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Sicurezza e repressione: ecco il problema ed ecco la soluzione per questo governo. Ovviamente, nemmeno negare che ci sia un problema può essere risolutivo. E non è un caso che in questi anni si siano moltiplicate le critiche interne al centrosinistra, per spingere il campo progressista a riappropriarsi del dibattito sulla sicurezza. A non lasciare campo libero alla destra su quel fronte e vedere poi proporre le solite soluzioni: stretta alle pene, misure più severe e restrittive, propaganda razzista.
Il caso di La Spezia: l'omicidio in classe di Abanoub
Sono riflessioni estremamente attuali dopo quello che è successo a La Spezia, dove venerdì scorso un ragazzo di 19 anni, Abanoub Youssef, è stato accoltellato mortalmente da un compagno di classe Zouhair Atif, in corridoio a scuola. Oggi in pochi sono rientrati in classe. Tanti si sono radunati di fronte all’istituto a chiedere giustizia. E non nascondono la rabbia: accusano la scuola di non averli saputi ascoltare, di averli lasciati da soli con situazioni di disagio profondo.
Il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, che ieri è stato a La Spezia per incontrare i professori e i familiari del ragazzo ucciso, però ha risposto dicendo che non è il momento di gettare la croce addosso a nessuno. Da parte sua Valditara ha fatto una proposta: consentire ai presidi di scuole “a maggior rischio, dove ci sono delle problematiche”, di installare dei metal detector nelle scuole. Una grande polemica di queste ore ruota attorno al fatto che l’assassino si sarebbe portato il coltello da casa e sarebbe anche stato fotografato nei corridoi con una lunga lama in mano, senza essere fermato. Tanto che poi l’ha usata per uccidere il compagno.
I metal detector nelle scuole
Il ministro ha detto che bisogna innanzitutto impedire che i giovani usino le armi e poi insistere su una scuola che educhi alla responsabilità, nell'affrontare i problemi nel rispetto dei valori. Quello sui metal detector a scuola – che viene usato in altri Paesi, gli Stati Uniti su tutti per ovvie ragioni – è un dibattito aperto, su cui molti presidi che stanno intervenendo in queste ore si sono detti d’accordo, mentre altri l’hanno considerata una misura sproporzionata e non risolutiva. Perché, di base, si sposterebbe la violenza dai corridoi all’esterno, dall’orario di lezione a prima o dopo la campanella: ma la violenza, nei fatti, resterebbe.
Insomma, ci sono diverse opinioni e una formula ancora non è stata trovata. Ragion per cui la questione dei metal detector a scuola non dovrebbe entrare nel pacchetto Sicurezza di cui sta discutendo il governo proprio in queste ore. Altre misure però sono a tutti gli effetti sul tavolo, che in qualche modo riguardano sempre la violenza tra i giovanissimi. Il fenomeno delle baby gang o dei maranza, per capirsi.
Baby gang e paranza: la strategia del governo
Giorgia Meloni lo aveva anticipato già nella conferenza stampa di inizio anno, quando aveva detto che si stava studiando una misura per vietare la vendita di armi da taglio ai minori. Ma in questo pacchetto – che dovrebbe essere composto da una sessantina di articoli, tra un decreto e un disegno di legge – c’è anche molto altro. Oggi la presidente del Consiglio ha riunito a Palazzo Chigi il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, quello della Giustizia, Carlo Nordio, e anche i due vicepremier. Antonio Tajani e Matteo Salvini. Proprio quest’ultimo ha raccontato un po’ di cose alla stampa.
Dicendo, ad esempio, che nel nuovo decreto Sicurezza si prevede anche “una stretta sulle baby gang. È previsto, ad esempio, per i reati connessi alla droga, il sequestro di veicoli, motorini, auto, telefonini, monopattini, patente, in modo tale da rendere più difficile il balordo mestiere dello spacciatore". Ma ci dovrebbero essere anche misure legate ai furti in casa e agli scippi. E poi sanzioni amministrative per i genitori dei minori che commettono reati e i rimpatri dei ragazzi stranieri che si macchiano di crimini. Una cosa che però entrerebbe in contrasto con tutta una serie di altre normative e che non convincerebbe nemmeno lo stesso Viminale.
Cosa dice Salvini
Ma Salvini in questo momento sta rilanciando. Perché il tema della sicurezza per lui è l’occasione perfetta. Ogni giorno fa proposte nuove e diverse, poco importa della effettiva fattibilità. Si muove come se fosse un ministro dell’Interno ombra e usa toni che sarebbero più consoni per qualcuno all’opposizione, che per il secondo partito di governo. Insomma, fa propaganda politica. Ma proprio su una questione delicata come la sicurezza, è su soluzioni di complessità estrema, la propaganda è rischiosa.
Fare la voce grossa e mostrare i muscoli al grido di slogan come “chi sbaglia paga” o “rimpatri subito per i criminali” non renderà il Paese più sicuro. Continuerà solo a generare paura. E poi arriverà qualcuno che si servirà di quella pausa per restringere lo spazio della libertà, il tutto in cambio di un’illusione di sicurezza. Ed è importante che sia solo un’illusione, per continuare ad alimentare quel sentimento di paura che è necessario a reprimere sempre di più.
Non esiste una soluzione semplice alla questione della sicurezza, un asso nella manica da tirare fuori all’occorrenza. Però almeno dobbiamo essere consapevoli che se qualcosa ci viene proposto come tale, come la formula magica per risolvere tutti i problemi, probabilmente non lo è.
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