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Perché Giorgia Meloni ha deciso di rimanere fuori dal Board of Peace (per ora)

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È arrivata la firma per il Board of Peace, quindi l’ufficialità. L’organismo voluto da Donald Trump per gestire la transizione a Gaza, ma non solo. Nelle mente del presidente statunitense questo vuole essere un ente che si sostituisce alle Nazioni Unite, alla realtà multilaterale esistita fino ad oggi. Nel Board of Peace – il Consiglio della Pace – gli Stati Uniti hanno un ruolo predominante: Trump ne è il chairman e in quanto tale ha il diritto (o meglio, il privilegio, visto che può farlo solo lui) di decidere chi può entrare a farne parte. Cosa che avviene solo su invito. Poi le decisioni prese possono entrare in vigore solo se lui le approva. E sceglie lui i membri del comitato esecutivo, a cui comunque può porre il veto se non è d’accordo con le decisioni prese.

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Insomma, i membri possono deliberare e scegliere una posizione piuttosto che un’altra, però alla fine a dare il via libera o a bloccare il tutto è sempre il presidente degli Stati Uniti. E non si parla di “presidente degli Stati Uniti” inteso come istituzione. Ma come la persona di Donald Trump.

Chi ha firmato per entrare nel Board of Peace

A Davos, dove in questi giorni va in corso il World Economic Forum, c’è stata la cerimonia della firma, a cui hanno partecipato una ventina di capi di Stato e di governo, oltre a Trump. C’erano ad esempio il premier ungherese Viktor Orban, il presidente argentino Javier Milei, ma anche molti altri. Alcuni dei leader che hanno accettato l’invito di Trump però non erano presenti. Due fra tutti: Vladimir Putin e Netanyahu. Su di loro pendono dei mandati d’arresto della Corte penale internazionale, per crimini di guerra e contro l’umanità, per cui sarebbero potuti essere arrestati una volta in Svizzera.

Durante questa cerimonia Trump ha detto contentissimo che tutti vogliono fare parte di questo Board. Che non è esattamente la verità. Diversi Paesi che erano stati invitati hanno rifiutato di entrare a farne parte, uno su tutti la Francia. Ma anche la Germania e il Regno Unito, e alla fine pure l’Italia.

Per alcuni giorni si è speculato di cosa avrebbe potuto fare Giorgia Meloni. Mentre era in viaggio tra Giappone e Corea, Meloni aveva detto ai giornalisti che l’Italia era stata invitata ad aderire, ma non aveva specificato cosa avesse risposto. Va detto che inizialmente la presidente del Consiglio aveva dato disponibilità a partecipare alle iniziative degli Stati Uniti a Gaza, ma non erano ancora chiari i contorni. Quando hanno iniziato a emergere i dettagli di questo Consiglio della Pace, le cose sono un po’ cambiate.

Cosa ha deciso l'Italia

Ieri sera, ospite di Porta a Porta, Meloni ha annunciato che l’Italia, come gli altri big europei, non parteciperà all’iniziativa. La ragione ufficiale sarebbe un problema di compatibilità con la Costituzione. Più precisamente con l’articolo 11. Che dice così:

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie a un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo

Il problema sarebbe la parte in cui questo articolo impedisce di cedere pezzi di sovranità, a meno che non si sia in condizioni di parità tra gli Stati. Ad esempio, facendo parte dell’Unione europea, l’Italia certamente cede ampi pezzi della sua sovranità, ma lo fa nei confronti di una struttura dove conta al pari di tutti gli altri membri. Il presidente del Consiglio, in questo caso Meloni, ha diritto di veto nel Consiglio europeo, ogni Stato membro elegge un Commissario, in Parlamento sono presenti tutti i Paesi in modo proporzionale alla popolazione. Insomma, è un organismo dove tutti sono considerati alla pari.

Ma non è così nel Board of Peace, dove Donald Trump è sopra tutti gli altri. Cedere la sovranità italiana in questo caso avrebbe un significato totalmente diverso: sarebbe una certificazione di subalternità, di sudditanza.

Criminali di guerra al Consiglio per la Pace

Poi va detta anche un’altra cosa rispetto all’articolo 11. Nella parte iniziale mette nero su bianco che l’Italia rifiuta la guerra come strumento di offesa agli altri popoli o come mezzo per risolvere le controversie tra gli Stati. Con che presupposti, allora, Meloni avrebbe potuto partecipare alle riunioni, magari trovandosi seduta tra Putin e Netanyhau?

Negando la partecipazione dell’Italia – almeno per ora, perché Meloni ha comunque detto che si riserva il diritto di cambiare idea in futuro, visto che la sua posizione è comunque di apertura – la presidente del Consiglio si è allineata allo schieramento europeo di Macron, Starmer e Merz, isolando Trump. Una cosa che non era scontata, vista comunque l’ambizione di Meloni di fare da ponte tra la Casa Bianca e l’Europa. E vista anche la sua vicinanza personale e politica a Trump.

L'isolamento di Trump

Oggi però il presidente statunitense è apparso in tutto il suo isolamento. Nessuno dei principali leader europei lo ha incontrato a Davos e probabilmente questa fermezza ha giovato, tanto che Trump si è rimangiato i dazi a quei Paesi che avevano mandato i soldati in Groenlandia e proprio su questo fronte ha detto di aver raggiunto un accordo con la Nato. L’Europa si può portare a casa una vittoria, ma è comunque in allerta. Non è chiaro che tipo di accordo Trump abbia stretto con il segretario generale Mark Rutte, che comunque è considerato fin troppo allineato al presidente statunitense – che ha definito “paparino” in passato, e che spesso e volentieri ha adulato – e quindi bisogna vederci chiaro.

Ma sicuramente fare fronte comune ha pagato. Un Europa compatta e unita è più forte. Meloni questo se lo dovrebbe segnare.

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