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Una coalizione di gente comune. Così si legge sul sito della Global Sumud Flotilla. A partire saranno tante persone diverse: medici, operatori umanitari, avvocati, artisti, volontari. Tutti accomunati dalla convinzione che con un’azione nonviolenta si possano cambiare le cose. “I nostri sforzi si basano su decenni di resistenza palestinese e solidarità internazionale. Anche se proveniamo da nazioni diverse, abbiamo fedi e visioni politiche diverse, siamo tutti accomunati da un’unica verità: l’assedio e il genocidio devono finire”.
Questo è sempre quanto si legge sul sito della Global Sumud Flotilla, insieme alla precisazione che si tratta di un’iniziativa indipendente, che non ha legami con alcun governo o partito politico. “La nostra fedeltà va alla giustizia, alla libertà, e alla santità della vita umana”, specificano. A coordinare l’iniziativa sono quattro organizzazioni. La Freedom Flotilla Coalition, il Global Movement to Gaza, la Maghreb Sumud Flotilla e la Sumud Nusantara. Alcune di queste organizzazioni già in passato avevano provato a portare aiuti umanitari a Gaza, sia via mare che via terra, ma erano state intercettate e fermate.
Vi ricorderete, ad esempio, del tentativo con la nave Madleen di inizio estate. Su quell’iniziativa c’era stata abbastanza attenzione mediatica perché a salpare c’era anche Greta Thunberg: quando la marina israeliana aveva abbordato l’imbarcazione, tutto l’equipaggio, lei compresa, era stato portato in Israele e da lì espulso, ognuno verso i rispettivi Paesi. Tra qualche giorno l’attivista svedese partirà nuovamente alla volta di Gaza, provando a rompere l’assedio una seconda volta.
Sumud, che avrete notato è parte del nome di due delle organizzazioni dietro questa iniziativa, è una parola araba, che potremmo tradurre con resistenza, perseveranza. Un omaggio alla resilienza palestinese, che da ormai quasi due anni è sotto le bombe israeliane, tra i raid e gli sfollamenti continui e la morsa della fame.
L’obiettivo della Global Sumud Flotilla è quello di portare subito aiuti umanitari ai civili di Gaza, che sono più urgenti che mai. Ma chiaramente è anche un’iniziativa politica, per rompere l’assedio israeliano e fare quello che i governi occidentali, in tutti questi mesi, non stanno facendo. Le condanne a parole non bastano: il governo israeliano non si è mai fermato perché un certo capo di Stato o di governo glielo intimava o lo accusava di questi o di quei crimini. Anzi, l’asticella si è andata alzando sempre di più, con continui attacchi a ospedali e case civili, uccisioni di giornalisti, l’invasione di terra di Gaza City. E in tutto questo rimane in piedi il blocco agli aiuti, per cui la popolazione palestinese, se non viene uccisa dai missili rischia sempre di più di morire di fame.
Per questo è nata l’iniziativa civile, per colmare l’indifferenza dei governi di mezzo mondo. Sono previste due partenze, una già questa domenica – il 31 agosto – da Barcellona e Genova. E poi un’altra, il 4 settembre, quando si uniranno anche le imbarcazioni dai porti del sud del Mediterraneo, ad esempio dalla Tunisia e dalla Sicilia. In tutto sono coinvolte delegazioni da 44 Paesi. Chi sta per partire sa bene quali sono i rischi dell’essere abbordati dalla Marina israeliana. Ma come si legge sul sito della Global Sumud Flotilla, il rischio più grande sta nel lasciare che Israele – sostenuto dai suoi alleati – continui a portare avanti il genocidio nell’impunità generale. E comunque qualsiasi rischio non è nulla comparato con quelli che devono affrontare ogni giorno i palestinesi a Gaza.
Israele già in passato ha usato la forza contro le flotte umanitarie. Per questo, sottolineano gli attivisti, è importante che oltre all’iniziativa via mare si mantenga alta l’attenzione anche con iniziative a terra, manifestazioni e cortei. Una risposta tutta civile e umanitaria, che parte da una premessa molto semplice: l’assedio illegale di Gaza e il genocidio dei palestinesi va fermato.
Dal 7 ottobre il governo Israeliano ha stretto ulteriormente il blocco navale, aereo e terrestre della Striscia di Gaza, impedendo di fatto agli aiuti umanitari di raggiungere la popolazione civile. Quel poco che arriva, gestito direttamente da Israele, è irrilevante: a Gaza è in corso una carestia certificata anche dalle Nazioni Unite che minaccia sempre di più la sopravvivenza dei palestinesi. Questa cosa ha un nome, si chiama punizione collettiva, ed è una violazione delle Convenzioni di Ginevra, del diritto umanitario internazionale.
Ecco, la Global Sumud Flotilla sta provando a rompere quell’assedio e a porre fine a queste violazioni. Mai si era tentata un’iniziativa tanto grande, da parte della società civile. Un’iniziativa che, come dicevamo all’inizio, nasce dopo il silenzio assordante di governi e istituzioni. E ora quel silenzio cozza sempre più con l’attivismo della collettività. Che non ha alcuna intenzione di restare a guardare.
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