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Contare i danni del ciclone Harry è inutile, se continuiamo a ignorare il cambiamento climatico

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Il governo ha dichiarato lo stato di emergenza in Sicilia, Sardegna e Calabria per il maltempo. Ma, al di là poi dei risvolti pratici per cui si mette in campo questo provvedimento, ha ancora senso parlare di emergenza? Il ciclone Harry è un evento climatico estremo, ma tutta la comunità scientifica ci dice che questi saranno sempre meno rari in futuro, se non si inverte la rotta. E non è un allarme retorico, lanciato da pochi scienziati chiusi nei loro laboratori: negli ultimi anni lo abbiamo visto con i nostri occhi, lo abbiamo toccato con mano. Alluvioni, inondazioni, temperature estreme, siccità: stanno diventando parte della normalità. Il nostro clima si sta tropicalizzando, portando con sé anche eventi come il ciclone Harry.

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L’impatto del ciclone è stato devastante: raffiche di vento violentissime, mareggiate, piogge torrenziali. Danni alle case, alle infrastrutture, all’ecosistema. Giorgia Meloni ieri ha riunito il Consiglio dei ministri che ha deliberato lo stato di emergenza nazionale e stanziato 100 milioni di euro per i primi interventi. In un post sui social la presidente del Consiglio ha detto che “lo Stato è vicino ai cittadini e ai territori” e che “le Regioni, con i loro Presidenti nominati commissari straordinari, avranno i mezzi e i poteri appropriati per intervenire in modo efficace e tempestivo”.

Il governo dichiara lo stato di emergenza e stanzia 100 milioni

Il ministro per la Protezione civile, Nello Musumeci, ex governatore della Sicilia, ha specificato che questi soldi serviranno per far fronte alle prime spese, quelle degli interventi più urgenti, come la rimozione dei detriti e il ripristino di alcuni servizi essenziali. Ma la precisazione non è bastata a frenare le polemiche.

Nicola Fratoianni, uno dei leader di AVS, ha detto che “i 100 milioni messi dal governo Meloni per il ripristino dei danni dopo l'uragano Harry in Sicilia, Calabria e Sardegna sono un vero e proprio insulto a migliaia di persone che hanno perso tutto” perché “la conta dei danni al momento dice che servirebbe più di 1 miliardo di euro”. Poi ha anche accusato il governo di fare “orecchie da mercante” e preferire “buttare a mare 14 miliardi di euro per il giocattolo del ponte di Salvini”, il che vuol dire che quando si vuole i soldi ci sono. Sulla stessa linea anche Elly Schlein, la segretaria del Pd, che ha chiesto di dirottare immediatamente 1 miliardo di euro dal progetto del Ponte.

Ma non sono stati gli unici Matteo Renzi in un post sui social ha scritto: "Da giorni la Sicilia è sotto schiaffo per il maltempo. Giorgia Meloni non ha fatto come fece per l'Emilia-Romagna. Allora lasciò il G7 per andare a fare una sceneggiata ad uso social con gli stivali. In Sicilia invece non ha messo gli stivali. Sapete perché? Perché non può attaccare la Regione come fece in Emilia-Romagna: la Regione è sua. Perché l'ex Presidente della Regione è lo stesso ministro che ha promesso di ripristinare Italia Sicura e non lo ha fatto. È allucinante vedere la Sicilia abbandonata dal Governo nazionale”.

La frana attiva a Niscemi

Ovviamente la narrativa del governo è diversa, ed è appunto quella per cui l’intervento con i 100 milioni è stato solo un primo intervento, quello per poter procedere con le misure più urgenti. Però dovrebbero seguirne altri per ricostruire ciò che è stato distrutto. O che sta per essere distrutto. A Niscemi, dove una frana ha costretto oltre mille persone ad evacuare le proprie case, finite proprio sul ciglio della voragine, la situazione è ancora critica. Il capo della Protezione civile, Fabio Ciciliano, oggi si è recato sul posto e ha detto che la frana è pienamente attiva e che alcune persone perderanno definitivamente la casa. Il che significa che dovrà essere messo a punto un piano di delocalizzazione per diverse famiglie.

Ancora una volta ci troviamo a trattare un evento climatico estremo come un’emergenza, senza renderci conto fino in fondo che questa è già la nostra normalità. Lo è anche se di cambiamento climatico si parla sempre meno, anche se l’agenda politica non inserisce più la transizione verde tra le sue priorità. Anche se stiamo in gran parte ignorando la sfida più grande che abbiamo davanti a noi.

La lotta al cambiamento climatico è stata abbandonata

Il palco del World Economic Forum di Davos, vertice che si è svolto qualche giorno fa, ci ha confermato ancora una volta questo sostanziale disinteresse dei leader mondiali per la questione climatica. Disinteresse che a tratti, con Donald Trump in primis, si è trasformato direttamente in negazionismo. E questo nonostante proprio il World Economic Forum nel suo ultimo report sui rischi globali, pubblicato a inizio gennaio, abbia messo proprio gli eventi climatici estremi al primo posto tra le minacce che dovremo affrontare nei prossimi dieci anni.

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