Mentre le forze dell’ordine hanno fermato due sospettati per l’omicidio di Pamela Mastropietro, sul corpo straziato della giovane vittima è stata eseguita una nuova autopsia che rivoluziona completamente il quadro disegnato dopo i primi esami medici. La diciottenne, infatti, potrebbe essere stata accoltellata quando era ancora in vita e e la causa del decesso, dunque, potrebbe non essere un'overdose. Una tesi ventilata da sempre dalla madre della giovane, che aveva tenuto a precisare che la figlia aveva il terrore degli aghi. Raggiunto il legale della famiglia Mastropietro, Marco Valerio Verni si era chiesto "ma il medico legale precedente che cosa ha fatto?". Il professor Mariano Cingolani, il medico legale che ha svolto la nuova autopsia, ha però spiegato che è stata una persona esperta ad eseguire i tagli sul corpo della giovane, come se ci fosse l'intento da subito di depistare le indagini.

La richiesta d'aiuto

L'esperto che ha fatto ha pezzi Pamela Mastropietro potrebbe essere un soggetto facilmente individuabili, sempre che tutti i colpevoli siano da rintracciare all'interno della comunità nigeriana a Macerata. È questa l'ipotesi dei genitori di Pamela Mastropietro, che hanno parlato ai nostri microfoni. Il padre, Stefano Mastropietro, osserva che "se è stato accertato che chi ha operato sul corpo di nostra figlia aveva conoscenze – dato che è stato definito un lavoro scientifico – chi meglio della comunità nigeriana può aiutarci ad individuare questa persona?".

Le colpe, secondo la famiglia

Dello stesso parere la mamma Alessandra Verni, che torna però sulle responsabilità dell'omicidio che sono, oltre che del o degli assassini, anche della comunità in cui era in cura la giovane, "dove poteva essere fermata"; dell'uomo che le ha dato il passaggio e a cui, secondo il racconto dello stesso testimone, Pamela si sarebbe prostituita; e delle autorità: "Innocente Oseghale – osserva la madre di Pamela – ha avuto già problemi con la legge, aveva permesso di soggiorno scaduto… cosa ci fa ancora in Italia?".

La dipendenza di Pamela

La dipendenza alle droghe di Pamela, che appunto l'avevano portata ad essere in cura, sono ciò che resta di un rapporto con un uomo più grande di lei. Lo spiego il papà Stefano: "Meno di un anno fa ha conosciuto questo ragazzo più grande di lei che utilizzava sostanze. Il suo obiettivo era quello di farlo uscire da questa dipendenza e invece purtroppo lei ci si è ritrovata dentro". Sull'argomento era tornato anche il legale della famiglia e zio della vittima, Marco Valerio Verni:  "Pamela assumeva sostanze stupefacenti, il cui uso era conseguenza di una patologia borderline, come le era stato diagnosticata". Ma quale che sia la causa dell'uso delle droghe o l'atteggiamento assunto da Pamela prima dell'omicidio, non funge da attenuante: "Tutte quelle persone che sui social ancora insultano mia figlia – osserva la mamma – fatela finita! Quello che è capitato a mia figlia, poteva capitare a tutti, pure a voi!".