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La newsletter di Fanpage.it contro il silenzio

Ciao,
“Eccoci, insomma: benvenuti a casa!” Così cominciava, esattamente un anno fa, il primo numero di Rumore. E oggi che siamo arrivati a cinquanta fa un po’ specie rileggere quelle parole. Perché era l’inizio di un percorso che non sapevamo nemmeno noi bene dove ci avrebbe portato. Era iniziato dopo la serata al Monk di Roma, dove avevamo presentato davanti a migliaia di persone la seconda puntata di Gioventù Meloniana. E nel corso di un anno è diventato una newsletter letta ogni settimana da migliaia di persone, cui si sono aggiunte altre newsletter, podcast, approfondimenti che costituiscono oggi ciò che offriamo ai sostenitori di Fanpage. Nessun traguardo da festeggiare, però: siamo ancora all’inizio di un percorso lunghissimo, in cui cercheremo, attraverso le nostre inchieste, di fare rumore su tutto ciò che chi sta al potere vuole silenziare. Per te, per tutti noi, vale quel che c’era scritto in quel primo numero: questa è casa tua e senza di te, Rumore è una pagina vuota. Per diventare assordanti, abbiamo bisogno di te. E se vuoi, puoi sostenerci con l'abbonamento a Fanpage.it. Ma passiamo alle domande.
1) Caro direttore Cancellato (…) ma come si fa a dimenticare le promesse fatte in campagna elettore? Siamo veramente così scemi?
Salvatore
Caro Salvatore, per curiosità sono andato a recuperare il programma della coalizione di destra presentato per le elezioni del 2022. Se non fosse che la gente l’ha votato per quello, ci sarebbe da ridere: c’è la proposta della flat tax, quota 41 per le pensioni, il taglio delle tasse sul lavoro per gli under 35, il blocco navale per fermare gli sbarchi di migranti, il rifacimento di tutti gli edifici scolastici, il ritorno al nucleare, l’estensione delle esenzioni dal ticket sanitario. Potrei continuare, ma vi basti sapere che parliamo di una proposta complessiva da circa 150 miliardi di spesa aggiuntiva all’anno, la fine delle accise sui carburanti. Quel che è buffo è che non solo non hanno fatto nulla di tutto quel che hanno promesso, ma hanno fatto tutt’altro: il centro per i migranti in Albania e l’aumento della spesa militare al 5% o al 3,5% del PIL che dir si voglia, sono giusto i primi due esempi che mi sono venuti in mente.
Ora, so benissimo che il contesto è cambiato, anche se nel 2022 la guerra in Ucraina c’era già e la crisi energetica pure. Ecco: possiamo dire che sia peggiorato, al massimo, perché adesso c’è Trump, che per inciso è pure il modello politico di chi sta al governo, coi suoi dazi e le sue richieste. Però non prendiamoci in giro: quel programma, quello del 2022, era irrealizzabile allora quanto lo è adesso, e quanto lo sarebbe pure se fossimo in un mondo di pace e prosperità totali. Banalmente, perché abbiamo troppo debito e cresciamo troppo poco per potercelo permettere. E anche, nel caso dei blocchi navali, perché la realtà è un po’ più complessa di uno slogan elettorale. Crederci allora, forse, è stato il peccato originale. Premiare sempre chi la spara più grossa. Incentivando le altre forze politiche a spararla ancora più grossa, per poter sperare di vincere. È inutile chiederci chi ha cominciato – oddio: a me viene in mente solo Berlusconi e il suo milione di posti di lavoro, a dire il vero -, ma è importante rendersi conto di com’è andata finire: che un elettore su due non va più a votare perché la credibilità della politica è finita sotto terra. E chi ci va, probabilmente, lo fa spesso e volentieri senza nemmeno sapere quali sono le proposte dei partiti. Mi rendo conto che invertire la rotta sia molto complicato, ma temo sia l’unica strada possibile affinché le persone tornino a credere nella politica: che per qualunque proposta, anche la più radicale, ci siano le risorse e ci sia un piano concreto per perseguirla. È chiedere troppo?
Francesco Cancellato, direttore Fanpage.it
2) Come si sono accorti che i poliziotti si erano infiltrati nell'ambiente di Potere al Popolo?
Daniela
Cara Daniela, dopo la scoperta del primo caso a Napoli, denunciata da Potere al Popolo e scoperta grazie al ritrovamento online dell'esito del concorso a cui aveva partecipato l'agente, il 223esimo corso allievi agenti di polizia, Fanpage.it ha analizzato molti documenti, che sono però tutti da fonte aperta. Da lì si è sviluppata l'inchiesta. In particolar modo abbiamo studiato le sedi di assegnazione in prova degli allievi agenti del 223esimo corso, e successivamente i loro trasferimenti alle sedi definitive. Ed abbiamo scoperto che nello stesso corso ben 5 neo agenti erano stati trasferiti alla Direzione Centrale della polizia di prevenzione, ovvero l'antiterrorismo. A quel punto è iniziata una lunga analisi sia dei profili social dei poliziotti infiltrati, sia di quelli di amici e parenti. Una volta individuati i volti degli agenti di polizia, abbiamo analizzato tutti i video dei giuramenti del 223esimo corso allievi agenti di polizia che erano stati trasmessi in diretta sulle pagine Facebook delle questure territoriali. Dalla lunga analisi dei filmati abbiamo individuato gli agenti e fatto il confronto con le foto social, avendo così la certezza che si trattasse delle stesse persone. Individuati i volti e localizzati i luoghi in cui operavano, abbiamo quindi iniziato una ricerca negli ambienti dei movimenti sociali per capire quale area politica frequentassero. Sorprendentemente abbiamo verificato che erano tutti all'interno di Potere al popolo. I video e le foto dei poliziotti nelle manifestazioni sono stati trovati per alcuni, attraverso l'analisi di video che erano stati messi online dai profili social di Potere al popolo, cercando la presenza nelle immagini dei poliziotti infiltrati, e per altri invece sono stati forniti foto e video dagli attivisti territoriali di Potere al popolo dopo che erano stati informati da Fanpage.it sulla reale identità degli "attivisti" in questione.
Antonio Musella, Videoreporter Fanpage.it
3) Leggo che sarebbero stati abbattuti ettari di foresta amazzonica per costruire una strada per lo svolgersi della Cop30. E' una notizia vera? (…) Che impronta carbonica ha l'evento Cop30 in sé? Ci sono modi per rendere un evento ‘climaticamente neutro', esistono anche norme internazionali per il calcolo. Cop30 lo sarà?
Perla
Gentile Perla, la notizia dell'autostrada costruita nel cuore della Foresta Amazzonica per permettere lo svolgimento della COP30, che si terrà a Belém tra il 10 e il 21 novembre di quest'anno, è priva di fondamento. Dopo il j'accuse lanciato da un'agenzia di stampa britannica e da varie testate brasiliane lo scorso marzo, infatti, la Segreteria Straordinaria per la COP30 ha pubblicato una nota in cui ha spiegato che la Avenida Liberdade – nome della lingua d'asfalto di circa 13 km – “non è di responsabilità del governo federale” e soprattutto “non fa parte dei 33 progetti infrastrutturali previsti per l'evento”. Non a caso la sua costruzione era iniziata già nel 2020 – prima che Belém fosse scelta come sede – e non ha ricevuto finanziamenti federali legati all'evento. Ciò, tuttavia, non significa che non agevolerà gli spostamenti delle delegazioni durante la COP30, tutt'altro. Lo ha evidenziato anche il Segretario alle infrastrutture del governo del Pará, Adler Silveira. Si tratta comunque di un progetto vecchio (di cui si discute dal 2012 proprio per il significativo impatto ambientale), partito nel 2020 e probabilmente catalizzato dalla COP30. Al netto delle ragioni dietro la sua realizzazione, la preziosa foresta pluviale è stata spazzata via e piste ciclabili, passaggi per la fauna selvatica e illuminazione solare non ridurranno le conseguenze dei tagli. Anche alla luce del prezioso contributo che gli alberi garantiscono nell'assorbimento della CO2. La Avenida Liberdade è quindi un progetto di ammodernamento infrastrutturale controverso, che in qualche modo sarà sfruttato anche per l'evento globale atteso per la fine dell'anno. Non è nota l'impronta carbonica che avrà la COP30, ma è praticamente impossibile che avremo a che fare con un evento “neutro”. Il semplice arrivo delle delegazioni da tutto il mondo, spesso con aerei privati (sono stati oltre 600 per la COP di Dubai!), avrà il suo impatto significativo in termini di emissioni di CO2. Lo stesso vale per gli spostamenti in loco e l'inevitabile consumo energetico determinato dalle decine di migliaia di persone in più che graviteranno attorno a Belém. Senza contare la realizzazione dei sopracitati 33 progetti per accogliere le delegazioni. Come dice, c'è una norma internazionale da seguire per rendere "carbon neutral" un evento internazionale, la ISO 14068-1:2023 introdotta un paio di anni fa, ma al momento non ci sono dichiarazioni sul fatto che la COP30 la rispetterà. Per rendere davvero neutro un evento di questo genere sarebbero necessarie molteplici misure: dalla mobilità elettrica – sin dal Paese d'origine – all'utilizzo delle infrastrutture preesistenti (e già qui non ci siamo), passando per una netta riduzione delle delegazioni fino al consumo di menù vegani-vegetariani con prodotti locali, alla luce dell'impatto degli allevamenti intensivi. L'inquinamento supplementare legato alla COP30 avrà un senso solo e soltanto se verranno prese decisioni virtuose e significative sul taglio alle emissioni globali di origine antropica.
Andrea Centini, redattore area Innovazione Fanpage.it
4) Perché la destra vince in questo paese che è stato distrutto dal fascismo ?
Frank
Caro Frank, la tua domanda è diretta, urgente e piena di amarezza. La risposta però non è certo semplice.Viviamo un tempo in cui la destra non solo conquista consenso, ma lo fa anche grazie a un ecosistema mediatico che spesso premia la disinformazione, semplifica la complessità e scredita le fonti libere e corrette. In questo rumore di fondo, le parole vuote suonano più forti delle analisi fondate. Arrivo al punto: penso che la destra vinca, o meglio, convinca, perché ha saputo occupare spazi lasciati vuoti; la destra ha intercettato paure reali, ha costruito narrazioni semplici per tempi complessi, e spesso lo ha fatto senza vergogna, senza il peso della memoria storica o il pudore del dubbio. La sinistra, invece, si è smarrita in risposte complicate, in un linguaggio distante, spesso autoreferenziale, e forse, non ha avuto il coraggio di sporcarsi le mani nei luoghi dove le fratture sociali sono più dolorose. Almeno, non abbastanza. Credo ci sia poi anche un nodo più profondo: l’antifascismo, in Italia, è stato spesso celebrato più come memoria rituale che come pratica viva. E quando la memoria si scollega dalla realtà quotidiana, diventa fragile. Se non si traduce in lavoro, casa, dignità, giustizia sociale, parole concrete, allora diventa difficile da difendere, e molto facile da dimenticare. La destra vince anche perché molti, troppi, si sentono soli. E chi è solo si aggrappa a chi promette protezione, identità, sicurezza e ordine. Anche se il prezzo è davvero molto alto. Non so se sia un destino scritto. Penso che parliamo però di un equilibrio rotto, che può, e deve, essere ricostruito.
Francesca Moriero, redattrice area Politica Fanpage.it
Direi che è tutto, anche per oggi.
Grazie per averci accompagnato fino a qua.
Francesco