
A Villa Ada i militanti di Gioventù Nazionale organizzano un evento elettorale, in vista delle Europee. C'è anche la nostra infiltrata Selena, con un braccialetto blu al polso che recita "con Giorgia l’Italia cambia l’Europa". Distribuisce volantini e tessere con i nomi dei candidati. È un'occasione cruciale per l'inchiesta: un'infiltrazione che per la prima volta la mette a contatto diretto con il pubblico.
La coordinatrice dell'evento è Flaminia Pace, presidente del circolo Pinciano: mentre illustra ai militanti le sue tattiche, un'affermazione cattura l'attenzione di Selena. Parlando di come approcciare i sostenitori di altri partiti, Flaminia, in un momento di confidenza, si definisce senza esitazione “fascista”. La dichiarazione, fatta in un contesto pubblico e a pochi giorni dalle elezioni, stride violentemente con l’immagine moderata che il partito vuole dare di sé. Selena aveva già sentito Flaminia parlare con nostalgia dei NAR, partecipare a canti identitari e a saluti romani, ma questa confessione è una prova inequivocabile della contraddizione che il movimento porta in sé.
Le contraddizioni non finiscono qui. Durante il volantinaggio, la reazione di alcuni militanti verso chi si rifiuta di prendere i volantini si fa aggressiva. Un referente del partito apostrofa una ragazza di origine asiatica con un insulto razzista: “Basta guardarla in faccia, sta cretina, è pure filippina”. I commenti sprezzanti si rivolgono anche a chi ha un look "alternativo", etichettato immediatamente come "comunista".
Ma l’episodio più sconcertante si verifica quando una ragazza si avvicina al banchetto. Con un'aria curiosa, prende un volantino e si presenta come elettrice di Giorgia Meloni. Subito Flaminia Pace inizia a chiacchierare. A un certo punto la ragazza rivela di avere origini ebraiche: non appena si allontana Flaminia, con un commento sprezzante, chiosa: “Ti pare che dovevamo beccare l’unica ebrea”. Un'affermazione che ancora una volta sottolinea l'ambiguità del movimento e dei suo vertici: la stessa Flaminia Pace, per difendere il suo partito dalle accuse di fascismo in passato aveva rivendicato le sue radici ebraiche, in una lettera al Presidente della Repubblica. Ma il tenore dei commenti catturati dai nostri microfoni racconta un'altra verità.
La contraddizione è evidente: Fratelli d’Italia, pur sostenendo pubblicamente la comunità ebraica e Israele, tollera al suo interno un antisemitismo strisciante. Il clima di pregiudizio e intolleranza si manifesta anche in altri contesti. Durante una festa per il decimo anniversario di Gioventù Nazionale, Flaminia Pace rivela a Selena un pensiero che non ha avuto il coraggio di esplicitare in pubblico: l'unico caso in cui l’aborto sarebbe giustificabile è in seguito a uno stupro “da parte di un nigeriano”. Una frase che fa eco ad altri commenti razzisti, che non sono un tabù per i giovani militanti.
Un'altra figura di spicco, Elisa Segnini, durante una conversazione privata si dichiara apertamente "fascista e razzista", definendo comunisti e neri "sempre sui coglioni". La doppia morale è costante: in pubblico, i militanti assumono posizioni moderate, ma in privato, nel "luogo protetto" del circolo, si sentono liberi di esprimere quello che davvero pensano.
E proprio l’inaugurazione della nuova sede, "Casa Italia", diventa un palcoscenico per questa doppia realtà. Alla presenza di figure di spicco come Arianna Meloni, i militanti celebrano il loro impegno, con la consapevolezza di essere "il futuro del partito". Ma una volta che i politici si allontanano, la scena cambia. La band Aurora, vicina al mondo di Azione Giovani e con legami diretti con l'attuale classe dirigente di Fratelli d’Italia, inizia a suonare brani identitari. L’atmosfera si surriscalda. Nel delirio collettivo, tra quelle mura, ogni inibizione crolla. I militanti intonano canti neofascisti e si lanciano in saluti romani, mostrando il volto nascosto di quella che era stata definita "la meglio gioventù".
Con la pubblicazione dell'inchiesta, il silenzio iniziale del partito di Giorgia Meloni cede il passo a una risposta ferma: la nostra inchiesta viene definita “metodo da regime”. Le dimissioni di Flaminia Pace ed Elisa Segnini dai loro incarichi pubblici vengono annunciate, ma la vera portata delle conseguenze rimane incerta. L'inchiesta ha comunque squarciato il velo, costringendo il partito a confrontarsi con una realtà che fino a quel momento aveva cercato di nascondere. La domanda rimane: questo passo indietro è sufficiente, o l'anima radicale di Gioventù Nazionale continuerà a vivere nell'ombra?