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Consenso e dissenso non sono la stessa cosa: il colpo della destra al nuovo testo del ddl Stupri

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La destra ha riscritto il reato di violenza sessuale dopo che lo scorso 25 novembre quella che doveva essere una giornata storica si è conclusa con un passo indietro della maggioranza. L’unico patto che era in qualche modo riuscito tra Meloni e Schlein era stato sconfessato, ma questo ci interessa relativamente. Il punto è che è stata messa in atto una gravissima regressione nella lotta contro la violenza sulle donne.

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Ricostruiamo tutto dall’inizio. A fine novembre, in occasione proprio della Giornata internazionale contro la violenza di genere, in Senato si sarebbe dovuto approvare all’unanimità il cosiddetto ddl Stupro (già passato alla Camera) in cui si sanciva che il reato di violenza sessuale si verifica quando manca il consenso libero e attuale. In questo modo l’Italia si sarebbe allineata a molti altri Paesi europei, dove la normativa è avanzata. Per fortuna. Perché sappiamo bene, purtroppo, che davanti a un’aggressione così traumatica non tutti reagiscono allo stesso modo. Non sono le urla o la resistenza fisica della vittima a dire se c’è o meno lo stupro. Il panico può congelare, può immobilizzare più che la prevaricazione di forza.

Perché era saltato il ddl Stupro

Alla fine però era saltato tutto. A bloccare il disegno di legge era stata la Lega: Matteo Salvini si era lanciato in uno sproloquio sul fatto che così si esponessero gli uomini – perché la violenza sessuale la stragrandissima maggioranza delle volte viene commessa dagli uomini sulle donne – alla possibilità di vedere un ex vendicarsi per un rapporto finito male. Per il leader leghista quella era una legge che lasciava troppo spazio alle singole interpretazioni e rischiava di intasare i tribunali. Una posizione basata sul nulla, perché i dati sui processi per violenza sessuale parlano chiaro: non siamo nella situzione per cui ci sono denunce su denunce che poi si rivelano infondate, mosse solo da un desiderio di vendetta.

Nella riformulazione della Lega, che adesso è stata presentata dalla senatrice Giulia Bongiorno, l’impostazione è completamente ribaltata. Il testo che andrebbe a rivedere l’articolo 609 bis del codice penale, quello appunto sul reato di violenza sessuale, cancella il concetto di consenso e lo trasforma in quello di volontà contraria.

Da "consenso" a "volontà contraria"

L’avvocata, in un’intervista che è uscita oggi sul Corriere della Sera, ha motivato così la decisione:

“La mia proposta prevede il reato di violenza quando si compiono reati sessuali contro la volontà di una persona. Si tratta innegabilmente di un deciso ampliamento della tutela per le vittime di violenza. Se oggi il Codice penale punisce soltanto alcune ipotesi di violenza, come quelle con minaccia o costrizione, con il nuovo testo si garantisce una protezione delle vittime a 360 gradi, sottolineando che è reato ogni atto che va contro la loro volontà”.

Secondo Bongiorno i casi in cui la vittima rimane paralizzata dalla paura – e in cui spesso quindi l’aggressore viene assolto, riesce a difendersi dicendo semplicemente che non aveva capito che l’atto non fosse consensuale – non rappresenteranno un problema perché è stato introdotto il concetto di freezing. Cioè quando la donna non manifesterebbe la sua volontà si dovrebbe presupporre il dissenso.

Il dito puntato contro le donne

Ma allora perché non accettare – come fanno molti altri Paesi europei e come dice chiaramente anche la Convenzione di Istanbul – il concetto di consenso? Come è possibile non rendersi conto della differenza?

Ancora una volta, invece che chiedere conto all’aggressore, allo stupratore, della violenza che sarebbe stata commessa, se ne chiede conto alla vittima. La si mette nel contesto difficilissimo di dover dimostrare di aver detto di no, lasciando alcuni scenari alla totale discrezionalità dei giudici. È una istituzionalizzazione della vittimizzazione secondaria, per cui la responsabilità di cosa le è successo ricade ancora una volta sulla donna.

Come possiamo pensare che questo renda più semplice per le donne denunciare? Come possiamo pensare di attaccare il fenomeno della violenza di genere alla radice se si continuano a trovare mille scappatoie che, in un modo o nell’altro, minimizzano e ridimensionano quella violenza? Rendono il suo riconoscimento arbitrario, creano degli escamotage per gli uomini violenti. 

L'Italia arretra ancora una volta

Su Fanpage.it oggi è uscita un’intervista a Laura Boldrini, la deputata del Partito democratico che aveva proposto il disegno di legge per riconoscere che senza consenso c’è stupro. Che ha definito tutta questa situazione una farsa, che ha totalmente svuotato la norma del significato che avrebbe dovuto avere.

“Con il consenso ci saremmo allineati ad altri 22 Paesi europei e invece con questo nuovo testo c'è un arretramento. La Corte di Cassazione ha affermato più volte che il consenso nei rapporti sessuali deve essere chiaro, esplicito e inequivocabile e non può essere dedotto dalla mancata espressione di dissenso esplicito. La riformulazione proposta da Bongiorno fa un passo indietro rispetto alla Cassazione. Meglio niente che questa legge”.

E infine Boldrini ha spiegato che secondo il nostro impianto giuridico è l’accusa che deve cercare la prova nel processo. Ma così questo principio viene rovesciato e si torna a puntare il dito contro la donna, che nel processo dovrà dimostrare di essersi opposta.

“Tante donne in questi anni non sono state credute perché sono rimaste immobili, incapaci di reagire di fronte a una violenza. La destra ha voltato le spalle alle donne vittime di stupro. Ha vinto la parte più retriva del loro elettorato e Giorgia Meloni non si sta spendendo per salvare la legge”.

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