"Nessuna overdose, Pamela Mastropietro fu uccisa perché voleva scappare", questa la ricostruzione del sostituto procuratore, Stefania Ciccioli nella requisitoria alla Corte di Assise di Macerata, nel processo che a Innocent Oseghale. Secondo la Ciccioli, il nigeriano – ora imputato con l'accusa di aver violentato, ucciso e fatto a pezzi la diciottenne romana – l'avrebbe ammazzata, con due coltellate, dopo che lei aveva tentato di sottrarsi alle sue attenzioni.

"Oseghale ha compiuto atti sessuali senza il consenso di Pamela, che si trovava in quel momento sotto effetto di sostanza stupefacente – ha detto il pm – e non ha mai potuto esprimere un valido consenso a intrattenersi sessualmente con la persona che aveva davanti. È stata uccisa perché ha voluto sottrarsi a tutto quello che stava capitando nell'abitazione di Oseghale".  Proprio la violenza sessuale non accertata è al centro del caso. Secondo il pm il fatto che l'imputato abbia lavato con cura il corpo depezzato della ragazza, indica un "interesse a cancellare tracce di rapporti sessuali". Allo stesso scopo i Oseghale avrebbe operato l'asportazione dei genitali.

"Oseghale – ha precisato il pm – conosceva le condizioni di inferiorità di Pamela" e ha "approfittato del desiderio irrefrenabile della ragazza di assumere eroina". Per Ciccioli, infatti, tutto quello che è accaduto è dipeso dal tentativo di Pamela di uscire dalla porta. "Pamela voleva fuggire, doveva tornare a casa, ma non gli è stato permesso di uscire dalla casa. Oseghale quando è uscito a portare la droga, ha chiuso l'appartamento: Pamela era segregata in casa, non poteva fuggire e non aveva il cellulare". Al termine della requisitoria il pm ha chiesto la condanna all'ergastolo.

Il corpo di Pamela Mastropietro è stato trovato all'interno di due valige, il 30 gennaio 2018, in un comune in provincia di Macerata, dove si trovava la comunità dalla quale la ragazza era fuggita. Secondo la ricostruzione processuale Pamela, sarebbe stata uccisa 24 ore prime del ritrovamento dei resti. Innocent Oseghale, cittadino nigeriano a cui la ragazza si era rivolta per avere delle dosi di droga, è stato arrestato pochi giorni dopo il macabro ritrovamento. Il 32enne ha sempre negato di aver ucciso la ragazza, che secondo lui sarebbe morta per overdose dopo aver assunto stupefacenti, circostanza che l'autopsia ha smentito.