi di conseguenza. La presidente del Consiglio ha detto che l’Artico deve diventare una priorità per l’Unione europea e per la Nato e che “ l’Alleanza Atlantica debba cogliere l’opportunità di sviluppare nella regione una presenza coordinata e capace di prevenire tensioni, preservare la stabilità e rispondere alle ingerenze di altri attori”.
Perché l'Italia non manderà soldati in Groenlandia
Il punto è che a non lavorare per una presenza coordinata, il primo ad alimentare le tensioni invece che prevenirle, il primo a mettere in gioco la stabilità invece che preservarla, sono gli Stati Uniti di Trump, il principale membro dell’Alleanza Atlantica. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, presentando questo documento alla Farnesina, ha detto che “non è questione di mandare 10 o 20 soldati, ma di avere una strategia”. Una visione che l’Italia ha, rivendica il ministro. Ma chissà se in questo nuovo ordine mondiale inaugurato da Trump basterà.
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